GAM: I portafogli di investimento non vanno mai in vacanza

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Se non esistono più le mezze stagioni, le estati finanziarie sono sempre le medesime, insidiose. Come nell’agosto 1971, quando Nixon approfittò della distrazione estiva per annunciare la sospensione della convertibilità del dollaro, decisione storica che mise fine all’ordine monetario globale disegnato a Bretton Woods e diede inizio all’era dei cambi flessibili.

Sempre ad agosto, nella Milano deserta e canicolare, Enrico Cuccia scriveva la relazione per l’Assemblea dei Soci di Mediobanca e, soprattutto, predisponeva operazioni che richiedevano la massima riservatezza.

Furono tribolate le estati del 1997, con la crisi del bath tailandese e delle “Tigri Asiatiche”, e del 1998, quando il collasso del debito russo trascinò con sé il Long Term Capital Management, il “fondo dei premi Nobel”. Ricordiamo anche che nell’agosto 2007 la sospensione di tre fondi fu la prima crepa a manifestarsi nell’edificio dei debiti cartolarizzati.

Insomma, i portafogli di investimento non vanno mai in vacanza, “il denaro non dorme mai” recita il poeta e, dati i precedenti, non mancano motivi di preoccupazione per i proprietari dei portafogli che si accingono a partire.

“Possiamo andare in vacanza tranquilli?” chiedeva una brava giornalista economica pochi giorni fa: “dipende”, è la risposta dal vago sapore doroteo. La tranquillità finanziaria “dipende” da come è costruito il portafoglio, se orientato a forti scommesse direzionali o se diversificato secondo le fonti di rischio.

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Si può partire tranquilli lasciando un portafoglio ampiamente diversificato, che sfugga all’insidia della sola correlazione tra obbligazioni e azioni con investimenti in attività reali e con fonti di rischio diverse dai tassi di interesse. Gli asset reali proteggono dall’inflazione, le obbligazioni generano rendimenti esponendo il portafoglio a pochi rischi, le azioni assicurano la performance del lungo termine.

Tuttavia, noi umani siamo facili da ingannare, c’è sempre una differenza (in peggio) tra le performance degli indici, o degli strumenti di investimento, e le performance reali dei risparmiatori che, prima o poi fanno qualcosa di avventato.

Nel 2011 Brad Barber e Terrance Odean hanno aggiornato un loro studio sul comportamento degli investitori retail.

Il nuovo paper dei due studiosi ha sostanzialmente confermato i risultati della loro ricerca precedente: il campione di investitori retail in esame faceva trading troppo spesso e, scrive Tim Harford sul Financial Times, “i trader attivi hanno registrato una sottoperformance di oltre sei punti percentuali all’anno, gli investitori più pigri hanno registrato una performance molto migliore”.

In definitiva, le regole della tranquillità vacanziera non sono molto diverse dalle regole valide tutto l’anno: poco trading, molta disciplina, semplicità, pazienza. I quattro punti cardinali della tranquillità estiva.

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In vacanza si tende a guardare poco il portafoglio, un utile accorgimento che dovrebbe essere consuetudine tutto l’anno. Guardare poco il portafoglio significa preservarci dai rischi derivanti dall’imponente e costante flusso di notizie finanziarie. Gli psicologi comportamentali lo definiscono “information overload”: il sovraccarico cognitivo aumenta l’ansia e può portare a decisioni sbagliate. Vendere sulle cattive notizie, così come aumentare l’esposizione sull’euforia, compromette la creazione di valore nel lungo periodo.

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