Il caso DiDi: prove di convivenza tra governo cinese e Tech Giants

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DiDi Global Inc è una società cinese che offre servizi di mobilità al passeggero, a livello globale. Grazie alla sua dirompente piattaforma tecnologica basata in gran parte sul cloud computing, ha raggiunto dopo soli 9 anni una capitalizzazione di $62 miliardi (pre-IPO). La tech company cinese assieme ad alcuni investitori strategici, tra cui Tencent e Softbank, è approdata sul New York Stock Exchange nell’estate del 2021 come uno dei più grandi IPO dell’ultima decade. L’entusiasmo di moltissimi investitori ha portato la neo-quotata cinese a generare una capitalizzazione di circa $75 miliardi, alla chiusura del primo giorno.

Tuttavia, nonostante i risultati da fuoriclasse, due giorni dopo il debutto sul NYSE sono arrivate delle importanti ammonizioni dalla Cina. L’ente regolatore Cyberspace Administration of China (CAC) ha ordinato agli app store cinesi di rimuovere DiDi dalle loro piattaforme, dopo aver scoperto che la società aveva “severamente violato le regole in tema di raccolta di dati personali”.

Il titolo è quindi crollato in borsa perdendo più del 40% in poche settimane e, con un “effetto domino”, anche due tra i principali investitori, Softbank e Tencent, hanno perso rispettivamente il 5,4% e 3,6%. La capitalizzazione di mercato ha toccato un minimo di circa $47 miliardi a metà luglio (da un massimo di $75). In seguito, DiDi ha promesso di cooperare attivamente con il regolatore, sospendendo temporaneamente la registrazione di nuovi clienti finché il problema di gestione di dati personali non verrà risolto. Nonostante le notizie possano sembrare di buon auspicio, agevolando la “risalita” del titolo in borsa, è entrato in gioco il regolatore antitrust, che attorno a metà luglio ha comunicato che avrebbe penalizzato le società cinesi che avrebbero violato le normative in temi antimonopolistici, stringendo così la morsa i primi di agosto. Insomma, sembrerebbe che la Cina non voglia degli “stock markets heroes”.

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Il titolo DiDi Global è un flop o solamente l’inizio turbolento di una lungo successo in borsa? Alla luce degli ultimissimi aggiornamenti, sembrerebbe che il governo cinese stia motivando il “China Tech Crackdown” (le azioni repressive da parte del governo contro le “tech”) come modo per evitare il duro impatto di un potenziale scoppio della bolla condotta dalle tech-companies, e che “l’America dovrebbe fare lo stesso”. Tuttavia, nonostante possa sembrare la fine del mercato azionario cinese, stimiamo che si stia attuando un ribilanciamento delle dinamiche tra i “Tech-Giants” (tra cui anche il rivale cinese di Amazon, Alibaba) ed il governo cinese, anche perché per decenni le società hanno operato regolarmente, senza significativi impedimenti sui mercati azionari. Crediamo quindi che la Cina voglia solo ricordare alle “big tech” cinesi i limiti entro le quali possono operare, e ricordar loro il ruolo fondamentale del governo cinese nella economia mondiale.

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