Btp, la guerra spinge al rialzo i titoli di Stato. Rendimenti da record

Le tensioni legate al conflitto in Iran e le ricadute su petrolio, inflazione e quadro macroeconomico globale stanno spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato, sia negli Stati Uniti sia in Europa.
A guidare i movimenti dei mercati obbligazionari è soprattutto il cambio di aspettative sulle prossime mosse delle banche centrali. Gli investitori si trovano ora a fare i conti con la prospettiva concreta di una svolta nella politica monetaria, scenario che sia la Federal Reserve sia la Banca centrale europea hanno lasciato intendere al termine delle riunioni degli ultimi giorni.
Il rincaro del petrolio e l’inflazione
A pesare è il timore di una nuova accelerazione dell’inflazione, alimentata dal rincaro del petrolio. Un rischio che sta inducendo molti operatori a ridurre l’esposizione ai titoli obbligazionari, con un conseguente calo dei prezzi e un aumento dei rendimenti su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Risalita dei rendimenti dei titoli del Tesoro Usa ed europei
Prosegue la salita dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi, mentre anche in Europa si registra un generalizzato aumento lungo tutta la curva. Il movimento riflette il ridimensionamento delle aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno.
Negli Stati Uniti, i rendimenti dei Treasury a due anni sono saliti di 4 punti base al 3,83%, mentre quelli a cinque anni hanno guadagnato 3 punti base, attestandosi al 3,91%.
In Europa, l’aumento dei rendimenti è stato accompagnato da un fenomeno di “flight to quality”, che ha favorito i titoli di Stato considerati più sicuri dell’area euro, in particolare i Bund tedeschi. Questi ultimi hanno mostrato una maggiore tenuta rispetto ai titoli dei Paesi periferici, con l’Italia tra i più penalizzati.
Il differenziale tra BTp e Bund evidenzia chiaramente questa dinamica. Dalla fine di febbraio, infatti, lo spread è salito in modo significativo: il 27 febbraio — alla vigilia dello scoppio della guerra in Iran — si attestava a 63 punti base, mentre oggi oscilla intorno agli 87 punti base.
Parallelamente, il rendimento del BTp decennale è aumentato dal 3,27% al 3,85%, livelli che non si registravano dall’aprile 2025. Per ritrovare uno spread superiore agli 80 punti base bisogna risalire allo scorso ottobre.
Il mercato ha così riassorbito i benefici legati al miglioramento del rating sovrano italiano. Nell’autunno scorso, infatti, sia Fitch Ratings (a settembre) sia Moody’s (a novembre) avevano rivisto al rialzo il merito di credito dell’Italia. In particolare, Moody’s aveva portato il rating della Repubblica Italiana da “Baa3” a “Baa2”, segnando la prima promozione dopo 23 anni.







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