Capital Group Outlook 2026. Prospettive di lungo termine su mercati ed economie
Di seguito le previsioni sulle maggiori asset class per il 2026 a cura di Roberta Gastaldello, Managing Director e Head of Financial Intermediaries Italy di Capital Group, Julie Dickson, Investment Director per l’azionario di Capital Group, e Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income, Europe e Asia di Capital Group

Introduzione – Roberta Gastaldello, Managing Director e Head of Financial Intermediaries Italy di Capital Group
“C’è grande entusiasmo per le opportunità di investimento che si stanno presentando oggi, in particolare
per i rapidi progressi nell’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, le valutazioni elevate di molti titoli
legati all’IA invitano alla cautela. Questo segmento di mercato illustra chiaramente la sfida più ampia
che gli investitori dovranno affrontare nel 2026 e oltre: trovare un equilibrio tra i potenti temi guidati
dall’innovazione e i rischi creati da una maggiore concentrazione. Raggiungere tale equilibrio è
essenziale. Il mercato si sta evolvendo da un ambiente binario dominato dalla leadership tecnologica
statunitense verso un panorama più diversificato con un insieme più ampio di opportunità nei mercati
statunitensi e non statunitensi, nel growth e nel value, nelle tendenze cicliche e secolari, sia nel settore
azionario che in quello obbligazionario”.
“Il reddito fisso continua a offrire un valore interessante, con un potenziale di rendimenti attraenti e una
volatilità notevolmente inferiore rispetto alle azioni. Le obbligazioni possono svolgere un ruolo
importante nel contribuire a stabilizzare i portafogli, in particolare per gli investitori preoccupati per le
aree più concentrate del mercato azionario. Allo stesso tempo, sui mercati globali sta emergendo una
serie sempre più ampia di opportunità. La forza al di fuori degli Stati Uniti sta acquisendo slancio e
questa diversificazione tra le regioni sottolinea perché un approccio globale equilibrato rimane
essenziale. Anche all’interno degli Stati Uniti, la leadership di mercato si è estesa oltre un piccolo gruppo
di grandi aziende tecnologiche, riflettendo un contesto di rendimenti più sano e più disperso. Le
opportunità e i rischi sono sempre più distribuiti tra asset class, settori e aree geografiche”.
Prospettive Macro e per l’azionario – Julie Dickson, Investment Director per l’azionario di Capital Group
L’economia globale mostra la sua resilienza
La resilienza è il tema economico dominante per il 2026, dopo un anno di incertezze e di rallentamento
della crescita, dovuti a una serie di cambiamenti significativi che stanno trasformando il panorama degli
investimenti – una dinamica che definiamo Great Global Restructuring. Tuttavia, pur in presenza di un
rallentamento della crescita, riteniamo che gli investitori possano attendersi una maggiore stabilità
economica nel corso del prossimo anno, con una possibile riaccelerazione nella seconda metà, man
mano che il quadro del commercio globale diventerà più chiaro. Nonostante l’attuale clima politico
caratterizzato da nuovi dazi doganali associati alla crisi della Groenlandia, ciò che abbiamo imparato
dal passato è che gli Stati Uniti hanno negoziato accordi commerciali con numerosi Paesi e, in generale,
i dazi si sono stabilizzati su livelli nettamente inferiori di quelli temuti inizialmente. Ci aspettiamo che
emerga una maggiore chiarezza sul fronte dei dazi, che dovrebbe consentire alle imprese di prendere
decisioni sul fronte degli investimenti, ad esempio nel reshoring delle catene di approvvigionamento. E
nonostante ciò che stiamo osservando al momento, l’economia europea sta comunque vivendo una
fase di rinnovato slancio, sostenuta dall’aumento della spesa fiscale, da budget per la difesa più elevati
e da venti favorevoli sul fronte valutario. L’allentamento significativo della politica fiscale in Germania
rappresenta un fattore positivo per la crescita, ma potrebbe anche riaccendere pressioni
inflazionistiche. Riteniamo che la Banca Centrale Europea possa rappresentare un’eccezione nel 2026,
alzando i tassi di interesse mentre molte altre banche centrali li riducono. In Asia, la Cina mostra segni
di stabilizzazione, mentre il Giappone dovrebbe tornare su un percorso di reflazione sostenuta – con
crescita più solida e inflazione più elevata – nella seconda metà dell’anno.
