Robeco: Perché la Groenlandia è meno Golden Dome e più corsa alle terre rare

Pieter Busscher, Head of Thematic Investing Energy/Mobility/Materials di Robeco -

L’amministrazione Trump continua a promuovere il controllo sulla Groenlandia come una questione di sicurezza nazionale e globale, ma la Groenlandia non è tanto una questione di difesa strategica quanto di garantire un nuovo tipo di metalli “preziosi”: le terre rare e i minerali che sono alla base delle tecnologie future e della crescita economica.

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  • La Groenlandia possiede un tesoro di risorse rare sepolte sotto il ghiaccio
  • I minerali e i metalli rari sono necessari per alimentare l’economia high-tech
  • La mossa degli Stati Uniti fa parte di un piano a lungo termine per contrastare il dominio della Cina sulle risorse rare

Quando i funzionari statunitensi parlano di assumere il controllo della Groenlandia, lo fanno in termini di sicurezza nazionale. Trump e i membri della sua amministrazione hanno ripetutamente affermato che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti è fondamentale per il progetto “Golden Dome”, un sistema antimissile globale che ospiterà intercettori missilistici terrestri a integrazione di quelli spaziali. Tuttavia, le iniziative politiche e di finanziamento intraprese finora rivelano un motivo molto più plausibile: procurarsi metalli e minerali per proteggere l’autonomia strategica degli Stati Uniti e la futura crescita economica.

La Groenlandia possiede notevoli riserve di elementi delle terre rare, minerali critici e metalli speciali, alcuni dei quali con nomi fantascientifici come disprosio, ittrio e terbio, oltre ai più conosciuti metalli di transizione come grafite, rame, zinco e nichel.

Insieme, costituiscono componenti fondamentali per magneti, laser, sensori e semiconduttori necessari per una lunga serie di tecnologie che guidano un’economia futura ad alte prestazioni: dai data center AI, ai veicoli elettrici e alla guida autonoma, alla robotica, ai droni e all’automazione industriale. L’elenco comprende anche le turbine eoliche, le celle solari e gli accumulatori a batteria che sono alla base di reti energetiche intelligenti e resilienti.

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Groenlandia: un premio a lungo termine

Sebbene sia in gran parte autonoma in materia di affari interni, la Groenlandia è ancora un territorio della Danimarca, che mantiene il controllo sulla politica estera e sulla difesa. Inoltre, le due economie sono profondamente integrate. I legami giuridici, economici e strategici con la Danimarca, membro dell’UE, implicano che qualsiasi risorsa della Groenlandia potrebbe essere rivendicata dall’UE. Uno studio del 2023 ha rilevato che 25 dei 34 minerali classificati come “materie prime critiche” dalla Commissione europea si trovano in Groenlandia.

Inoltre, la legge dell’UE sulle materie prime critiche fissa gli obiettivi per il 2030 di estrarre il 10%, trattare il 40% e riciclare il 25% del fabbisogno dell’UE di “materie prime strategiche”, limitando al contempo la dipendenza da un singolo paese al 65%. Ciò la pone in diretta concorrenza con gli Stati Uniti, che cercano anch’essi di assicurarsi le materie prime per mantenere la propria economia competitiva a livello globale e ridurre la dipendenza dall’estero.

Anche la Cina è interessata alla Groenlandia, avendo espresso interesse per la Groenlandia come parte della sua “Via della Seta Polare”, che mira ad accedere alle rotte commerciali del Mar Artico e ad acquisire una posizione di rilievo nelle risorse artiche. Anche alcune aziende cinesi hanno tentato di acquistare attività minerarie in Groenlandia, ma finora questi tentativi hanno incontrato la resistenza della Danimarca, degli Stati Uniti e della stessa Groenlandia.

I vincoli produttivi comportano prezzi più elevati

Mentre i fattori legati alla domanda sono in aumento, le forniture future sono incerte, creando un potere di determinazione dei prezzi per gli attori dominanti a monte (upstream). Il processo di costruzione di una miniera, per non parlare della sua messa in funzione, è notoriamente lungo e irto di complicazioni. Diversi fattori strutturali determinano questa realtà: le nuove miniere impiegano dai 15 ai 25 anni per raggiungere la piena produzione; la Cina continua a dominare la raffinazione a valle (downstream) di molti materiali critici.

Sebbene gli Stati Uniti e l’Europa stiano riportando in patria parti fondamentali della produzione (reshoring), questi sforzi sono costosi e i progressi sono lenti. Ecco perché la Groenlandia riveste un’importanza strategica a lungo termine anziché rappresentare una soluzione rapida. Il risultato è un persistente squilibrio tra domanda in aumento e offerta limitata, che porta a un aumento del deficit di rame, alla stabilizzazione dei prezzi del litio a livelli più elevati, al miglioramento dei margini per i produttori di terre rare e a premi sostenuti per i fornitori nazionali. Gli investitori sono naturalmente attratti da questo scenario, poiché la scarsità stessa diventa un tema investibile.

Implicazioni per gli investimenti

La domanda di materiali sta accelerando, trainata da forze potenti quali l’elettrificazione, l’espansione dell’intelligenza artificiale, i rapidi progressi nella robotica e la crescente automazione industriale. Le persistenti limitazioni dell’offerta, amplificate dalle tensioni geopolitiche, continuano a rafforzare il potere di determinazione dei prezzi in tutto il settore. Nonostante queste pressioni, le valutazioni nell’ecosistema dei minerali e dei materiali sono interessanti e offrono l’opportunità di un potenziale di rialzo significativo e duraturo, poiché gli utili delle aziende del settore continuano a crescere.

Guardando al futuro, agire subito è fondamentale. Proprio come il petrolio ha caratterizzato il secolo scorso, i materiali plasmeranno il prossimo. L’attenzione geopolitica sulla Groenlandia è solo un sintomo visibile di una realtà più ampia: le economie non possono decarbonizzare, digitalizzare, automatizzare o mantenere la sicurezza senza un accesso sicuro ai materiali strategici e alle tecnologie necessarie per lavorarli.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

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