Economia lombarda, i dazi americani rischiano di frenare la crescita

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CNA Lombardia: “Le imprese rischiano danni duraturi al proprio posizionamento competitivo. Il nostro territorio non deve perdere canali relazionali internazionali e una vocazione all’export che qualifica molta della nostra produzione”

I dazi imposti dall’amministrazione di Donald Trump sono destinati a colpire l’economia europea, quella italiana e, di conseguenza, anche quella lombarda. Settori chiave, dall’Automotive all’agroalimentare, fino alla moda, potrebbero subire gravi ripercussioni nei prossimi mesi, con conseguenze ancora difficili da prevedere.

Nel 2024, secondo gli ultimi dati di Confindustria Lombardia, l’export lombardo verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 13,72 miliardi di euro, registrando una diminuzione del 3,5% rispetto al 2023. A livello provinciale, Milano si conferma leader con il 46,4% del totale lombardo, seguita da Bergamo (13,8%), Brescia (11,5%), Monza e Brianza (8,2%) e Varese (6,3%).

Secondo una ricerca condotta da CNA Lombardia e realizzata dal Centro Studi Sintesi, rielaborando i dati del Fondo Monetario Internazionale, sono stati formulati scenari relativi agli effetti di una guerra commerciale regionale provocata dall’applicazione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti, accompagnati da risposte simili da altre nazioni. I dati suggeriscono una riduzione del PIL globale, con effetti particolarmente gravi negli Stati Uniti e nell’area Euro.

Probabilmente, questo scenario potrebbe avere conseguenze negative anche per la Lombardia, data la forte incidenza dell’export verso gli USA sul PIL regionale. Le previsioni indicano una contrazione del PIL lombardo dello 0,3% nel 2025, dello 0,6% nel 2026 e un ulteriore calo dello 0,6% nel 2027.

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Si tratta di percentuali comunque rilevanti che, con l’introduzione dei dazi previsti dal governo Trump, rischiano di avere impatti negativi, in particolare sui settori che vantano elevate quote di export verso gli Stati Uniti. In Lombardia, i comparti più colpiti sarebbero: Bevande (29,9% di quota export), Pelletteria (15%), Farmaceutica (14,3%), Mobili (12,5%) e Abbigliamento (10,9%).

“Il Mondo sembra dentro si stia infilando in una tempesta perfetta – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. La tensione reciproca sale e bisogna controllarla con estrema razionalità. Le imprese rischiano danni duraturi al proprio posizionamento competitivo. Per questo motivo il nostro territorio non deve perdere canali relazionali internazionali e una vocazione all’export che qualifica molta della nostra produzione.”

L’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi potrebbe costringere molte imprese lombarde a rivedere le proprie strategie di internazionalizzazione. Da un lato, alcune aziende potrebbero cercare di diversificare i mercati di riferimento per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, ma dall’altro si teme che il rallentamento delle esportazioni possa portare a una diminuzione della produzione e, di conseguenza, dell’occupazione in settori cruciali per l’economia regionale.

“Ci poniamo alcune domande – sottolinea Stefano Binda, segretario di CNA Lombardia -. La durezza di queste misure neo-protezionistiche troverà un momento di moderazione? Gli Stati Uniti hanno valutato appieno gli effetti di questa politica sul proprio PIL e sul proprio posizionamento globale? Non vogliamo che sulle nostre imprese si abbatta un nuovo tsunami economico, dopo quelli causati dalla pandemia di Covid e dalla guerra russo-ucraina.”

 

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