“Critica del liberismo italiano 1990-2020” di Luca Michelini (con saggio di Aurelio Macchioro). Rigore storico e documentazione

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Critica del liberismo italiano, 1990-2020

Critica del liberismo italiano, 1990-2020 (Editor: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli) è una raccolta di saggi in dieci capitoli che analizza le principali correnti, decisioni politiche e impostazioni ideologiche che hanno plasmato la cultura economica italiana dagli anni Novanta agli anni Venti (Seconda Repubblica in poi).  Il “quaderno” merita di essere riletto anche a qualche anno di distanza dalla sua uscita.

Michelini passa in rassegna privatizzazioni massicce e la trasformazione dello Stato-imprenditore; la finanziarizzazione dell’economia, compresa quella “parassitaria”, ovvero la crescita di settori finanziari che producono valore soprattutto attraverso speculazione piuttosto che produzione reale; l’aumento delle diseguaglianze socio-economiche, soprattutto in termini di reddito, opportunità, accesso ai servizi; gli attacchi ai diritti dei lavoratori (precarietà, riduzione di protezioni, indebolimento dei sindacati) e una critica vivace sia delle forze politiche di destra che di sinistra che hanno contribuito, con approcci diversi, al consolidamento del liberismo come paradigma dominante.

Il saggio di Aurelio Macchioro che accompagna il volume apporta una cornice teorica più ampia, mettendo a fuoco le radici storiche del pensiero liberista in Italia e i limiti empirici delle sue promesse in termini di crescita, equità e benessere.

Luca Michelini è professore ordinario di Storia del pensiero economico al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Marginalismo e socialismo: Maffeo Pantaleoni (1882-1904), Franco Angeli 1998 e Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, Feltrinelli 2001. Fa parte della redazione della rivista «Il Pensiero economico italiano».

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Rigore storico e documentazione
Michelini utilizza fonti politiche, economiche, ma anche culturali: discorsi parlamentari, dati macro-economici, studi di settore, che danno concretezza alle sue argomentazioni. Non si limita alla critica ideologica, ma mostra come certe politiche abbiano prodotto effetti misurabili (es. disuguaglianza, caduta della produttività, indebolimento del welfare).

Equilibrio nel giudizio politico
Pur essendo un testo critico, Michelini non adotta una posizione automatica di condanna delle élite liberiste: riconosce alcune spinte riformiste, i momenti in cui la liberalizzazione ha prodotto benefici, mette in guardia dai facili populismi che rifiutano ogni apertura economica. Questo aiuta a evitare che il testo diventi mera propaganda, rendendolo utile anche per chi cerca discernimento.

Stile accessibile ma autorevole
I saggi sono scritti in modo che siano leggibili dall’“addetto ai lavori” ma anche da un pubblico più ampio di cittadini interessati. Alcune parti sono più tecniche, ma complessivamente il volume mantiene un buon equilibrio tra esposizione teorica e casi concreti.

Qualche critico ha trovato che le prospettive alternative non siano state sufficientemente sviluppate. Se la critica alle politiche liberiste è ben articolata, il libro a volte rischia di non offrire abbastanza soluzioni concrete o un confronto robusto con modelli economici diversi da quelli mainstream (oltre al welfare e al keynesismo “tradizionale”).

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Alcuni lettori potrebbero osservare che Michelini sceglie esempi in cui il liberismo ha fallito o prodotto effetti negativi, ma meno spesso analizza contesti in cui esso ha avuto esiti positivi o dove politiche “liberali” hanno contribuito allo sviluppo. Ciò può dare un’immagine parziale, sebbene utile, del fenomeno.

Temporalità limitata su alcune tematiche emergenti
Alcuni temi recentissimi, come l’impatto digitale, le piattaforme online, la gig economy, le sfide ambientali integrate con il modello economico, sono trattati ma con meno spazio rispetto a fenomeni più consolidati. Date le crisi climatiche, tecnologiche e strutturali in corso, una successiva edizione potrebbe beneficiare di espandere tali capitoli.

Opinioni autorevoli pubblicate sulla stampa

Su Ecoinformazioni Arci – Giornalismo partecipato la recensione definisce il libro “una rassegna delle principali idee economiche che hanno dominato la cultura, di destra come di sinistra, della Seconda Repubblica”, e nota come Michelini “dialoghi efficacemente con ricerca storica e riflessione teorica”, offrendo una critica “talvolta aspra e dissacrante”.

Il sito della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli descrive il volume come “una critica vivace” che mette in luce “privatizzazioni, sviluppo della finanza parassitaria, diseguaglianze crescenti, attacchi ai diritti dei lavoratori e allo stato sociale”. La presentazione sottolinea come Michelini offra non solo la diagnosi ma anche gli interrogativi su cosa potrebbe cambiare.

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Il libro si inserisce nel filone critico sorto negli ultimi anni che include autori come Emanuele Felice (La conquista dei diritti) e altri che studiano il declino economico italiano legato non solo a problemi strutturali ma anche culturali, ideologici. Mentre alcuni testi (in particolare più divulgativi) enfatizzano le conseguenze immediate, dalla disoccupazione al debito pubblico, agli squilibri territoriali, Michelini si concentra maggiormente sul “pensiero economico”: come certe idee (mercato, liberalizzazione, deregulation) si siano radicate nella cultura politica italiana, anche quando i risultati empirici sono stati controversi.

Critica del liberismo italiano, 1990-2020 è un’opera importante per chi vuole comprendere il “retropensiero” dietro le politiche di mercato in Italia negli ultimi trent’anni. Offre una ricostruzione informata e argomentata, fresca nella forma anche se talvolta severa nel giudizio. Pur con alcune lacune nel proporre vie concrete oltre la critica, il libro stimola riflessioni essenziali: sul ruolo dello Stato, sui limiti del mercato, sulle disuguaglianze, e su cosa significhi fare economia non solo per il profitto, ma per la dignità e la stabilità sociale.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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