AI, la tesi di Matt Shumer che scuote il mondo. Posti di lavoro a rischio. Settori salvi: finanza e design

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Non si parla d’altro. Un post dirompente che scuote le coscienze e allerta sui cambiamenti e rischi dell’AI. A scriverlo sul social network X è Matt Shumer, amministratore delegato di OthersideAI – società statunitense che sviluppa di strumenti di scrittura basati sull’IA. Il post che parla dell’impatto dell’AI sul mercato del lavoro ha superato 75 milioni di visualizzazioni in meno di due giorni.

La tesi di Matt Shumer sull’impatto dell’Ai nel mondo del lavoro

“Ripensate a febbraio 2020 – scrive Shumer all’inzio della sua analisi -. Forse avete notato alcune persone parlare di un virus che si stava diffondendo all’estero. La maggior parte di noi, però, non se ne curava. La Borsa andava bene, i figli erano a scuola, si usciva a cena, ci si stringeva la mano, si organizzavano viaggi. Se qualcuno avesse detto che stava facendo scorte di carta igienica, avreste pensato che frequentasse qualche forum bizzarro di internet. Poi, nell’arco di circa tre settimane, il mondo intero è cambiato. L’ufficio ha chiuso, i figli sono tornati a casa e la vita si è riorganizzata in una forma che, solo un mese prima, sarebbe sembrata inverosimile”.

Rischio dell’Ai maggiori del Covid

Per Shumer oggi ci troviamo nella stessa situazione. Ci ripetiamo “sembra un’esagerazione”, scrive l’imprenditore. Ma il pericolo all’orizzonte è “molto, molto più grande del Covid”.

I timori non riguardano una crisi sanitaria ma un’accelerazione della tecnologia e quindi dell’AI che mette a rischio le fondamenta del mercato del lavoro e, di conseguenza, della società nel suo complesso.

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L’allarme: “Sta succedendo a me, voi sarete i prossimi”

“Non si tratta più di generare testo, immagini o video. I modelli più avanzati sono oggi capaci di scrivere interi software da soli, senza la necessità dell’intervento – e in alcuni casi della supervisione – degli esseri umani. L’allame lanciato da Matt Shumer: “Sta succedendo a me, ma voi sarete i prossimi” “Io so che è reale perché è successo prima a me”.

Matt Shumer fa riferimento alla sua esperienza di imprenditore nel campo dell’IA per spiegare ciò che, a suo dire, molti al di fuori dell’industria tecnologica non hanno ancora compreso. “Non stiamo facendo previsioni – scrive -. Vi stiamo raccontando quello che è già accaduto nei nostri lavori, e vi stiamo avvertendo che sarete i prossimi”.

ChatGPT e OpenAi e il nuovo rilascio Opus 4.6 di Anthropic

Il cuore dela questione è accaduta lo scorso 5 febbraio: “Due importanti laboratori di intelligenza artificiale hanno rilasciato nuovi modelli nello stesso giorno: GPT-5.3 Codex di OpenAI e Opus 4.6 di Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude, uno dei principali concorrenti di ChatGpt”.

Shumer scrive: “Non come un interruttore che si accende all’improvviso – afferma – piuttosto come quando ti accorgi che l’acqua è salita intorno a te e ormai ti arriva al petto”.

“Non sono più necessario per svolgere il lavoro tecnico che richiede il mio impiego” ammette Shumer, confermando le sensazioni di Sam Altman che, qualche giorno fa, erano suonate come marketing: “Sono molto entusiasta dell’intelligenza artificiale – ha scritto su X il CEO di OpenAI – ma vorrei dire una cosa controcorrente: la settimana scorsa ho creato un’app con Codex. È stato molto divertente. Poi ho iniziato a chiedere idee per nuove funzionalità e almeno un paio di queste si sono rivelate migliori di quanto avessi immaginato. Mi sentivo un po’ inutile ed è stato triste”.

Nello stesspo giorno anche Aditya Agarwal – co-fondatore dell’app per la salute Bevel – ha parlato di una sensazione di spaesamento dopo aver programmato con Claude Code, l’IA più avanzata di Anthropic per la scrittura del codice: “E’ ormai evidente che non scriveremo mai più codice a mano. Non ha alcun senso farlo”.

“È un periodo strano – ha scritto, sempre su X, Agarwal -. Mi sento pieno di meraviglia ma anche attraversato da una profonda tristezza. Qualcosa in cui ero molto bravo ora è diventato gratuito e abbondante. Sono contento… e allo stesso tempo disorientato”

Dal diritto alla finanza al design. Ecco i settori non a rischio

Shumer elenca settori che finora si sono sentiti relativamente al riparo: diritto, finanza, medicina, contabilità, consulenza, scrittura, design, analisi, servizio clienti. Non saranno in pericolo “tra dieci anni”. Chi sviluppa questi sistemi, sostiene l’imprenditore, parla di un orizzonte compreso tra uno e cinque anni. “Alcuni dicono meno. E considerando quello che ho visto solo negli ultimi due mesi, penso che ‘meno’ sia l’ipotesi più probabile”.

La ricetta vincente di Shumer

Secondo Matt Shumer, la risposta all’AI sta nella capacità di anticipare i tempi attraverso un impegno diretto con le nuove tecnologie.L’imprenditore sostiene che il vantaggio competitivo più rilevante risieda nell’essere tra i primi a comprendere e utilizzare questi strumenti in modo sistematico.

Shumer suggerisce di abbandonare l’uso superficiale dell’intelligenza artificiale, spesso limitato a semplici ricerche rapide, per investire invece in versioni avanzate e a pagamento dei principali modelli linguistici, come ChatGpt o Claude.

Ai e giovani: siano costruttori

Shumer suggerisce di insegnare ai giovani a diventare “costruttori” e a mantenere un’attitudine all’apprendimento permanente, poiché la capacità di adattarsi rapidamente ai nuovi strumenti sarà l’unico vantaggio duraturo in un mercato del lavoro in costante mutamento.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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