Una correzione del mercato nel 2026 non sarebbe una sorpresa
Pur non mancando segnali incoraggianti per l’anno a venire, permangono rischi evidenti all’orizzonte,
a suggerire che gli investitori dovrebbero prepararsi a potenziali fasi di correzione dei mercati. In primo
luogo, le valutazioni azionarie appaiono elevate. La maggior parte dei mercati azionari mondiali ha
registrato rendimenti annualizzati a doppia cifra in ciascuno degli ultimi tre anni. Pur a fronte di utili
societari generalmente solidi, a fine novembre 2025 i rapporti prezzo/utili (il rapporto tra il prezzo delle
azioni e gli utili per azione di una società) dei mercati USA, dei mercati sviluppati non-USA e dei mercati
emergenti risultavano tutti superiori alle rispettive medie decennali. L’ottimismo scontato dai mercati
non lascia molto spazio per eventuali delusioni. Anche l’inflazione persistente e l’aumento del debito
pubblico negli USA, in Europa e in altre aree sono motivo di preoccupazione. Le politiche di stimolo
aggressive a sostegno della crescita nel 2026 faranno ulteriormente salire il debito, e quello degli USA
potrebbe superare il 140% del PIL nel 2030. Sorprese inattese si verificano quasi ogni anno, anche
quando le prospettive appaiono favorevoli. Le flessioni dei mercati azionari sono eventi ricorrenti. Sulla
base dei dati storici dal 1954 al 2025, l’indice S&P 500 ha registrato correzioni di mercato (ribassi pari
o superiori al 10%) circa una volta ogni 16 mesi, mentre i mercati ribassisti (flessioni pari o superiori al
20%) si sono verificati mediamente una volta ogni sei anni.
I mercati si stanno ampliando – un buon segno per gli investitori
La fase di dominanza delle Magnifiche 7 potrebbe essere giunta al termine. I mercati azionari globali si
stanno ampliando, con un numero crescente di società che contribuisce al risultato al di fuori del ristretto
gruppo di titoli tecnologici USA associati all’intelligenza artificiale. Da aprile 2025, quando gli USA hanno
annunciato nuovi dazi nei confronti della maggior parte dei partner commerciali, i principali mercati non
statunitensi hanno sovraperformato sia le Magnifiche Sette (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft,
NVIDIA e Tesla) sia l’indice S&P 500. Nel contesto della ristrutturazione globale in atto, questa
tendenza potrebbe proseguire, soprattutto considerando l’aumento della spesa per infrastrutture e
difesa in Europa e le riforme societarie in Giappone e in altre economie asiatiche, che hanno contribuito
a sostenere le valutazioni. Anche all’interno del mercato USA si osserva un ampliamento della
partecipazione al rally: a fine novembre 2025, circa il 60% delle società comprese nell’indice S&P 500
trattava al di sopra della propria media mobile su 200 giorni. Le opportunità di investimento oggi non
mancano: dalle società industriali che beneficiano di un nuovo ciclo di investimenti, alle aziende tech
coinvolte nel boom dell’IA, fino ai titoli finanziari favoriti dalla potenziale riforma normativa nel 2026.
L’insieme di opportunità legate all’intelligenza artificiale pervade l’economia
Con centinaia di miliardi di dollari investiti solo negli ultimi anni, lo sviluppo dell’IA è avvenuto a un ritmo
impressionante. Quali sono le società meglio posizionate per beneficiarne nel lungo periodo? Sono
emerse tre aree distinte di opportunità di investimento legate all’IA: lo stack tecnologico a quattro livelli
che alimenta i sistemi di intelligenza artificiale, le società che forniscono infrastrutture operative e le
organizzazioni che adottano le applicazioni per migliorare la produttività. Microsoft, Alphabet, Meta e
altri gruppi dispongono degli incentivi e delle risorse necessarie per continuare a investire in modo
aggressivo, generando una domanda crescente di semiconduttori avanzati e infrastrutture. Gli
sviluppatori dell’IA sono inoltre alla ricerca di fonti energetiche alternative per soddisfare un fabbisogno
di elettricità in rapida crescita. Ad esempio, il mercato dei piccoli reattori nucleari modulari (SMR)
dovrebbe crescere fino a US$13,8 miliardi entro il 2032, creando opportunità per produttori come RollsRoyce, GE Vernova e Hitachi. Già oggi, aziende operanti nei settori finanziario, sanitario e dei media
hanno adottato l’IA per rafforzare il proprio vantaggio competitivo. Siamo ancora nelle fasi preliminari
dello sviluppo e della diffusione dell’intelligenza artificiale e, nel prossimo decennio, ci aspettiamo che
l’IA diventi pervasiva.
