I giocatori e le community come motore del valore economico nell’industria globale dei videogiochi
Il mercato globale dei videogiochi è oggi una delle realtà economiche più rilevanti e strutturate dell’economia digitale. Quello che per anni è stato considerato un settore di intrattenimento di nicchia si è trasformato in un’industria capace di superare, per dimensioni e redditività, cinema e musica messi insieme. Dopo aver raggiunto i 180,3 miliardi di dollari nel 2021, il settore ha continuato a espandersi e, secondo le stime più recenti, nel 2026 il valore complessivo del mercato globale dei videogiochi è proiettato in una forchetta compresa tra oltre 300 e quasi 380 miliardi di dollari. La fase di crescita esplosiva registrata durante la pandemia ha lasciato spazio a una fase di consolidamento, ma su basi economiche molto più ampie e mature.
Questa crescita non è stata uniforme, ma ha seguito una profonda ricomposizione interna del mercato. Il segmento mobile è diventato il vero fulcro dell’industria, generando già oltre 90 miliardi di dollari e continuando a crescere grazie alla diffusione globale degli smartphone e alla riduzione delle barriere di accesso. Al contrario, i segmenti PC e console mostrano una dinamica più stabile o in lieve contrazione. Non si tratta solo di un cambiamento tecnologico, ma di una trasformazione economica: il mobile ha favorito modelli di distribuzione scalabili, globali e compatibili con forme di monetizzazione continue. Ecosistemi come Robloxincarnano perfettamente questo passaggio, basando il proprio valore non tanto sulla vendita di un singolo prodotto quanto sulla partecipazione costante degli utenti e sulla produzione di contenuti da parte della community.
Il vero spartiacque dell’industria è però rappresentato dall’affermazione del free-to-play. Sempre più giochi rinunciano al prezzo iniziale per costruire ricavi nel tempo attraverso microtransazioni, contenuti aggiuntivi, abbonamenti e pubblicità. Dal punto di vista finanziario, il videogioco non è più un bene da acquistare una volta sola, ma un servizio continuo, il cui valore dipende dalla durata e dall’intensità della relazione con il giocatore. In questo contesto, concetti come engagement, retention e lifetime value hanno sostituito le copie vendute come metriche centrali per analisti e investitori. Il giocatore diventa così una risorsa economica di lungo periodo, non un semplice consumatore occasionale.
È proprio qui che emerge il ruolo cruciale delle community dei giocatori, diventate una vera infrastruttura economica del settore. Recensioni, forum, social network, contenuti generati dagli utenti e streaming influenzano direttamente la domanda, la reputazione e la longevità commerciale dei titoli. Le piattaforme di live streaming, come Twitch, sono ormai snodi fondamentali dell’economia dell’attenzione: possono determinare il successo improvviso di un gioco, ma anche amplificare rapidamente reazioni negative. Le community non si limitano a commentare i prodotti, ma contribuiscono attivamente a crearne il valore, estendendo il ciclo di vita dei giochi e rafforzando gli effetti di rete che rendono alcuni ecosistemi dominanti.
Dal punto di vista finanziario, il settore continua a mostrare una forte capacità di attrarre capitali. Negli ultimi anni gli investimenti globali nel gaming hanno raggiunto decine di miliardi di dollari, trainati soprattutto da investimenti privati e operazioni di fusione e acquisizione. Le principali aziende del comparto hanno spesso sovraperformato gli indici di Borsa tradizionali, segnalando la fiducia degli investitori in modelli di business basati su piattaforme, effetti di rete e community consolidate. Tuttavia, l’industria rimane ad alta intensità di capitale: lo sviluppo di titoli AAA richiede investimenti enormi, favorendo la concentrazione del mercato e rendendo sempre più strategica la gestione del rischio legato alle aspettative dei giocatori.
L’impatto economico del gaming va ben oltre i ricavi delle singole imprese. Negli Stati Uniti il settore contribuisce per decine di miliardi di dollari al PIL, genera importanti entrate fiscali e sostiene centinaia di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti. In Europa centrale e orientale, Paesi come Polonia e Repubblica Ceca mostrano una crescita tale da rendere l’industria videoludica più rilevante di cinema e televisione tradizionali, mentre mercati emergenti come l’Ucraina evidenziano un forte potenziale, soprattutto nel mobile, nonostante limiti normativi e finanziari. L’industria dei videogiochi si configura così come una network industry, caratterizzata da forti effetti di rete, economie di scala e lock-in, spesso concentrata attorno a grandi piattaforme digitali come Steam.
Guardando al 2026 e oltre, il messaggio per il mondo della finanza è chiaro: il valore dei videogiochi non risiede più solo nella tecnologia o nella proprietà intellettuale, ma nella capacità di costruire ecosistemi e relazioni. Le community non sono un elemento accessorio, ma il cuore del modello economico. In un’economia sempre più basata sull’attenzione e sulla partecipazione, il gaming rappresenta uno dei casi più avanzati di trasformazione del capitale sociale in capitale economico. Ed è proprio per questo che, oggi, i giocatori contano quanto – se non più – dei capitali investiti.




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