La Stampa in vendita: la trattativa esclusiva di Gedi con il gruppo Sae scuote media e opinione pubblica internazionale
L’accordo in esclusiva tra Gedi e Sae per la possibile cessione de La Stampa apre una fase delicata nel panorama dell’editoria italiana, con forti reazioni sulla pluralità dell’informazione e sul ruolo storico dei quotidiani di Torino e Roma.
Il gruppo editoriale GEDI, controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann, ha confermato di aver avviato una trattativa in esclusiva con il gruppo Sae (Sapere Aude Editori) per la vendita del quotidiano La Stampa, compresi gli asset collegati e le rotative. La notizia, riportata anche da Reuters, segnala un’accelerazione significativa in un’operazione che potrebbe ridefinire la geografia dell’informazione italiana.
La trattativa con Sae – realtà già proprietaria di testate locali come Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena e Gazzetta di Reggio – segue le negoziazioni più ampie su altri asset di GEDI, tra cui La Repubblica e radio popolari come Radio Deejay. Secondo fonti ufficiali, Sae avrebbe presentato un piano di sviluppo ritenuto “concreto e ambizioso”, con impegni per la tutela degli asset e delle garanzie occupazionali richieste anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, che ha definito la trattativa come “iniziativa strategica”.
Reazioni internazionali: pluralismo e indipendenza sotto la lente
La possibile vendita di due pilastri dell’informazione italiana – La Stampa e La Repubblica – ha suscitato l’attenzione non solo nazionale ma anche della stampa internazionale e delle organizzazioni per la libertà di stampa.
A livello internazionale, Reporters Without Borders (RSF) ha espresso preoccupazione: il potenziale trasferimento a gruppi con garanzie di indipendenza editoriali non chiare potrebbe “desequilibrare duramente il panorama mediatico italiano e costituire una minaccia al diritto a un’informazione pluralistica e indipendente”. L’organizzazione ha richiamato l’importanza dell’European Media Freedom Act, ora pienamente applicabile, per tutelare l’autonomia delle redazioni e promuovere il pluralismo esterno nel settore mediatico europeo.
Parallelamente, testate internazionali come Reuters ed Euronews hanno descritto la situazione come un momento di profonda trasformazione dell’editoria italiana, in un contesto di calo delle vendite cartacee e di crescente pressione economica sulle testate tradizionali. Il coinvolgimento di investitori esteri e gruppi con una presenza internazionale – come l’Antenna Group greco, interessato fino a poco tempo fa all’acquisto di altri asset GEDI – ha accentuato i timori per la pluralità dell’informazione in un mercato media sempre più globalizzato e concentrato.
Nel frattempo, le agenzie internazionali documentano che la questione non è soltanto economica: c’è una forte componente politica e democratica nel dibattito, con giornalisti delle redazioni coinvolte, in particolare quelli de La Stampa, che hanno già indetto scioperi e mobilitazioni contro l’incertezza sul futuro occupazionale e sulle possibili linee editoriali post-vendita.
Un nodo strategico per l’informazione europea
Questa vicenda mette in luce due linee di tensione fondamentali nel sistema mediatico contemporaneo. Economica: i quotidiani e gruppi editoriali tradizionali affrontano difficoltà strutturali legate al calo delle vendite, alla digitalizzazione e alla concorrenza globale, spingendo verso fusioni e acquisizioni transnazionali. Democratica: la vendita delle principali testate italiane solleva interrogativi sulla pluralità dell’informazione, sulle garanzie di indipendenza e sulla protezione di spazi di critica nel discorso pubblico, temi che gruppi internazionali per la libertà di stampa considerano centrali per la salute delle democrazie.
La trattativa in esclusiva tra GEDI e il gruppo Sae per La Stampa non è solo una questione di mercato: è un simbolo della crisi e trasformazione dell’editoria europea, che intreccia economia, politica, libertà di stampa e ruolo delle istituzioni nel garantire pluralismo. I prossimi mesi saranno cruciali non soltanto per il destino di una delle più antiche testate italiane, ma anche per definire come si evolverà il quadro normativo e istituzionale per la salvaguardia dell’indipendenza giornalistica nel contesto europeo.

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