La Musa dei Mercati – Liberation Day

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Un weekend ci separa dal tanto atteso 2 aprile, giorno in cui l’amministrazione Trump svelerà il pacchetto di dazi verso i principali partner commerciali, in primis Unione Europea e Cina. Quali impatti sulla crescita economica e sul commercio globale? Quali risposte dai paesi colpiti?

L’imminente ondata di dazi che verrà comunicata dal presidente Donald Trump la prossima settimana sembra destinata a interessare un più mirato paniere di merci rispetto a quello molto ampio minacciato nei mesi scorsi, offrendo così un possibile sollievo ai mercati, che temono un’escalation della guerra commerciale. Trump sta preparando l’annuncio, previsto per il “Giorno della Liberazione” il 2 aprile, durante il quale presenterà quelli che vengono definiti dazi reciproci, ovvero una ritorsione contro le barriere commerciali imposte da altri paesi, compresi alcuni alleati storici degli Stati Uniti. Secondo le indiscrezioni, l’efficacia di tali misure dovrebbe essere immediata ed entrare in vigore il giorno stesso, impedendo così qualsiasi forma di negoziazione, come era invece avvenuto solo qualche mese fa con Messico e Canada. I principali destinatari dei dazi saranno i cosiddetti “Dirty 15”, ovvero i paesi con maggiori squilibri commerciali con gli Usa, in particolare l’Unione Europea, il Messico, il Giappone, la Corea del Sud, il Canada, l’India e la Cina. Al momento non c’è ancora certezza su come sarà composto il paniere interessato dai dazi, dovrebbero essere per il momento esclusi farmaci, auto e chip ma il condizionale con Trump è sempre d’obbligo. Con l’avvicinarsi della scadenza del 2 aprile, diversi paesi, dall’Asia all’Europa, stanno cercando soluzioni per eliminare le politiche che, secondo gli Stati Uniti, svantaggiano le aziende americane o danno alla Cina un vantaggio nella corsa alla supremazia tecnologica. Il governo britannico sta valutando piani per ridurre o addirittura abolire la tassa sui servizi digitali prima del 2 aprile. La Malesia sta pianificando controlli doganali più severi, dopo che gli Stati Uniti hanno chiesto di monitorare i flussi di chip Nvidia che potrebbero potenzialmente arrivare in Cina.

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I Paesi con relazioni bilaterali più tese, stanno cercando di attutire l’impatto economico della battaglia commerciale con la principale economia mondiale. Il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato una serie di misure volte a smorzare l’impatto dei dazi statunitensi, attraverso investimenti infrastrutturali. Una di queste misure consentirà temporaneamente alle imprese di differire il pagamento dell’imposta sul reddito delle società. Diversi governi stanno inoltre preparando pacchetti di “ritorsione” pronti ed essere attuati in risposta alle misure americane, così come avvenuto a inizio marzo, quando l’Unione Europea ha risposto ai nuovi dazi su acciaio e alluminio prodotti in Europa con misure compensative su merci americane come whiskey, sigarette, prodotti siderurgici e alimentari. L’impatto sull’economia globale è difficile da quantificare al momento. La Fed ha rivisto al ribasso il dato di crescita del Pil americano dal 2,1% al 1,7% per quest’anno mentre l’OCSE stima un calo del Pil globale nell’ordine dello 0,2%-0,3% per il 2025 e 2026. Non va sottostimato, inoltre, l’impatto sui prezzi, destinati inesorabilmente a salire. Le quotazioni del rame, ad esempio, hanno raggiunto in questi giorni un livello record in previsione di forti tariffe sull’import. Powell ritiene che tale effetto sarà temporaneo e per ora il mercato obbligazionario sembra credergli, ma vedremo nei prossimi mesi come la Fed agirà sui tassi. Il mercato prezza ancora due tagli da qui a fine anno, ma anche in questo caso il condizionale è d’obbligo

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