Sauro Cardinali: l’arte come testimonianza di un’esemplarità

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Sauro Cardinali, artista con una formazione plastica e poliedrica, fa propria la metafora di Baudelaire secondo cui, analogamente ai poeti, veri e propri vessilli dell’immaginario, il sublime dell’arte si realizza nel dominio dell’impalpabile il quale, nella sua “non scientificità“, non può essere ridotto  e soffocato da rigide categorie artistiche. L’artista difatti, già dalle prime battute della chiacchierata, declama, attraverso un ragionamento in apparenza “slegato“, come la sua sia un’arte decostruita, priva di un riferimento dogmatico di fondo, che accenna.

Più nello specifico Cardinali intesse una mappa sentimentale, una concezione di immagini non legate da relazioni esplicite e “visibili“, ma fondate sulla funzione comunicativa del linguaggio che, nella sua molteplicità di significati, deve trasmettere “un‘esperienza del sentire“, del tutto soggettiva e solamente accennata, la quale è allo stesso tempo presente e in procinto di accadere . Una forma d’arte quindi in cui non c’è un messaggio canonico o un registro interpretativo di questo o quello stile: l’artista, confidando nella libertà di scelta del soggetto, deve solamente “dare un nome alle cose che emergono a sua insaputa“. Consapevole, si badi bene, di come anche questa sia una reductio ad unum in quanto nominare fa il paio con circoscrivere e dunque escludere. Questa apparente non linearità di pensiero fondata sulla reciprocità del linguaggio artistico che “tocca“ il soggetto riflette da un lato i riferimenti filosofici; dall’altro la condizione intimista del Cardinali. Sul primo versante si può facilmente intuire il riferimento a Nietzsche: la concezione della volontà di potenza viene presa da Cardinali come esempio nella misura in cui essa esprime l’esemplarità e l’unicità della forma d’arte, in cui l’artista “deve anticipare in maniera potente “, non tanto mirando alla perfezione estetica quanto alla forma migliore. La concezione della potenza di Nietzsche si ritrova anche nella condizione intimista in cui l’io cerca di fuggire dal “borgo natio selvaggio” umbro, metaforicamente concepito come “coercitivo” ma allo stesso tempo luogo di ideazione.  In conclusione il pensiero di Sauro Cardinali non può essere sistematizzato, altrimenti si incorerebbe nella falsificazione di quanto detto finora. Tuttavia, nel tentativo di conservare l’ambiguità paradossale propria dell’artista, si possono tracciare delle linee di fondo della sua azione artistica. Cardinali riflette tutte le contraddittorietà del pensiero nietzschiano che vengono condensate in una forma d’arte anti dogmatica basata sulla comunicazione reciproca come mezzo per colmare una distanza, un vuoto quasi esistenziale in cui la “condivisione della paternità“ si traduce in fratellanza di prossimità.

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