Recovery Fund: è come un piano Marshall, ma incontrerà opposizione
Riteniamo che la proposta franco-tedesca sia un importante passo in avanti nell’architettura istituzionale europea. Se adottato così come è stato delineato, il recovery fund avrebbe un peso simile a quello che il piano Marshall ebbe a cavallo tra gli anni ’40 e ’50. Il focus sui settori e le regioni più colpite garantisce la flessibilità per finanziare la ‘vecchia Europa’, invece che i beneficiari abituali del centro ed est Europa sotto il normale indirizzo di coesione e convergenza europeo.
Ci aspettiamo delle riserve da parte di quei paesi membri che si erano opposti ai ‘coronabond’ e, visto l’esplicito impegno a una tassazione equa delle aziende e della digital economy per recuperare parte delle spese, prevediamo anche che i paesi con regimi fiscali molto competitivi si opporranno. Detto ciò, la caratteristica saliente di questa proposta è che la Germania e la Francia, storici motori del progresso dell’integrazione europea, stanno finalmente spingendo di nuovo nella stessa direzione elevando notevolmente la capacità di prestito della Commissione. Non è l’equivalente europeo del compromesso di Hamilton del 1790, perché l’Unione non prenderà su di sé qualsiasi debito, ma qualcosa di simile.





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