Un Corea discount al di sotto delle aspettative?

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I piani annunciati in Corea del Sud all’inizio di questa settimana, volti a incrementare il valore delle aziende, sono stati deludenti. Il documento è stato poco dettagliato, ma soprattutto non ha esaminato il tema degli azionisti di maggioranza e non ha affrontato le ragioni principali del cosiddetto “Corea Discount”. In effetti, le proposte sembrano concepite con l’obiettivo di non turbare gli azionisti di maggioranza della Corea.

Le autorità di regolamentazione devono capire che non esistono modi efficaci per ridurre il Corea Discount se non limitando il potere degli azionisti di maggioranza di “sfruttare” quelli di minoranza.

Le normative coreane devono semplicemente essere allineate a quelle in vigore nei mercati ben regolamentati. Ciò significa, come minimo, stabilire per legge un dovere fiduciario degli amministratori, introdurre un diritto di “tag along” per le minoranze in caso di acquisizione, porre fine agli scambi azionari “compulsivi”, richiedere l’approvazione delle minoranze per le transazioni con parti correlate, richiedere la cancellazione delle azioni proprie in eccesso e richiedere una dichiarazione annuale di governance con obiettivi intermedi misurabili che affrontino il tema dei prezzi delle azioni scambiate a buon mercato, le strutture di capitale non ottimali e, per le holding, gli sconti sulla somma delle parti.

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Alcuni azionisti di maggioranza preferiscono che i prezzi azionari rimangano bassi per ridurre l’imposta di successione e fornire continue opportunità per costringere gli azionisti di minoranza a uscire dal mercato a un prezzo conveniente. Le normative vigenti hanno, storicamente, permesso agli azionisti di maggioranza di trarre vantaggio finanziario mantenendo bassi i prezzi delle azioni e sfruttando quelli di minoranza. Ripetendo il loro comportamento passato, essi continuano a beneficiare di questi vantaggi. Questi azionisti non saranno facilmente persuasi ad agire contro i propri interessi. Ad esempio, la maggior parte di essi non vuole che la propria società faccia parte di un “indice di buona governance” e cercherà attivamente di evitare che le società da loro controllate ne facciano parte.

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