Guerra con l’Iran: quali grandi economie potrebbero pagare il prezzo più alto

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Il nodo energetico globale: petrolio, gas e lo stretto di Hormuz

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La regione del Golfo Persico è uno snodo centrale del sistema energetico globale: circa il 20% del petrolio mondiale passa attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei choke point strategici più importanti per il commercio internazionale.

Quando il conflitto minaccia questa rotta, l’effetto immediato è un forte aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Durante le prime fasi della crisi, il prezzo del greggio è già salito di oltre il 20-30%, con il rischio che possa raggiungere 130-150 dollari al barile se l’escalation dovesse prolungarsi.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Questo shock energetico non colpisce però tutte le economie allo stesso modo.

Le economie più vulnerabili

Asia: i grandi importatori di energia

Le economie asiatiche sono tra le più esposte perché dipendono fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente.

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  • Giappone importa circa il 95% del suo petrolio dal Medio Oriente.
  • Corea del Sud dipende dalla regione per circa il 70% del petrolio.
  • India ottiene circa il 55% del suo greggio dal Golfo.
  • Cina riceve circa la metà delle importazioni di petrolio da quell’area.

Per questi Paesi un aumento dei prezzi dell’energia ha tre effetti diretti:

  1. peggioramento della bilancia commerciale
  2. aumento dell’inflazione
  3. rallentamento della crescita economica

Secondo diversi economisti, anche un aumento del 10% del prezzo del petrolio può peggiorare significativamente i conti esterni di molte economie asiatiche.

Europa: inflazione e crescita più fragile

Anche l’Europa risulta vulnerabile, sebbene in misura diversa rispetto all’Asia. Paesi come Italia, Germania e Regno Unito subirebbero un impatto soprattutto attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti.

Dopo la crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina, molti Paesi europei hanno già ridotto la dipendenza dal gas russo. Tuttavia restano esposti agli shock sui prezzi globali dell’energia.

Le conseguenze principali sarebbero:

  • inflazione più elevata
  • rallentamento dell’industria
  • rinvio dei tagli dei tassi da parte delle banche centrali

In altre parole, il rischio macroeconomico è quello della stagflazione: crescita debole accompagnata da inflazione alta.

Economie emergenti e Paesi poveri

Le economie più fragili potrebbero subire un impatto ancora più severo. Molti Paesi africani e asiatici importano carburanti e hanno valute deboli, il che amplifica il costo dell’energia.

In Africa, ad esempio, l’aumento del prezzo del petrolio sta già generando:

  • aumento dei costi dei trasporti
  • inflazione alimentare
  • pressioni sui bilanci pubblici

Paesi con economie più fragili, come Sudan o Zimbabwe, rischiano effetti economici particolarmente pesanti.

Le economie che potrebbero soffrire meno (o addirittura beneficiare)

Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono relativamente più protetti perché sono diventati uno dei principali produttori di petrolio e gas grazie allo shale oil.

Questo non significa che l’economia americana sia immune: i prezzi della benzina più alti colpiscono i consumatori e alimentano l’inflazione, ma l’impatto macroeconomico è minore rispetto ai grandi importatori di energia.

Esportatori di energia

Alcuni Paesi potrebbero persino trarre vantaggio dall’aumento dei prezzi del petrolio:

  • Norvegia
  • Canada
  • Russia

In particolare, l’aumento del prezzo del greggio può rafforzare i ricavi energetici della Russia, aiutando le finanze pubbliche nonostante le sanzioni occidentali.

Il vero rischio globale: un nuovo shock energetico

Nonostante la concentrazione dei rischi su alcune economie, l’impatto complessivo sul PIL globale potrebbe restare relativamente contenuto se il conflitto fosse breve. Le economie del Golfo rappresentano solo il 2-3% del PIL mondiale, quindi il danno diretto sarebbe limitato.

Il problema reale è l’effetto indiretto sui prezzi dell’energia. Se il petrolio restasse sopra i 100-120 dollari al barile per un periodo prolungato, le conseguenze potrebbero includere:

  • inflazione globale più alta
  • rallentamento della crescita
  • ritardo nei tagli dei tassi
  • maggiore volatilità finanziaria

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Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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