Politica. Referendum, ha vinto il no

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Le conseguenze politiche dell’onda antigovernativa. Prima sconfitta per Meloni

— tratto da News InPiù – a cura di Paolo Mazzanti

Hanno vinto Schlein, Conte e Gratteri. Hanno perso Meloni, Nordio e Berlusconi buonanima. La vittoria del No con un margine dell’8-10% (lo spoglio è ancora in corso) è la prima vera bruciante sconfitta del governo di centrodestra dopo 4 anni di governo e a un anno dalle elezioni del 2027.

Meloni è stata costretta a metterci la faccia per cercare di arginare la riscossa del No, dopo che i Si sembravano in grande vantaggio. Ma non c’è riuscita, nonostante evidenti forzature polemiche, come affermare che la vittoria dei No avrebbe rimesso in libertà pedofili, spacciatori e rapitori di bambini. Dopo Berlusconi e Renzi, anche Meloni inciampa dunque sulla riforma della Costituzione: il che conferma che chi governa non dovrebbe mai sfidare il popolo con referendum costituzionali.

La “melonizzazione” del voto ha finito per convincere ad andare alle urne molti cittadini, in particolare giovani, che magari non votano alle elezioni, ma hanno voluto esprimere la propria contrarietà al governo a difesa della Costituzione. E questo spiega come mai, a differenza di quanto prevedevano i sondaggi, il No ha prevalso anche con un’affluenza molto elevata.

Conseguenze?

La sonora sconfitta impone a Meloni qualche decisione: per esempio un rimpasto di governo per allontanare i ministri e sottosegretari meno presentabili ed efficienti; una presa di distanza piu’ decisa da Trump e dalla guerra; qualche azione più incisiva contro il carovita. Difficilmente poi Meloni riuscirà a varare la nuova legge elettorale iper maggioritaria cui puntava, come antipasto del premierato.

Nel centrosinistra il tonico della vittoria del No (in forte affermazione nelle città e al Sud) dovrebbe accelerare la costruzione del programma comune e la scelta del leader. Un’ultima parola sulla giustizia. I fautori del Si sostengono che ora di riforma della giustizia non si parlerà piu’ per decenni. Ma poiché tutti, a cominciare da Nordio, hanno ammesso che questa riforma non c’entrava nulla con l’efficienza della giustizia e la durata dei processi, forse sarebbe il caso di concentrarsi su questi problemi, ascoltando magari con piu’ attenzione i suggerimenti tecnici dei magistrati.

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