L’ondata di investimenti in Europa potrebbe incentivare i mercati
L’Europa sta investendo nel suo futuro, con risultati potenzialmente trasformativi. L’ambizioso piano di
stimolo infrastrutturale della Germania da €500 miliardi (circa il 12% del PIL) è destinato a rimodellare
il panorama economico europeo. Con circa metà della spesa prevista entro il 2029, l’obiettivo è
sostenere la crescita, incentivare la competitività e rafforzare la sicurezza regionale. Circa il 20% dello
stimolo è destinato a progetti legati al clima, che potrebbero creare opportunità per società come
Schneider Electric. Con l’81% dei propri ricavi derivanti dalla gestione dell’energia, comprese la
distribuzione a bassa tensione e l’automazione, Schneider supporta l’elettrificazione negli edifici, nei
trasporti e nelle infrastrutture. I piani di stimolo della Germania potrebbero favorire un’ampia gamma di
società industriali, incluse quelle posizionate ai livelli più alti della catena del valore, come gli
sviluppatori di software industriale. L’Europa è la sede di leader di primo piano in quest’ambito.
Siemens, ad esempio, investe l’8% del fatturato in ricerca e sviluppo, circa il doppio rispetto ai
concorrenti statunitensi. Più in generale, l’impegno della NATO ad aumentare la spesa per la difesa al
5% del PIL entro il 2035 ha riacceso l’interesse degli investitori, ma la selettività resta fondamentale.
La divisione aerospazio e difesa di Rolls-Royce ha registrato una crescita robusta, ma l’aumento del
fabbisogno di energia elettrica potrebbe sostenere anche il business legato ai piccoli reattori nucleari
modulari.
Mercati emergenti: da produttori di hardware a innovatori nel software
I mercati emergenti (ME) stanno rapidamente diventando il motore della trasformazione industriale
globale, trainati da ingenti investimenti nei veicoli elettrici (VE), nella robotica e nella manifattura legata
all’IA, inclusi i semiconduttori. In un contesto di cambiamenti demografici e geopolitici, i ME sono
destinati a contribuire a circa il 65% della crescita globale entro il 2035. Tuttavia, il vantaggio competitivo
di lungo periodo della regione dipenderà non solo dall’eccellenza nell’hardware, ma anche dalla
capacità di evolvere verso l’innovazione in campo software e sistemi. La Cina domina la supply chain
dei veicoli elettrici, dalla produzione di batterie alla lavorazione delle terre rare. Taiwan e Corea del Sud
rivestono un ruolo centrale nella supply chain globale dei chip per l’IA e sono destinate a beneficiare
dell’aumento degli investimenti nel settore. Nella robotica umanoide, la rapida espansione della Cina
sta aprendo nuove frontiere, con applicazioni promettenti nell’assistenza agli anziani e nella logistica.
In un contesto in cui parte dei ME affronta l’invecchiamento della popolazione, la spinta all’automazione
dei servizi ad alta intensità di lavoro potrebbe portare i robot umanoidi in prima linea nell’innovazione.
Eppure, i ME sono ancora in ritardo nello sviluppo delle “menti” delle macchine. I modelli IA di base, i
sistemi operativi e le infrastrutture cloud restano concentrati nei mercati sviluppati. Questo gap tra
hardware e software si sta ampliando, man mano che l’IA diventa il tessuto connettivo tra i settori a
livello globale. Per preservare il proprio vantaggio nel lungo periodo, diverse economie dei ME stanno
investendo sia nelle infrastrutture fisiche sia nell’intelligenza digitale, concentrando risorse nello
sviluppo di ecosistemi locali di IA, nella creazione di piattaforme interoperabili e nella formazione di
talenti in grado di coniugare competenze ingegneristiche e data science. I segnali di cambiamento sono
visibili: l’ingresso della Cina nell’IA generativa, la crescita delle esportazioni di software dell’India e una
nuova spinta alla trasformazione digitale in America Latina. In ultima analisi, il prossimo passo cruciale
per i ME sarà quello di fondere la forza manifatturiera con una maggiore sofisticazione software,
trasformando le macchine prodotte in sistemi intelligenti capaci di adattarsi, apprendere e operare in
modo autonomo.
