Tassi al picco? Le implicazioni economiche

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Le recenti decisioni della Federal Reserve e della Bank of England (BoE) di mantenere i tassi al 5,25% suggeriscono che potremmo aver raggiunto il picco. La ragione principale è il miglioramento dell’inflazione, che è scesa, e in maniera piuttosto accentuata, in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, l’inflazione era di circa il 9% un anno fa; ora è intorno al 3%. In Europa, il miglioramento è stato ancora più marcato, passando da circa il 10% a meno del 3%. Anche nel Regno Unito l’inflazione è scesa parecchio, ma si aggira ancora intorno al 4,5%, rispetto a oltre il 10%. Ciò ha indotto a pensare che le banche centrali abbiano fatto il loro lavoro e i mercati si aspettano ora un taglio dei tassi l’anno prossimo.
Sebbene i tassi abbiano raggiunto il picco, non ci aspettiamo che scendano rapidamente. Negli Stati Uniti riteniamo che il primo taglio avverrà a settembre del prossimo anno. Siamo invece dell’idea che in Europa i tassi potrebbero scendere più rapidamente. La Bce e la BoE non stanno osservando solo un’inflazione più bassa, ma anche un’attività economica piuttosto debole, con un rischio maggiore di recessione. Quindi, pensiamo che la Banca Centrale Europea potrebbe tagliare i tassi già a marzo 2024 e la Banca d’Inghilterra probabilmente a maggio. Quindi pensiamo che i tassi abbiano raggiunto il loro picco, ma ci sarà una differenza nella velocità con cui scenderanno.
Gli effetti della divergenza delle politiche fiscali nel mondo

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A differenza di Europa, Stati Uniti e Regno Unito, il Giappone sta andando nella direzione opposta, dato che i tassi non hanno raggiunto il loro picco, ma devono ancora salire. Di recente la Bank of Japan ha iniziato a preparare il terreno per una mossa al rialzo. Pensiamo che ciò non avverrà prima della prossima primavera, ma la volontà è che l’inflazione sia sostenuta verso l’alto.

Più in generale, a livello globale, una fonte di preoccupazione al momento è rappresentata dalla posizione fiscale dei governi. Se si guarda al livello del debito dei Paesi dell’OCSE, si nota che è aumentato in modo significativo. Si è alzato notevolmente dopo la crisi finanziaria globale (e non è più sceso) e si è alzato di nuovo dopo il Covid. È poi sceso leggermente, ma non è tornato al punto di partenza.

Se la disoccupazione deve aumentare per garantire una riduzione dell’inflazione, allora ciò significa un aumento dei costi dei sussidi e un minore aumento della tassazione. In questo modo i deficit di bilancio tendono a peggiorare e ciò genera preoccupazione, dato che non partiamo da una situazione ottimale. Il deficit di bilancio nel Regno Unito è di poco inferiore al 5% rispetto al Pil; negli Stati Uniti è del 6%. In questa fase del ciclo questi numeri dovrebbero essere dell’1% o del 2%.
Guardando invece alla Cina, il rallentamento del mercato immobiliare è un grosso freno per l’economia locale. Non abbiamo visto un’inversione di tendenza nelle vendite, il che è deludente. Sono state introdotte molte misure volte a incoraggiare le persone a contrarre prestiti, ma sappiamo che, in base ai cicli che abbiamo visto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, una volta che i prezzi delle case iniziano a scendere, le persone non sono disposte a comprare perché vogliono vedere un limite al calo dei prezzi. Quindi, potremmo assistere a un futuro allentamento della politica monetaria in Cina.

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L’opinione generale in Cina, soprattutto da parte di Xi Jinping, è che ci sia troppo debito nel mercato immobiliare e il governo mira a ridurne la leva finanziaria. Quindi, il tasso di crescita tendenziale in Cina si sta riducendo perché è venuto meno un motore di crescita che invece esisteva in passato. Ciò non significa che la Cina avrà necessariamente performance deboli, ma solo che la crescita sarà del 4,5%, rispetto al 5,5% o del 6% che abbiamo visto in passato.

Inoltre, sembra che la Cina stia facendo ripartire le sue esportazioni. Abbiamo anche notato che gli esportatori cinesi stanno tagliando i prezzi per generare maggiori vendite. Questa è una buona notizia per l’inflazione negli Stati Uniti e in Europa, perché molti beni vengono acquistati dalla Cina.
In conclusione, l’aumento dei tassi e dei rendimenti ha chiaramente pesato sugli asset di rischio, ma quando i tassi scenderanno potremo iniziare a vedere un ritorno della liquidità e degli investimenti in questa asset class. Tuttavia, gran parte del dibattito verterà ancora sulla velocità con cui i tassi scenderanno e sul livello su cui si stabilizzeranno. Tralasciando gli ultimi dieci anni, che sono stati un’eccezione, ci aspettiamo che i tassi di interesse si stabilizzeranno intorno al 3,5%. È questo il livello da tenere a mente quando pensa al lungo termine.

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