Dazi, l’Ue blocca l’accordo con gli Stati Uniti: perché la decisione scuote i mercati

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Il Parlamento europeo ha deciso di sospendere ieri il processo di approvazione di un accordo commerciale con Washington concordato a luglio 2025 alla fine di mesi di negoziati, dopo che il presidente Donald Trump ha associato la possibile imposizione di nuovi dazi su prodotti di alcuni Stati membri (inclusi Francia e Germania) alla sua pretesa di controllo su Groenlandia e alla politica artica americana.

La decisione di Strasburgo non cancella formalmente l’accordo, ma blocca l’iter di ratifica, rinviando la votazione sulla rimozione dei dazi sui beni industriali americani, un elemento centrale dell’intesa transatlantica, finché non si chiarirà la posizione americana sulle minacce tariffarie. Il voto inizialmente programmato per 26-27 gennaio 2026 è stata rinviato a data da destinarsi. Questa sospensione non significa la cancellazione automatica dell’accordo, ma blocca il voto parlamentare necessario alla sua ratifica, segnando una forte presa di posizione politica dell’Eurocamera nei confronti di quello che è stato definito un uso “coercitivo” dei dazi come arma negoziale.

Che cosa succede ora

Con l’iter sospeso, le istituzioni europee si trovano ora a valutare risposte strutturate: dal ripristino di dazi sulle merci statunitensi congelati dopo l’accordo di luglio, alla possibile applicazione dello strumento anti-coercizione, fino a un possibile compromesso diplomatico che eviti un’escalation commerciale. In questo scenario, secondo la stampa finanziaria internazionale, la decisione del Parlamento europeo segna non solo un momento di tensione nelle relazioni Ue-Usa, ma anche una riflessione più ampia sulle condizioni di cooperazione commerciale globale in un’epoca in cui i rapporti geopolitici e le politiche industriali si intrecciano con decisioni tariffarie.

Quali settori erano coinvolti e cosa rischia l’export

L’intesa commerciale che il Parlamento europeo ha sospeso prevedeva la riduzione o eliminazione dei dazi su una vasta gamma di prodotti tra Unione europea e Stati Uniti. Si trattava di una sorta di accordo quadro su tariffe “reciproche, eque e bilanciate” (Agreement on Reciprocal, Fair, and Balanced Trade), pensato per sostituire le vecchie tensioni tariffarie transatlantiche.

Le principali caratteristiche del testo prima del congelamento includevano la tariffa generalizzata del 15% sui beni europei esportati negli USA, con alcuni limiti su metalli e prodotti specifici. Tariffe azzerate su certi beni industriali statunitensi esportati in UE, soprattutto in settori dove la rimozione dei dazi avrebbe stimolato scambi e investimenti.

Questi aspetti coinvolgevano ampie fasce di settore, tra cui:

Automotive e componentistica: settore chiave dell’export europeo verso gli Stati Uniti, particolarmente rilevante per Germania, Italia e Francia. Macchinari e tecnologie industriali: prodotti di ingegneria meccanica e industriale, essenziali per molte filiere manifatturiere europee. Prodotti chimici e farmaceutici: seppure in parte esentati da alcune tariffe, avrebbero beneficiato di una riduzione dei costi di accesso al mercato statunitense. Agrifood e vini europei: prodotti alimentari quali vini, formaggi e specialità Made in Europe avrebbero trovato migliori condizioni di competizione senza dazi alle frontiere.

Se l’accordo non sarà mai ratificato, molti di questi settori rischiano di restare esposti alle contromisure tariffarie che gli Usa hanno già implementato negli ultimi mesi (ad esempio incrementi dei dazi su prodotti europei fino al 15–50% in alcune categorie).

Secondo le analisi della stampa economica, la sospensione rischia di creare incertezza nei mercati e nelle catene del valore globali, perché produttori e esportatori europei non possono pianificare con chiarezza le condizioni di accesso al grande mercato statunitense.

Commenti e reazioni della stampa finanziaria europea

I principali quotidiani economici europei hanno tracciato un quadro articolato della situazione:

Financial Times — in vari commenti sulle tensioni commerciali transatlantiche, FT ha evidenziato che la sospensione dell’accordo segnala una perdita di fiducia reciproca tra Bruxelles e Washington. Il quotidiano sottolinea che molte imprese europee avevano considerato l’accordo un’opportunità per ridurre i costi di esportazione in settori come l’automotive e le macchine speciali, e che il rinvio potrebbe causare un aumento dei rischi di contenzioso tariffario.

Handelsblatt (Germania) — la stampa finanziaria tedesca ha posto l’accento sulle ripercussioni per il forte settore export tedesco, tra i più esposti alle esportazioni verso gli Stati Uniti. Secondo l’analisi tedesca, l’incertezza normativa potrebbe frenare ordini e investimenti, con un impatto diretto su PMI e grandi gruppi meccanici.

Les Échos (Francia) — il quotidiano economico francese ha sottolineato le preoccupazioni del settore agricolo e agroalimentare, che vede il potenziale accordo come un’opportunità per espandere l’export di vini e prodotti tipici. La stampa francese ha anche ricordato che la sospensione riflette l’opposizione politica verso le “minacce tariffarie”, viste come strumento di pressione politica improprio.

El País (Spagna) — enfatizza la reazione degli industriali spagnoli, che considerano la sospensione una battuta d’arresto in un contesto già segnato da pressioni competitive globali. La stampa iberica sottolinea che un veto prolungato all’accordo potrebbe spingere l’UE a diversificare maggiormente i mercati di export, rafforzando relazioni con aree come Mercosur.

Scenario politico-commerciale e strumenti di tutela

Dietro la sospensione non ci sono solo motivazioni economiche, ma anche questioni politiche legate alle minacce di tariffe statunitensi su paesi membri e al contenzioso su Groenlandia. Parlamentari europei hanno definito tali tattiche come “inaccettabili” e hanno negato il voto finché non ci saranno segnali di cooperazione piuttosto che coercizione da parte di Washington.

In risposta alla pressione tariffaria, l’UE ha strumenti come lo Strumento anti-coercizione (ACI), pensato per reagire quando un Paese terzo utilizza dazi o altre misure di pressione politica come leve negoziali suggerendo che la risposta europea potrebbe includere controdazi e restrizioni su 93 miliardi di dollari di beni statunitensi se il conflitto si inasprisse.

Tuttavia, come abbiamo pubblicato questa mattina, il “bazooka” sui Treasury è una tentazione, ma …meglio scegliere una strategia di sovranità.