Economia in ottima salute, nonostante i timori inflattivi

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Sin dall’inizio dell’anno i mercati hanno registrato ottime performance, nonostante il timore di un’escalation del conflitto in Medio Oriente e l’incertezza su entità e tempistiche dei tagli dei tassi d’interesse abbiano portato ad un parziale rallentamento nel corso delle ultime settimane.

Sul fronte monetario, un’inflazione più elevata delle attese negli ultimi mesi ha portato ad una revisione al rialzo delle stime sui tassi d’interesse, tanto che alcuni analisti statunitensi hanno addirittura iniziato a ipotizzare che la Federal Reserve potrebbe essere presto costretta a optare per nuovi rialzi. Tuttavia, riteniamo che i timori inflazionistici e l’incertezza sulle mosse dei policymaker non siano elementi sufficienti per giustificare una svolta così hawkish delle Banche Centrali e per smorzare l’entusiasmo di mercati guidati da ottimi fondamentali.

Riteniamo che le strade di BCE e Fed siano destinate a dividersi: l’Eurotower potrebbe decidere di effettuare un taglio dei tassi già nei prossimi mesi, mentre la sua omologa americana potrebbe dover aspettare fino alla fine dell’anno per abbassare il costo del denaro. Il bilancio è dunque quello di politiche monetarie meno espansive rispetto alle attese di gennaio, ma che comunque puntano nella direzione “giusta” di un calo, anche se non vertiginoso. Complice il binomio tra inflazione testarda e crescita economica resiliente, è probabile che in futuro i tassi si assestino comunque su livelli più alti rispetto a quelli dell’ultimo decennio. Una notizia che può anche essere positiva se sarà espressione, come riteniamo probabile a Moneyfarm, di una persistente forza economica degli Stati Uniti e della loro capacità di trainare anche le altre economie sviluppate nei prossimi mesi.

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Proprio perché ci aspettiamo condizioni economiche propizie per i mercati, l’ultimo ribilanciamento dei portafogli ha portato a un aumento dell’esposizione al rischio, in particolare nel comparto azionario, che dovrebbe continuare a performare bene soprattutto nei Paesi Sviluppati ex Usa, e nel credito ad alte cedole, un’asset class verso cui siamo meno esposti rispetto al passato ma che, alla luce dell’ottimo livello dei coupon e dell’indebolimento dei rischi legati al sistema bancario e alle politiche monetarie restrittive, risulta oggi favorita.

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