Prospettive Macro e per l’obbligazionario – Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income,
Europe e Asia di Capital Group
Le obbligazioni dovrebbero offrire stabilità
Negli Stati Uniti, la crescita economica è stata resiliente, nonostante il rallentamento della crescita
dell’occupazione. Per gli investitori, questo contesto insolito sottolinea il potenziale delle obbligazioni di
offrire un reddito costante e una certa protezione dal ribasso. La domanda più importante che gli
investitori devono porsi è se la debolezza del mercato del lavoro peserà sui consumi. Ciò aumenterebbe
il rischio di un rallentamento più marcato della crescita. Prevediamo che i continui tagli dei tassi di
interesse e le politiche fiscali e monetarie accomodanti manterranno l’economia stabile nel suo scenario
di base. I rendimenti iniziali sono stati storicamente un forte indicatore del potenziale di rendimento a
lungo termine. Al 16 gennaio 2026, l’indice Bloomberg US Aggregate ha registrato un rendimento del
4,4%. Alle valutazioni odierne, osserviamo che le obbligazioni di alta qualità possono svolgere il duplice
ruolo di generare reddito e fungere da ammortizzatore. In caso di un rallentamento significativo, la Fed
ha margine per tagliare i tassi in modo aggressivo, con il potenziale effetto di far salire i prezzi delle
obbligazioni.
Storicamente, tali cicli di riduzione dei tassi hanno generato rendimenti elevati per le obbligazioni di alta
qualità, rafforzando il loro ruolo di diversificatori di portafoglio. Sebbene prevediamo che i tassi di
interesse a lungo termine rimarranno entro un intervallo ristretto nel 2026, individuiamo opportunità
nella gestione attiva dell’esposizione lungo la curva dei rendimenti dei Treasury, che potrebbe diventare
più ripida in diversi scenari, inclusi contesti di aumento e diminuzione dei tassi di interesse.
Ulteriore crescita e convergenza dei tassi tra Stati Uniti ed Europa
Guardando al 2026, la crescita economica degli Stati Uniti potrebbe rallentare e l’inflazione potrebbe
rimanere vischiosa a causa dell’impatto della politica commerciale, anche se le ripercussioni
sull’inflazione dei servizi dovrebbero essere limitate. Ciò potrebbe spianare la strada alla Federal
Reserve per continuare a normalizzare la politica monetaria nei prossimi 12 mesi, poiché si prevede
che i dazi doganali saranno uno shock di offerta una tantum. Il continuo sostegno fiscale e gli
investimenti nella tecnologia dell’intelligenza artificiale dovrebbero contribuire a fornire ulteriori impulsi
alla crescita. Tuttavia, il rischio politico aggiunge un ulteriore livello di incertezza.
Al contrario, le prospettive di crescita dell’Europa sembrano migliorare, soprattutto grazie all’aumento
della spesa pubblica tedesca, che dovrebbe portare a un aumento del deficit, a una crescita più forte e
a un’inflazione più elevata. Il nostro economista specializzato in Europa ritiene che ciò potrebbe indurre
la Banca centrale europea a rompere con la Fed e potenzialmente ad aumentare i tassi il prossimo
anno, una visione che va contro i tagli dei tassi previsti dal consenso di mercato.
La convergenza nella crescita economica e la conseguente divergenza prevista nell’orientamento delle
politiche tra Stati Uniti ed Europa hanno importanti implicazioni per il reddito fisso, in particolare per i
portafogli globali in grado di cogliere il differenziale di valore relativo tra i diversi mercati regionali. Nel
frattempo, le crescenti pressioni sui prezzi, conseguenza degli effetti dei dazi o delle preoccupazioni
del mercato sulla politica della Fed, sembrano destinate a determinare un aumento del premio a termine
sul debito statunitense, con un aumento dei rendimenti delle obbligazioni a più lunga scadenza. Allo
stesso tempo, una Fed più accomodante e un rallentamento dell’economia dovrebbero favorire la parte
iniziale della curva dei rendimenti. Un modo per cogliere questa opportunità è attraverso una curva più
ripida, che rimane la nostra strategia preferita in un contesto di avversione al rischio.
Le valutazioni elevate rendono fondamentale una selezione prudente del credito
I rendimenti interessanti in tutti i settori del credito stanno creando opportunità allettanti a lungo termine,
ma alle valutazioni attuali la selezione dei titoli è fondamentale. Gli spread creditizi riflettono prospettive
favorevoli. I fondamentali delle società rimangono stabili, con un indebitamento gestibile e prospettive
di utili solide. Non stiamo assistendo a un accumulo di leva finanziaria non necessaria da parte delle
società. La maggior parte delle aziende investment grade mira a preservare il proprio rating. Nel
segmento high yield, la qualità del credito è migliorata, il che potrebbe mantenere i default al di sotto
della media storica del 3%.
