Affrontare la fase due coinvolgendo i giovani nel processo di digitalizzazione. Più attenzione a modelli di impresa più etici e alle nuove sfide

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La ripresa, seppur graduale, delle attività porta con sé anche la riflessione, dovuta e obbligata, non solo su come far ripartire il Paese, ma anche sui prossimi step da mettere in atto per scoprirci pronti al cambiamento che inevitabilmente investirà la società sotto tutti i punti di vista.

“Sono convinto che nei prossimi mesi bisognerà ripartire anche e soprattutto dai giovani” dichiara Gherardo Liguori co Founder di start2impact, startup innovativa a vocazione sociale che fornisce, attraverso un’unica piattaforma web, formazione teorica, pratica e raccoglie offerte di lavoro per fare carriera nell’innovazione.

Il giovane imprenditore non ha dubbi infatti riguardo al ruolo di primo piano che dovrebbero assumere i più giovani nei piani di ripresa dell’economia italiana, forti, come spiega – “Di quella attitudine imprenditoriale che ha reso l’Italia negli ultimi anni una fucina di progetti e start-up innovative capaci di rispondere in modo concreto alle esigenze del mercato da un lato e alla grave crisi occupazionale giovanile dall’altro.”

I giovani come motore della digitalizzazione dell’Italia

La crisi legata al coronavirus ha dimostrato come sia più che mai necessario accelerare quei processi di digitalizzazione per velocizzare i processi produttivi e aziendali. Un processo a lungo rallentato in Italia e che oggi emerge con tutte le sue lacune e criticità. “Il rischio infatti è che si continuino a non coinvolgere in simili processi i giovani lasciandoli pagare il prezzo più alto di questa crisi” – prosegue Virginia Tosti co Founder di start2impact e data analyst.

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Una generazione forte di una sensibilità più marcata nei confronti delle istanze sociali e ambientali e desiderosa di fare la sua parte creando un vero impatto positivo sulla società. Anche partendo dall’implementazione di nuovi modelli di impresa e business.

In un recente sondaggio a cura di start2impact a cui hanno risposto oltre 600 persone, è emerso che il 59% dei giovani vorrebbe che la prima esperienza fosse all’interno di una startup, contro il 27% in grandi aziende e 14% in agenzie. Inoltre il 54% degli intervistati pensa che, fra 2 anni, starà creando la propria azienda, percentuale che sale al 77% con una visione da qui a 5 anni.

“Non stupisce quindi come le nuove generazioni, abituate a convivere già da tempo con una situazione economica a loro non favorevole, abbiano una mentalità imprenditoriale più sviluppata per trasformare problemi in opportunità” – spiega Virginia Tosti.

Anche alla luce dei prossimi cambiamenti che riguarderanno le imprese e l’economia del Paese, bisognerà perciò capire se le aziende e i rispettivi management saranno disposti a tracciare con i giovani delle nuove linee di business grazie alle tecnologie disponibili e all’innovazione digital di cui sono oggi i principali fruitori e sostenitori. “Spero che uno degli insegnamenti che ci porteremo di questa pandemia sia che oggi più che il dialogo fra le generazioni è fondamentale per la sopravvivenza delle aziende” – dichiara Gherardo Liguori.

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Investire sulla formazione continua

Ogni problema può essere trasformato in un’opportunità e questo periodo di stop forzato in casa sta sicuramente permettendo a molti giovani di focalizzare meglio le proprie ambizioni e aspettative professionali, cercando allo stesso tempo nuovi possibili stimoli lavorativi.

“Ci troviamo in un momento delicato anche per i più giovani e che contribuirà a creare una sorta di linea di demarcazione tra chi ha sfruttato questo periodo per migliorare e ampliare la propria formazione e coloro che invece non hanno saputo sfruttare il momento di riposo forzato in casa per migliorarsi come professionisti” – spiega Virginia Tosti.

Il rinnovato interesse nei confronti dell’e-learning, tema particolarmente sentito in questo frangente storico, è una dimostrazione concreta di come sia fondamentale continuare a formarsi e migliorarsi come professionisti, andando anche a scoprire settori e competenze ad oggi meno note ma estremamente richieste nel mercato del lavoro.

“Sono sempre più le figure ricercate legate al mondo dell’innovazione e del digital per le quali c’è una forte domanda a fronte di un’offerta minore” – spiega Gherardo Liguori che proprio su start2impact ha implementato un job market dove le aziende possono postare i propri annunci di lavoro. “La richiesta di professionisti del settore digital non potrà che aumentare ulteriormente nel corso dei prossimi mesi, a fronte proprio di quel processo di digitalizzazione in atto.”

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Coltivare una visione di lungo periodo

“Credo che uno dei lasciti dell’emergenza coronavirus sia quello di rivedere le nostre priorità cercando di creare un vero impatto sociale” – spiega Virginia Tosti. “Da sempre crediamo che il Business non è business se non è etico, ovvero se non migliora la vita delle persone.”

Se il coronavirus infatti ha rafforzato i legami sociali, lì dove erano spesso pressoché inesistenti, dall’altro lato ha fatto emergere la nostra scarsa predisposizione a rispondere in modo puntuale a simili disastri globali.

“È emersa la nostra scarsa resistenza a simili situazioni, ma soprattutto appare evidente come sia necessario imparare a coltivare una visione di lungo periodo in economia come in politica” – conclude Gherardo Liguori.

”Ora è il momento di rimboccarsi le maniche e di ripensare il nostro modo di fare impresa e business, rivedendo strategie e priorità e ricercando soprattutto risposte alle prossime sfide, in primis a quella dello stesso cambiamento climatico nuovamente messo da parte nell’agenda politica, che rischia di causare disastri globali ancora più ingestibili del Covid-19.”

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