AI, Wall Street ha paura. Vendite diffuse nel comparto software. L’annuncio di Anthropic

In meno di un mese il comparto software ha ceduto 1.200 miliardi di dollari di capitalizzazione. E anche martedì per Wall Street non è stata una giornata facile. Ieri, gli indici sono scesi a causa dei rinnovati timori sui potenziali effetti dell’intelligenza artificiale sull’economia. La minaccia del presidente Donald Trump di aumentare i dazi doganali globali al 15% e le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno poi tenuto gli operatori di mercato in ansia. Nel frattempo sono entrati in vigore dazi del 10%, in attesa della formalizzazione dell’aumento al 15%.
Vendite diffuse nel comparto software
Microsoft e CrowdStrike hanno registrato perdite significative nella sessione precedente e martedì sono arrestrate ancora, rispettivamente dello 0,2% e dell’1%.
Segno positivo invece per i media, con Warner Bros. e Paramount in rialzo. Paramount ha presentato una nuova proposta di acquisizione di Warner Bros., che verrà valutata in alternativa all’intesa già raggiunta con Netflix, il cui titolo resta invariato.
Occhi puntati sull’annuncio di Anthropic: nuovi prodotti e funzionalità
L’attenzione degli operatori si concentra inoltre su un evento chiave organizzato dalla società di intelligenza artificiale Anthropic. La società ha annunciato che il suo Claude Cowork ora puo’ essere collegato a DocuSign e ad altri strumenti aziendali esistenti, come Google Drive e Gmail. Questa mossa ha offerto un certo ottimismo agli investitori sulla possibilita’ che l’intelligenza artificiale si integri nei software aziendali, piuttosto che sostituirli.
L’analisi Ubs: caccia alle vittime dell’AI
La correzione ha coinvolto un ampio ventaglio di comparti: software, servizi legali, logistica, assicurazioni e immobiliare. Questi timori si concentrano soprattutto sul mondo del software: Alphabet ha comunicato che gli agenti basati su IA generano già il 50% del suo codice, mentre Meta ha evidenziato che la produttività dei suoi ingegneri è aumentata del 30% grazie a questi agenti. L’impatto sugli utili societari richiederà anni per concretizzarsi, ma la rapidità e la diffusione di questi movimenti di mercato dimostrano come, in questo momento, l’umore prevalga sui fondamentali. Nel frattempo, la spesa in conto capitale per i data center è aumentata oltre le nostre aspettative. I quattro maggiori hyperscaler (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft), insieme a Oracle, probabilmente spenderanno quasi 700 miliardi di dollari quest’anno, oltre una volta e mezzo il livello dello scorso anno e quattro volte quello di tre anni fa, afferma Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer, UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia.
Corsa per l’egemonia nell’Ai
Sembra che queste aziende siano impegnate in una corsa per l’egemonia nell’IA, ma questi investimenti assorbiranno quasi interamente i flussi di cassa operativi e potrebbero portare a un crescente ricorso al debito. In questo scenario, riteniamo necessario attendere conferme sulla monetizzazione di questi ingenti investimenti. Per questo abbiamo abbassato il nostro giudizio sul settore tecnologia e comunicazioni statunitensi da “interessante” a “neutrale”.
Non è una decisione facile, perché essere neutrali sul settore tecnologico è un po’ come nuotare controcorrente: negli ultimi quarant’anni la tecnologia ha sovraperformato il mercato in circa due anni su tre. Queste riflessioni si estendono anche alle società non quotate nel campo dell’IA, che complessivamente hanno raccolto oltre 500 miliardi di dollari dal 2021 ad oggi e sono valutate circa 2800 miliardi di dollari, pur essendo in gran parte non redditizie. Se l’accesso al capitale dovesse diventare più difficile, portando queste società a rallentare gli investimenti, il conseguente calo della domanda di capacità di calcolo potrebbe avere ricadute sulle società quotate attive nel cloud e nei semiconduttori.




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