Sebbene prediligiamo asset di qualità superiore, non evitiamo gli emittenti con rating CCC. Alcune
società devono affrontare un periodo di incertezza dai tre ai cinque anni, ma hanno un debito a breve
termine gestibile. In altri casi, alcune obbligazioni sono garantite da asset solidi, quindi anche in caso
di ristrutturazione gli investitori possono essere protetti. I fondi di investimento immobiliare potrebbero
trarre vantaggio dalla continua ripresa del settore immobiliare commerciale. L’insolvenza dei CMBS
relativi agli uffici è aumentata con l’aumento del lavoro a distanza, ma tale tendenza potrebbe moderarsi
quest’anno. Per quanto riguarda il debito dei mercati emergenti, vediamo valore nelle obbligazioni dei
paesi latinoamericani, tra cui Messico, Colombia e Panama, poiché sono più protette dalla volatilità
legata ai dazi.
Corporate investment grade: gli spread ridotti riflettono fondamentali solidi
Gli spread ridotti riflettono sia fondamentali robusti sia una dinamica positiva dell’offerta e della
domanda (fattori tecnici). I fondamentali mostrano che le società godono di buona salute. La leva
finanziaria è stabile e, nonostante la sfida rappresentata dai dazi, la crescita dei ricavi anno su anno ha
tenuto e i margini lordi sono aumentati. Questa resilienza all’impatto inflazionistico dei dazi riflette
l’agilità strategica delle società. Finora le aziende sono state in grado di gestire attivamente i costi, i
prezzi e le loro catene di approvvigionamento per ritardare o attenuare l’effetto. Con la scadenza delle
attuali politiche, potremmo assistere a un certo indebolimento di questi indicatori, ma è importante
sottolineare che ciò avverrebbe partendo dall’attuale posizione di forza. L’emissione lorda nel corso del
2025 è stata utilizzata principalmente per rifinanziare il debito esistente, mantenendo così bassa
l’emissione netta. Allo stesso tempo, la domanda di titoli corporate IG è rimasta robusta. Un’area degna
di nota è quella del mercato delle rendite, in cui le compagnie di assicurazione sulla vita hanno investito
massicciamente in titoli corporate IG per far fronte al crescente obbligo di pagamento delle rendite. La
storia ci insegna che, in assenza di catalizzatori esterni, questa dinamica caratterizzata da fondamentali
solidi e condizioni tecniche favorevoli può persistere per un certo periodo, il che significa che gli spread
possono rimanere contenuti.
Le grandi aziende tecnologiche sono entrate nel mondo del corporate investment grade
Le grandi aziende tecnologiche statunitensi stanno investendo massicciamente per espandere la
capacità dell’intelligenza artificiale. La spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale ha
contribuito in modo significativo alla crescita del PIL statunitense negli ultimi periodi, riflettendo la
portata di questo sviluppo. Nonostante le loro dimensioni, la spesa necessaria per l’intelligenza
artificiale supera di gran lunga il potenziale di entrate a breve termine, il che significa che ulteriori
finanziamenti proverranno probabilmente dai mercati del debito. Questa tendenza è emersa nel 2025,
con le emissioni legate all’intelligenza artificiale che hanno dato un contributo notevole all’offerta netta.
Un esempio lampante è stata la vendita di obbligazioni, suddivisa in sei tranche, per un valore di 30
miliardi di dollari da parte di Meta, con scadenze da cinque a 30 anni e rendimenti compresi tra il 4,25%
e il 5,75%, che ha attirato ordini record per 125 miliardi di dollari. Anche dopo questa operazione
colossale, la leva finanziaria di Meta rimane conservativa rispetto al flusso di cassa e il suo rating
investment grade è rimasto intatto. Sebbene i paragoni con l’era delle dot-com siano inevitabili, esistono
differenze fondamentali. I giganti tecnologici di oggi generano ingenti flussi di cassa con margini elevati,
che consentono loro di assorbire il fabbisogno di finanziamento. Al contrario, molte società Internet e
di telecomunicazioni della fine degli anni ’90 avevano flussi di cassa negativi e facevano affidamento
sul debito per finanziare infrastrutture speculative.
