Intel volta le spalle all’Europa: stop a 35 miliardi di investimenti e 25mila licenziamenti. Cosa resta del sogno europeo dei chip?
Intel volta le spalle all’Europa: stop a investimenti
Il colosso americano dei semiconduttori cancella i suoi piani industriali nel continente. Germania e Polonia restano con i cantieri chiusi e miliardi di sussidi in sospeso. Intanto, l’Europa si interroga su dove siano finiti i 750 miliardi annunciati per la sovranità tecnologica ed energetica.

Intel taglia. L’Europa subisce
Il 25 luglio 2025 Intel ha annunciato una drastica svolta nella propria strategia industriale globale: 25mila posti di lavoro eliminati, 35 miliardi di euro di investimenti cancellati, fabbriche di chip in Europa abbandonate, con la chiusura definitiva dei cantieri in Germania (Magdeburgo) e in Polonia (Wrocław). Una notizia che ha colto di sorpresa i governi europei, molti dei quali avevano promesso miliardi di euro in sussidi pubblici per attrarre il colosso statunitense della microelettronica.
Il panico si è diffuso tra le istituzioni coinvolte, che ora temono non solo un buco industriale, ma anche un contraccolpo politico in vista delle prossime scadenze elettorali. In Germania, ad esempio, il governo Scholz aveva messo sul piatto quasi 10 miliardi di euro per sostenere l’investimento da 30 miliardi promesso da Intel a Magdeburgo — un progetto visto come simbolo della nuova “sovranità digitale” europea.
Il fallimento del “Chip Act” europeo?
Con l’obiettivo di competere con Stati Uniti e Cina, l’European Chips Act, approvato nel 2023, prometteva oltre 43 miliardi di euro di fondi pubblici e privati per rilanciare la produzione di semiconduttori nel continente entro il 2030. Una cifra ambiziosa, ma che ora appare lontanissima se confrontata con i 52 miliardi di dollari messi sul piatto da Washington con il CHIPS and Science Act.
Anche Mario Draghi, in qualità di consulente speciale della Commissione Europea per la competitività, aveva parlato a fine 2023 di “750 miliardi di euro mobilitati in tre anni” per trasformare l’Europa in una potenza tecnologica e strategica autonoma (Commissione Europea, 2023). Una cifra che includeva non solo chip, ma anche energia, difesa e infrastrutture critiche.
Ma oggi ci si chiede: dove sono finiti quei fondi? E soprattutto, perché non sono riusciti a trattenere Intel in Europa?
La geopolitica degli investimenti: tra dazi e incentivi
Mentre l’Europa arranca, gli Stati Uniti attraggono sempre più investimenti high-tech, grazie a incentivi più rapidi, meno burocrazia e una strategia aggressiva di re-shoring industriale. Intel, dal canto suo, ha annunciato che concentrerà la maggior parte dei nuovi investimenti proprio negli USA, dove ha già avviato la costruzione di nuovi impianti in Ohio e Arizona, sostenuti da sussidi federali..
A pesare sul cambio di rotta anche l’aumento dei dazi europei sulle tecnologie USA al 15%, introdotto come misura di ritorsione commerciale nel quadro delle tensioni transatlantiche su energia e difesa. Secondo alcuni analisti, l’escalation protezionista sta disincentivando gli investitori americani, che trovano sempre meno conveniente operare nel Vecchio Continente.
Il paradosso europeo: fondi ci sono, ma restano in sospeso
Secondo i dati della Corte dei Conti Europea, tra il 2022 e il 2024 sono stati stanziati oltre 750 miliardi di euro tra PNRR, fondi REPowerEU e investimenti legati alla transizione verde e digitale. Tuttavia, meno del 30% di queste risorse è stato effettivamente erogato o impiegato in progetti industriali concreti. Il resto pare sia rimasto imbrigliato tra bandi, regole sugli aiuti di Stato e rivalità tra Stati membri. Il risultato? Un’Europa ricca di piani ma povera di capacità realizzativa.
Una lezione amara, ma non definitiva
La ritirata di Intel dall’Europa rappresenta un campanello d’allarme. Non solo per la politica industriale, ma per la capacità dell’Europa di imporsi come attore globale in settori strategici. Mentre i cittadini percepiscono solo costi energetici crescenti, tensioni internazionali e una guerra commerciale strisciante, la promessa di diventare leader nell’high-tech sembra svanire.
E così, come ironicamente suggeriva un commento diventato virale sui social, “l’Europa è come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump: non sai mai quale cioccolatino (amaro) ti capiterà”.
Fonti citate:
-
Reuters, “Intel cancels chip plants in Germany and Poland” (25 luglio 2025)
-
Bloomberg, “Intel shifts investments to U.S. amid regulatory hurdles in Europe” (luglio 2025
Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it
Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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