Terzo settore, al tramonto il sistema delle Onlus: cambia la tassazione delle attività degli enti

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Con la riforma e le nuove indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, il criterio fiscale non dipenderà più dai tipi di attività, ma da come si definiscono

Dopo anni di transizione normativa, il sistema delle Onlus si avvia alla fase conclusiva. Con l’entrata a regime della riforma del Terzo settore e le indicazioni contenute in una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate, cambia infatti l’approccio fiscale applicato agli enti non profit. Il nuovo principio stabilisce che la natura commerciale o non commerciale di un’attività non dipenderà più esclusivamente dal tipo di servizio svolto, ma soprattutto dalle modalità con cui viene organizzato e realizzato.

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Si tratta di un passaggio significativo nel processo di attuazione della riforma del Codice del Terzo Settore, che ha ridefinito l’assetto giuridico e fiscale delle organizzazioni non profit italiane.

La fine del sistema delle Onlus

Per oltre vent’anni la figura delle Onlus (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale) ha rappresentato il principale modello giuridico per il non profit italiano. Tuttavia la riforma del Terzo settore ha previsto una progressiva sostituzione di questo regime con un sistema più ampio e articolato di enti del Terzo settore (ETS).

La transizione è stata lunga e complessa perché ha richiesto l’istituzione di nuovi strumenti amministrativi, tra cui il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, e l’adeguamento delle norme fiscali alla nuova disciplina.

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Con le ultime indicazioni dell’Agenzia delle Entrate si entra ora nella fase finale di questo processo, che segna il superamento definitivo del regime fiscale tradizionale delle Onlus.

Il nuovo criterio fiscale

Uno degli elementi più innovativi riguarda il modo in cui viene stabilita la natura commerciale o non commerciale delle attività svolte dagli enti. Nel sistema precedente, la distinzione dipendeva spesso dal tipo di attività: alcune prestazioni erano considerate automaticamente commerciali se prevedevano un corrispettivo economico.

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Con la nuova impostazione, invece, l’attenzione si sposta sulle modalità operative. In altre parole, anche attività svolte dietro pagamento possono essere considerate non commerciali se rispettano determinate condizioni legate alla finalità sociale e alla struttura organizzativa dell’ente.

Questo principio riconosce che molte organizzazioni del Terzo settore svolgono servizi complessi – ad esempio nel campo sociale, educativo o culturale – che possono richiedere contributi economici da parte degli utenti senza per questo perdere la loro natura solidaristica.

Un modello più vicino alla realtà del non profit

Secondo diversi esperti, il nuovo criterio fiscale riflette meglio la realtà delle organizzazioni del Terzo settore, che spesso operano in ambiti dove il finanziamento delle attività deriva da una combinazione di donazioni, contributi pubblici e quote di partecipazione degli utenti.

L’obiettivo della riforma è creare un sistema che permetta agli enti di sviluppare attività sostenibili nel tempo senza essere automaticamente assimilati a operatori commerciali.

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Le implicazioni per le organizzazioni

Per molte associazioni e fondazioni il passaggio al nuovo regime comporta la necessità di rivedere statuti, modelli organizzativi e sistemi contabili per adeguarsi alle norme del Codice del Terzo settore.

Allo stesso tempo, il nuovo quadro normativo potrebbe offrire maggiore flessibilità nella gestione delle attività e nella raccolta delle risorse, favorendo la crescita di progetti sociali, culturali e di volontariato.

Il regime forfettario previsto dal Codice del Terzo settore per organizzazioni di volontariato (Odv) e associazioni di promozione sociale (Aps) è applicabile a prescindere dalla natura commerciale o non commerciale dell’ente associativo e ne semplifica la gestione. In concreto, le Odv e le Aps con entrate commerciali inferiori a 85.000 euro potranno contare su coefficienti di redditività dell’1% per le Odv e del 3% per le Aps e consente anche di evitare l’applicazione dell’Iva, oltre a prevedere alcune semplificazioni negli adempimenti.

Una riforma destinata a ridefinire il settore

Il superamento del sistema delle Onlus rappresenta uno dei cambiamenti più importanti per il non profit italiano degli ultimi decenni. Con la piena attuazione della riforma, il Terzo settore si muove verso un modello più strutturato e trasparente, in cui la dimensione sociale delle attività viene valutata non solo in base alla loro natura formale ma anche al modo in cui contribuiscono al benessere collettivo.

L’obiettivo, ora, sarà accompagnare le organizzazioni in questa fase di trasformazione, garantendo al tempo stesso chiarezza normativa e sostenibilità economica per un comparto che svolge un ruolo sempre più rilevante nella società italiana.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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