Prospettive costruttive per l’high yield USA grazie ai miglioramenti strutturali
Continuiamo a ritenere che i fondamentali societari, la crescita degli utili e gli indicatori tecnici siano
favorevoli al mercato dell’high yield. In termini di miglioramenti strutturali, le obbligazioni con rating BB
rappresentano ora oltre il 50% dell’indice, mentre le obbligazioni senior secured rappresentano circa il
34%, il che significa che gli investitori assumono effettivamente meno rischio di credito nell’attuale
mercato dell’high yield rispetto al periodo precedente al 2020. Il graduale aumento della qualità ha
anche reso il mercato high yield USA molto più resiliente ai periodi di stress rispetto al passato. Questa
resilienza è stata evidente nel calo registrato dopo il Liberation Day nell’aprile 2025. A differenza di casi
precedenti, come la crisi finanziaria globale (GFC), in cui i titoli azionari statunitensi e gli HY statunitensi
hanno registrato un calo rispettivamente del 28,5% e del 25,1%, lo scorso anno il calo degli HY
statunitensi è stato solo una frazione di quello registrato dai titoli azionari: un calo dell’1,8% per l’high
yield USA rispetto a un calo del 15% per l’S&P 500 dal 1° gennaio all’8 aprile 2025. Nel complesso,
riteniamo che l’elevato livello di carry del settore e il suo orientamento a medio termine verso una
maggiore qualità potrebbero rendere l’high yield un’allocazione interessante nel reddito fisso. Questi
fattori, combinati con bilanci aziendali disciplinati e indici di leva finanziaria stabili, forniscono una solida
base per il 2026, particolarmente importante in un momento in cui l’economia statunitense sta
affrontando una crescita potenzialmente più lenta e pressioni sui costi legate al commercio.
Percorsi divergenti tra gli asset dei mercati emergenti e quelli statunitensi
Nei mercati obbligazionari globali odierni, molti investitori ancorano i propri portafogli al rischio di credito
statunitense. Il debito in valuta locale dei mercati emergenti offre un percorso differenziato e nel 2025
questa asset class ha dimostrato una notevole resilienza. A differenza delle obbligazioni denominate in
dollari statunitensi, il debito in valuta locale dei mercati emergenti offre un carry attraverso i tassi di
interesse locali, anziché attraverso gli spread creditizi, e il suo profilo di rendimento è determinato dalle
dinamiche monetarie specifiche di ciascun Paese. Ciò consente agli investitori di ottenere rendimenti
elevati senza esporsi eccessivamente ai rischi o alle correlazioni del mercato statunitense. Nel corso
degli anni, i mercati emergenti hanno registrato una maggiore partecipazione locale e una maggiore
credibilità fiscale, oltre a quadri di politica monetaria più trasparenti. Pertanto, oggi questa asset class
è più sensibile alle variazioni dei tassi di interesse interni che ai cambiamenti delle condizioni di credito
globali. Per quanto riguarda la politica monetaria, i mercati emergenti stanno beneficiando della
precedente stretta monetaria e di un ampio trend disinflazionistico, che offre alle banche centrali un
certo margine di manovra per tagliare i tassi. Sebbene il ritmo dei tagli dovrebbe rallentare nel 2026, il
ciclo non è ancora terminato e il margine per ulteriori riduzioni varierà da una regione all’altra. Il premio
di rendimento offerto dalle obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti rimane interessante,
fornendo un potenziale ammortizzatore contro la volatilità e un reddito attraente anche in un contesto
di calo dei rendimenti globali. Anche le valute dei mercati emergenti potrebbero contribuire ai
rendimenti, insieme al potenziale ulteriore deprezzamento del dollaro e alla diminuzione dei vantaggi
di rendimento del dollaro a favore di valute selezionate. Detto questo, ci aspettiamo che i risultati
saranno sempre più differenziati tra le regioni e le valute. Le valute ad alto carry sostenute da saldi
esterni forti e da quadri politici credibili sono quelle che dovrebbero beneficiarne maggiormente. Il
restringimento degli spread nel debito in valuta forte richiede un approccio altamente selettivo. Vediamo
opportunità interessanti nei mercati che stanno attraversando riforme strutturali, fasi di ripresa post-crisi
o transizioni di leadership che ridisegnano i profili di credito. Ancoraggi esterni come i programmi del
FMI, e il sostegno internazionale potrebbero rafforzare le ragioni a favore di un’esposizione mirata.






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