Il dollaro scivola ai minimi da quasi quattro anni: allarme sui mercati e reazioni della stampa finanziaria americana
L’indice del dollaro (DXY) tocca i livelli più bassi dal 2022
Tra incertezze politiche negli Stati Uniti, speculazioni su interventi coordinati e pressioni sulle banche centrali, gli analisti Usa tracciano scenari su impatti su inflazione, export e decisioni della Federal Reserve.

Il dollaro americano continua la sua fase di debolezza, scendendo questa settimana ai minimi da quasi quattro anni contro le principali valute globali, con l’indice del dollaro (DXY) in calo sotto quota 96, livelli che non si vedevano da febbraio 2022.
Secondo i principali report di mercato, la moneta statunitense sta vivendo una fase di pressone ribassista persistente. Il biglietto verde ha registrato un calo prolungato nei giorni scorsi, segnando la quarta sessione consecutiva di flessione e consolidando un trend di debolezza iniziato già nel 2025.
Le reazioni della stampa finanziaria americana
La stampa finanziaria statunitense interpreta questo movimento come un fenomeno che va ben oltre un semplice aggiustamento di mercato e lo collega a una combinazione di fattori interni e internazionali.
The Wall Street Journal evidenzia che il calo del dollaro è collegato in parte alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha minimizzato l’importanza del deprezzamento, affermando che il valore «è ottimo» nonostante il crollo della valuta, una posizione che gli investitori interpretano come un segnale di ambiguità sulla politica economica e fiscale degli Stati Uniti. Secondo WSJ, un passo indietro nei confronti di un dollaro più forte ha rafforzato la speculazione sui mercati valutari e spinto gli operatori a intensificare le vendite di dollari, sostenendo l’ascesa del yen, dell’euro e di altre valute asiatiche.
Simili osservazioni emergono da MarketWatch, che sottolinea come il recente deprezzamento sia dovuto a “incertezze sulle politiche interne, aumenti del deficit federale oltre i 38 trilioni di dollari e una possibile enfasi della Casa Bianca su un dollaro più competitivo per le esportazioni”. Pur notando che un dollaro più debole può aiutare le esportazioni statunitensi, gli analisti citati da MarketWatch mettono in guardia sulle pressioni inflazionistiche derivanti da costi di importazione più elevati, una dinamica che può complicare la vita alla Federal Reserve nel suo compito di mantenere la stabilità dei prezzi.
Il Financial Times (in particolare nella sezione FirstFT) rimarca come il calo del dollaro abbia coinciso con un forte apprezzamento di valute “rifugio” come il franco svizzero, salito ai massimi da oltre un decennio, un segnale dei mercati che cercano rifugio in asset meno volatili in un clima di rischio geopolitico crescente e incertezza politica americana.
Quali sono le cause strutturali del trend
Gli analisti Usa citano diversi elementi alla base del deprezzamento
Incertezza politica e fiscale interna. Le dichiarazioni del presidente Trump, un deficit federale ampio e conflitti sugli stanziamenti di bilancio fanno temere che la politica possa influenzare le aspettative di mercato sulla stabilità dell’economia statunitense.
Pressioni sulla Federal Reserve. La possibilità di tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, in un contesto di pressione politica e dubbi sull’indipendenza della banca centrale, è vista come un elemento che tradizionalmente indebolisce la valuta.
Speculazioni su interventi di mercato. Mercati e analisti considerano ora anche l’ipotesi — pur non confermata ufficialmente — di interventi coordinati, ad esempio tra Stati Uniti e Giappone, per sostenere lo yen, scenario che ha già pesato sul rapporto USD/JPY e di riflesso sull’indice del dollaro.
Riprofilarsi delle valute globali. L’euro ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2021, mentre sterlina e altre valute principali accumulano guadagni contro il dollaro, riflettendo un posizionamento crescente dei mercati verso alternative al biglietto verde.
Impatti sui mercati e prospettive
Un dollaro più debole ha effetti ambivalenti: può favorire le esportazioni statunitensi, rendendo i prodotti americani più competitivi sui mercati esteri, ma può anche aumentare i costi delle importazioni, alimentando pressioni inflazionistiche sui prezzi al consumo.
Gli operatori americani citati dalla stampa sottolineano che la combinazione di politica fiscale incerta, possibili cambi nella leadership della Fed e speculazioni sui mercati valutari potrebbe mantenere il dollaro sotto pressione per buona parte del 2026, con implicazioni importanti per investitori, aziende globali ed economie emergenti.
In sintesi, la debolezza del dollaro non è solo un fenomeno tecnico di mercato: è interpretata come riflesso delle dinamiche politiche, monetarie e geopolitiche statunitensi, con effetti diffusi su asset, tassi di cambio e decisioni di politica economica globale.

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