Federated Hermes: la BCE non ha ancora finito
Sebbene la BCE abbia ribadito la propria determinazione nel contrastare l’alto livello di inflazione e la previsione di ulteriori revisioni al rialzo dei tassi in futuro, il tono della conferenza stampa è stato più cauto e l’impostazione meno hawkish rispetto ai precedenti meeting. In particolare, Lagarde ha sottolineato i rischi legati ad un outlook di crescita al ribasso insieme all’aumento della probabilità di una recessione imminente. Lagarde ha effettivamente riconosciuto come lo scenario di base delineato a settembre appaia adesso troppo ottimistico.
Con un livello d’inflazione leggermente al di sotto della soglia psicologicamente critica del 10%, la BCE è ancora saldamente in modalità di inasprimento.
Tuttavia, se da un lato il percorso è chiaro, dall’altro vi è ancora una forte incertezza sulla destinazione finale. E in questo contesto di incertezza la BCE scoprirà quale sia la destinazione reale a tempo debito, in base all’evoluzione dell’economia, alla reazione dell’economia al recente forte inasprimento delle condizioni finanziarie e al ritardo di trasmissione della politica monetaria.
Guardando al brevissimo termine, la BCE probabilmente aumenterà nuovamente i tassi a dicembre, ma con un ritmo più lento, forse di 50 punti base. È improbabile che la BCE debba portare i tassi in territorio restrittivo, poiché l’economia dell’Eurozona è probabilmente già entrata in una fase di recessione, aspetto che peserà sulle prospettive d’inflazione. Piuttosto, la BCE ha utilizzato una finestra temporale limitata di opportunità per inasprire la propria politica e probabilmente sarà costretta a una pausa verso la fine dell’anno, quando si manifesteranno le indicazioni dei danni economici della crisi energetica in corso.





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