UBP: BCE potrebbe alzare i tassi nel 2026 per rischio crescita. L’euro potrebbe continuare a rafforzarsi da qui a fine anno

Michaël Lok, Group CIO and Co-CEO Asset Management di UBP -

Nell’Eurozona, la produzione industriale tedesca è stata più alta del previsto a ottobre (1,8% m/m) e l’indicatore CPI di novembre è stato più alto per la Germania (2,6% a/a) e la Spagna (3,2% a/a), mentre in Francia l’inflazione è rimasta sotto l’1,0% (0,8% a/a).

Questa settimana sono in calendario le riunioni di diverse banche centrali. Non riteniamo che in questa occasione la BCE intervenga sui tassi di interesse. Alcune voci influenti a Francoforte, tra cui Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo, hanno tuttavia segnalato come la prossima mossa di politica monetaria possa essere un aumento dei tassi invece che un taglio, visto che l’inflazione si sta stabilizzando intorno al 2% con rischi al rialzo dovuti alla crescita forte. Detto ciò, non ci aspettiamo che la Banca Centrale Europea opti per un inasprimento nel breve termine. La Bank of England dovrebbe invece procedere con un taglio dei tassi già questa settimana, mentre la Bank of Japan potrebbe valutare un rialzo.

Dopo il taglio Fed della scorsa settimana, il cambio EUR/USD ha superato livelli tecnici chiave, spingendosi verso massimi intorno a 1,1750. Osserviamo che diversi esponenti della BCE hanno sottolineato l’aumento dei rischi al rialzo per la crescita, mentre gli overnight index swaps (OIS) hanno iniziato a prezzare un aumento del tasso sui depositi della BCE nel 2026 con una probabilità del 20%. L’implicazione è che gli spread sui tassi a breve termine si stanno muovendo a favore dell’euro, un fattore che sostiene ulteriori rialzi della valuta unica verso la fine dell’anno.