Tim, conversione delle azioni di risparmio e riduzione del capitale sociale. I commenti della stampa
99,87 % di voti favorevoli alla conversione delle azioni di risparmio e alla riduzione del capitale sociale

Con un consenso vicino all’unanimità i soci approvano l’operazione che elimina le azioni di risparmio e semplifica la struttura patrimoniale del gruppo; tra i commenti dei principali quotidiani italiani e internazionali emergono interpretazioni sul significato strategico dell’operazione.
L’assemblea degli azionisti di Tim ha dato il via libera con 99,87 % di voti favorevoli e solo lo 0,13 % di astenuti alla conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie, segnando di fatto l’addio a una categoria di titoli storicamente presenti nel capitale della compagnia telefonica. Contestualmente è stata approvata, con 99,65 % dei consensi favorevoli, la riduzione volontaria del capitale sociale a 6 miliardi di euro, misura utile a rafforzare le riserve patrimoniali in vista delle azioni da intraprendere in un settore sempre più competitivo.
L’operazione è articolata in una fase facoltativa (rapporto 1:1 più un conguaglio di 0,12 €) e una obbligatoria (rapporto 1:1 più 0,04 €) per i titoli non convertiti, che prevede anche il diritto di recesso per gli azionisti di risparmio che non hanno partecipato alla votazione, con valore di liquidazione fissato a 0,5117 € per azione.
I commenti della stampa italiana
Il Sole 24 Ore aveva già descritto l’operazione nei giorni precedenti l’assemblea come un “passo decisivo verso una semplificazione della governance e della struttura del capitale”, sottolineando come la mossa fosse attesa da tempo dal mercato e potenzialmente in grado di migliorare la leggibilità del titolo TIM per gli investitori istituzionali. In particolare, l’analisi evidenziava che la riduzione del capitale non pregiudica i diritti dei titolari di azioni di risparmio, pur richiedendo il voto dell’assemblea straordinaria per la conversione stessa.
Il Corriere della Sera ha enfatizzato gli effetti sul profilo proprietario della società, con l’eliminazione di una classe di azioni che non conferisce diritti di voto ma privilegi sui dividendi, e con il titolo TIM che ha registrato una performance positiva a Piazza Affari, sui massimi dal 2018, proprio alla vigilia dell’assemblea. Il quotidiano ha anche richiamato la possibilità che la nuova compagine azionaria renda più facile il conferimento di asset come PosteMobile, senza violare le soglie di partecipazione che in passato avrebbero imposto un’Opa obbligatoria.
La Repubblica, attraverso un articolo dedicato, ha messo in evidenza il quadro operativo dell’assemblea e la maggioranza schiacciante con cui sono state approvate entrambe le delibere, ricordando anche le condizioni di efficacia dell’operazione, come il limite massimo di esborso per l’esercizio del diritto di recesso e l’assenza di opposizioni da parte dei creditori.
La stampa finanziaria internazionale
Anche i principali quotidiani internazionali e media finanziari hanno guardato con attenzione alla svolta societaria di Tim. MarketWatch ad esempio aveva intercettato già lo scorso dicembre la proposta di conversione e la riduzione del capitale, interpretando l’operazione come parte di un piano più ampio per semplificare la struttura azionaria e rafforzare la liquidità del titolo sul mercato.
In generale, la stampa internazionale, tra le righe, ha collegato questa operazione a un contesto più ampio di trasformazione del settore delle telecomunicazioni europeo, dove rendere più trasparente e uniforme la struttura del capitale è spesso un prerequisito per attrarre investimenti esteri e istituzionali.
Significato strategico dell’operazione
Per analisti e commentatori di mercato, quella approvata dai soci non è solo una modifica tecnica di statuto, ma una decisione che può segnare una fase di maggior stabilità e trasparenza per Tim. L’eliminazione delle azioni di risparmio, che non conferiscono diritti di voto e hanno privilegi economici storici non più così attuali, può favorire una compagine azionaria più coerente con modelli internazionali e attirare flussi di capitale più ampi.
La riduzione del capitale sociale, dal canto suo, non implica un impoverimento delle risorse dell’azienda: il capitale liberato confluirà nelle riserve legali e disponibili, che potranno essere utilizzate per interventi di stabilizzazione, eventuale remunerazione dei soci o investimenti strategici, contribuendo al rafforzamento dell’equilibrio finanziario del gruppo.
Tappe successive e prospettive
Con la conversione approvata, e dopo la finestra di recesso per gli azionisti di risparmio, la transizione sembra destinata a concludersi nei prossimi mesi. Ciò potrebbe anche favorire un come back dei dividendi ordinari, sospesi da anni, se i risultati operativi e patrimoniali lo consentiranno.
In un mercato delle telecomunicazioni sempre più competitivo, la semplificazione della governance, l’aumento del free float e la maggiore leggibilità del titolo sono elementi visti da molti osservatori come condizioni essenziali per la ripresa dell’interesse degli investitori istituzionali internazionali, con possibili impatti positivi anche sul prezzo azionario e sulla reputazione del gruppo nel lungo periodo.

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