Outlook azionario emergente: le aree più promettenti

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Negli anni 2000 i mercati emergenti, guidati dalla Cina, sono cresciuti in maniera sorprendente, in un decennio all’insegna di globalizzazione, urbanizzazione, “super ciclo” delle materie prime e crescita della classe media; l’industria manifatturiera, le materie prime e i consumi ne hanno beneficiato in modo importante. I dieci anni successivi, invece, sono stati deludenti. Il persistente apprezzamento del dollaro USA ha inciso sulle condizioni finanziarie e la crescita nominale dei Paesi emergenti. Nei Paesi avanzati la perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero ha fatto aumentare la pressione populista e questo ha influito sulla globalizzazione. In Cina, immobiliare, infrastrutture e debito hanno assunto caratteristiche sempre più simili a quelle dei Paesi avanzati e, più di recente, si sono intensificate le tensioni geopolitiche, con implicazioni economiche e di mercato.

Dove si collocano ora i mercati emergenti? In che modo le 3D di decarbonizzazione, deglobalizzazione e demografia generano rischi e opportunità?

La Cina non è da depennare

Nei prossimi dieci anni la Cina avrà una crescita più lenta. I livelli di debito sono elevati e le tendenze demografiche costituiscono sempre più un freno. Il Paese sta inoltre affrontando la “trappola del reddito medio”: l’aumento dei costi salariali ha reso la Cina meno competitiva nella produzione di fascia bassa e il Paese deve risalire lungo la catena del valore. Alle difficoltà dell’economia si aggiungono poi le tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti.

La Cina è comunque un’economia da 18.000 miliardi di dollari, con un mercato interno molto ampio e dimensioni adeguate a sostenere la propria politica industriale. Il Paese è altamente integrato nell’economia globale e resta molto competitivo, per cui la diversificazione delle catene di approvvigionamento richiederà anni. La Cina è innovativa ed è potenzialmente tra i principali beneficiari della decarbonizzazione: produce l’80% dei pannelli solari del mondo, nel 2022 ha venduto i due terzi dei veicoli elettrici globali, controlla il 75% della capacità produttiva mondiale di celle per batterie e domina gran parte della filiera delle energie rinnovabili. Ha un tasso di risparmio alto e un conto capitale controllato, pertanto la sua crescita non dipende dai capitali esteri; insieme al controllo del sistema finanziario, questo conferisce alla Cina una notevole flessibilità in termini di politiche. Infine, in un mercato così ampio e profondo, ci saranno sempre opportunità a livello societario.

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La demografia tra i motori dell’inesorabile ascesa dell’India

L’India fa da contrappunto alla Cina. Superata dalla Cina per 40 anni, il Paese è ora in ascesa e sembra sia ora giunto il suo turno.

L’urbanizzazione è bassa e rappresenta un’opportunità importante nel medio periodo, gli investimenti infrastrutturali danno rendimenti alti, i dati demografici sono favorevoli e la manodopera è abbondante e a buon mercato. Le politiche hanno migliorato le prospettive di crescita. La digitalizzazione e la penetrazione degli smartphone creano l’opportunità di far progredire la formalizzazione dell’economia, l’intermediazione finanziaria, l’istruzione e la scoperta dei prezzi.

Sono tuttavia diversi i caveat dato il persistere di problemi legati a infrastrutture, burocrazia, protezionismo, competenze della manodopera e codice del lavoro. Inoltre, nonostante le sue dimensioni, l’India non è necessariamente la prima scelta per investimenti esteri diretti nel settore manifatturiero. Le prospettive dell’India per i prossimi dieci anni sembrano ad ogni modo promettenti.

I beneficiari di decarbonizzazione e deglobalizzazione

Corea e Taiwan sono mercati esposti al commercio e alla tecnologia in particolare. Abbiamo una view strutturale positiva sulla tecnologia, perché il mondo è sempre più digitalizzato. A ottobre 2023, la tecnologia rappresenta il 70% del benchmark di Taiwan e il 50% di quello coreano. La Corea ha anche importanti produttori di batterie con prospettive di crescita nel lungo periodo che la decarbonizzazione rende eccellenti.

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La diversificazione delle catene di approvvigionamento va a beneficio di diversi Paesi emergenti. L’India non è ancora una destinazione di prima scelta per gli investimenti esteri diretti nel manifatturiero, mentre le prospettive di Messico, Europa centrale e Paesi dell’ASEAN sono sostenute da un mix di infrastrutture, manodopera qualificata e prossimità geografica.

Nei Paesi emergenti l’impatto delle materie prime si è notevolmente ridotto, ma il fabbisogno di investimenti della transizione energetica sosterrà fortemente certe materie prime a vantaggio di alcuni mercati, soprattutto in America Latina.

Infine, anche il Medio Oriente dovrà affrontare le sfide della transizione energetica, data la sua dipendenza economica dalla produzione di petrolio, e il forte focus dei governi della regione sulla diversificazione dell’economia, con sostegni fiscali e importanti riforme in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, genererà opportunità interessanti.

Opportunità cicliche: Cina, Brasile e la tecnologia

Nei mercati emergenti abbondano quindi le opportunità strutturali. Ma in questo universo gli investimenti sono tanto ciclici quanto strutturali: questo è uno dei motivi per cui riteniamo sia importante una gestione attiva agnostica dal punto di vista dello stile. L’India rappresenta un’interessante opportunità, ma le valutazioni sono molto alte e vediamo opportunità migliori altrove, come in Cina. Al momento il sentiment è molto negativo e ciò si riflette in valutazioni a buon mercato. Le politiche del governo hanno la flessibilità necessaria a sostenere la crescita ed è evidente la spinta alla stabilizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Sebbene il mercato non sia privo di rischi, riteniamo che in questo momento vi sia un pessimismo eccessivo.

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Vediamo anche opportunità nel ciclo commerciale, in particolare nel settore tecnologico, in cui siamo in consistente sovrappeso. Anche i cicli monetari possono offrire delle opportunità. Dopo gli aggressivi rialzi dei tassi e la disinflazione, in alcuni Paesi emergenti c’è ora spazio per un significativo allentamento monetario. In Brasile, per esempio, i tassi sono attualmente al 12,25% e nel 2024 l’inflazione si prospetta inferiore al 4%; si prevede che la banca centrale continuerà con i tagli dei tassi, a beneficio di un mercato caratterizzato da azioni molto convenienti e un’alta curva dei rendimenti.

La quarta D: il dollaro USA

Infine, non si può parlare di mercati emergenti globali senza menzionare il dollaro USA. Dieci anni di apprezzamento del biglietto verde hanno messo in difficoltà i mercati emergenti, situazione che permarrà nel breve periodo.

Il dollaro attualmente ha buone valutazioni, proprio mentre gli Stati Uniti registrano un significativo deficit di bilancio e delle partite correnti. Un rallentamento dell’economia che inneschi un allentamento monetario e un’attenuazione della curva dei rendimenti potrebbe far deprezzare il dollaro, migliorando le condizioni finanziarie dei Paesi emergenti; unito a valutazioni ampiamente interessanti, questo sarebbe di grande sostegno per i rendimenti azionari dei mercati emergenti.

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