Back To School: le mense scolastiche secondo bambini e famiglie

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L’avvio del nuovo anno scolastico porta con sé una riflessione sul ruolo della ristorazione scolastica e sulla sua importanza in termini di nutrizione, educazione a sani stili di vita e valorizzazione di un consumo consapevole e sostenibile. Un momento di formazione e socialità, di sensibilizzazione contro lo spreco, di scoperta e condivisione.

La ristorazione scolastica è, infatti, un servizio essenziale, che risponde a capitolati d’appalto, linee guida ministeriali e LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), cui spesso non è riconosciuto il giusto valore, economico e sociale, nonostante esso accompagni bambine e bambini nella loro delicata fase di crescita. Con il pasto a scuola si impara la corretta nutrizione, aspetto profondamente legato al tema della salute pubblica, su cui è fondamentale agire se si vuole contrastare il negativo primato dell’Italia, tra i primi paesi in Europa per obesità giovanile.

Ma che valore danno le famiglie e i bambini alla mensa? Quanti ne apprezzano l’importanza e cosa ha provocato il lockdown in termini nutrizionali?

Su questo ha indagato la ricerca Nourishing School, condotta dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con la collaborazione di Food Policy di Milano e il supporto tecnico di CIRFOOD, al fine di comprendere nel dettaglio come sia cambiato il rapporto delle famiglie con il cibo durante e dopo la pandemia, attraverso una grande rilevazione demoscopica, che ha visto la raccolta di oltre duemila questionari rivolti a bambini e genitori della scuola primaria in Italia.

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Secondo i dati emersi dalla ricerca, l’esperienza e la percezione della refezione scolastica risultano legati a una risposta emozionale positiva connessa anche a diversi fattori come il gradimento dei piatti, l’ambiente in cui il pasto si svolge (‘confortevole’ e ‘divertente’), la durata e la possibilità di socializzare e di muoversi. Le emozioni negative per descrivere il pasto sono state usate solo dal 20% dei bambini.

La frequentazione costante della mensa, inoltre, risulta essere un fattore decisivo per gli studenti per vivere positivamente il pasto a scuola e per contrastare cattive consuetudini e tendenze di consumo legate ad abitudini non propriamente salutari. Si è, infatti, osservata una correlazione positiva tra la frequenza di mangiare a mensa e il gradimento complessivo del pasto stesso.

Con il pranzo in mensa si riduce, infatti, la neofobia alimentare, ovvero quella tendenza innata a rifiutare i cibi e sapori nuovi. L’educazione al gusto deve infatti essere un impegno condiviso da tutti gli attori che ogni giorno, in classe e in famiglia, si occupano della nutrizione dei più piccoli.

A scuola, il 29% dei ragazzi intervistati, ad esempio, lascia sempre o molte volte cibo nel piatto, segnalando come alimenti meno graditi legumi, verdure e pesce. Le motivazioni dietro questo rifiuto sono facilmente intuibili attraverso le risposte fornite dalle famiglie alla medesima ricerca: la frequenza con cui a casa si consumano queste pietanze è limitata (solo il 38% delle famiglie consuma verdure quotidianamente) e, in particolare, lo è stata nel periodo pandemico.

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Per questo le famiglie intervistate, nell’85% dei casi, sarebbero felici di poter frequentare, insieme agli insegnanti, a un corso di educazione alimentare al fine di acquisire maggiori informazioni sulla corretta e sana nutrizione mediante un approccio che influenzi positivamente le abitudini dei più piccoli.

Dalle interviste emerge, infatti, che la consapevolezza ecologica dei genitori e l’attenzione alla qualità del cibo sono fattori che incidono sulla soddisfazione dei più piccoli e generano un modello di riferimento legato all’alimentazione che si riproduce nei gusti e nelle attitudini nutrizionali dei bambini fuori di casa

“Stiamo vivendo anni pieni di stimoli al cambiamento che ci pongono davanti alla sfida di interpretare in modo concreto e tempestivo i nuovi bisogni e, al contempo, di contribuire alla formazione di una cittadinanza evoluta e consapevole sul valore del cibo. Questa ricerca ci ha permesso di indagare in modo approfondito i legami tra le varie tendenze alimentari e di comportamento a seguito della pandemia e di far emergere come sia necessaria una collaborazione sempre più stretta tra scuole, famiglie e istituzioni.

Una collaborazione che, a nostro parere, deve portare a valorizzare, ancor più, un servizio essenziale e spesso sottovalutato come quello della ristorazione scolastica” ha commentato Chiara Nasi, Presidente di CIRFOOD.

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