“Supervisor, i professionisti dell’AI”. La guida di Filippo Poletti caratterizzata da ampio respiro, tra divulgazione e marketing tecnologico

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Il libro di Filippo Poletti, che introduce l’AI negli studi professionali, apre discussioni e reazioni. Il caso dei giornalisti e gli strumenti proposti per un uso corretto e auspicabile, se ben capito

Filippo Poletti Top Voice, Executive MBA, Corporate Consultant, Journalist Messaggero, Teacher UniPV, Speaker & Author, Communication Manager FieraMilano

“Supervisor, i professionisti dell’AI” è un libro che si colloca a metà strada tra manuale operativo e manifesto culturale. L’idea centrale è chiara: il professionista del futuro non sarà sostituito dall’intelligenza artificiale, ma diventerà un “supervisore” capace di orchestrarla. Un concetto efficace sul piano divulgativo, sostenuto da numerosi casi pratici e da un impianto corale costruito attraverso interviste ai presidenti degli ordini professionali, tra cui quello dei giornalisti guidato da Carlo Bartoli.

Ma è proprio qui che il libro mostra i suoi punti più interessanti… e anche più controversi.

Il cuore del libro: l’AI come “assistente cognitivo”

Poletti propone un modello preciso, ovvero l’AI come strumento di delega evoluta in cui il professionista, qualunque sia la sua specializzazione, non si pone come passivo utente promotore del pensiero di altri (cervelli veri o artificiali) ma piuttosto come regista dei processi cognitivi e informativi in cui assume un ruolo fondamentale il lavoro di ciascuno trasformato in gestione di prompt e output la cui responsabiltà resta comunque in capo all’essere umano.

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Il libro offre anche un assistente AI interattivo per porre domande sui temi trattati

Questo elemento distintivo del libro è già un grande passo avanti: è l’integrazione con Virgilio AI, un assistente che consente al lettore di interrogare direttamente i contenuti del libro tramite QR code, combinando più modelli linguistici.

Qui sta uno dei meriti del volume: portare la saggistica verso una forma interattiva, quasi ibrida tra libro e piattaforma tecnologica.

I temi trattati: “un libro che parla con te”

Il libro tratta specificamente di come l’intelligenza artificiale può essere integrata in una vasta gamma di professioni. Le figure professionali menzionate sono: medici, psicologi, infermieri, commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, notai, architetti, giornalisti ed esperti di audio e video.
Il volume esplora i punti di forza, le debolezze, le minacce e le opportunità che l’AI porta negli studi professionali di queste categorie, proponendo un percorso che definisce la nuova figura del supervisore di AI.

Il capitolo sul giornalismo: il nodo più delicato

Il passaggio dedicato al giornalismo è, paradossalmente, il più problematico. Il libro insiste su alcuni punti e in particolare sull’uso dell’AI per fact-checking, generazione di contenuti multiformato e supporto nella produzione e distribuzione delle notizie.

Il problema non è l’analisi in larga parte condivisibile, ma talvolta il tono implicitamente ottimistico: si sottovaluta il rischio di omologazione dei contenuti e si dà per acquisita l’affidabilità degli strumenti. Si rischia di trattare la produzione giornalistica come una sorta di processo industriale, o poco meno.

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In altre parole, il giornalismo viene letto più come workflow che come processo critico e qui emerge una frizione evidente con la cultura professionale della categoria.

Il commento di Carlo Bartoli, presidente dell’ordine dei giornalisti: prudenza istituzionale

Il contributo di Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, va letto proprio in questa chiave. Nel libro (e nei materiali collegati) la posizione dell’Ordine è sì apertura all’innovazione, ma con forte attenzione a deontologia e responsabilità

Non è un caso: il giornalismo è uno dei pochi ambiti in cui l’AI non è solo efficienza, ma questione democratica.

La distanza tra l’approccio di Poletti e quello istituzionale sta qui: Poletti → AI come acceleratore, invece Bartoli → AI come rischio da governare. Una differenza non marginale.

ASK e PostPicr: innovazione o semplificazione eccessiva?

Il libro introduce e valorizza modelli e sistemi di interazione con l’AI (tra cui logiche assimilabili a sistemi “ASK” e strumenti di generazione/analisi contenuti).

Sistemi ASK (interrogativi/assistivi)

Sono basati su query strutturate, dialogo con basi di conoscenza e retrieval + generazione. Sono estremamente utili per efficienza e accesso rapido alle informazioni, ma rischiano di creare dipendenza cognitiva e soprattutto di appiattire la verifica delle fonti.

In realtà proprio qui si pone l’aspetto più positivo per il mondo giornalistico. Se invece di dedicare ore alla ricerca delle fonti il giornalista si può dedicare ai contenuti e ai commenti, cuore del suo lavoro, la presenza dell’AI che gli fornisce in pochi istanti i collegamenti alla realtà circostante non può che ottimizzare il suo lavoro e convalidarlo.

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Sistemi tipo PostPicr (generazione contenuti/immagini/post)

Si tratta di strumenti che automatizzano la creazione di contenuti visivi o testuali e l’adattamento multicanale. Sono efficaci sul piano produttivo, ma con un rischio elevato di perdita di autenticità, standardizzazione narrativa e scarsa considerazione delle fonti, non proprio un compromesso che un giornalista serio dovrebbe accettare.

Nell’ambito di altre professioni potrebbero funzionare, ma in ambito giornalistico, meno.

Insomma, il libro tende a presentare l’AI come neutrale e affidabile e fa intendere che la capacità del singolo professionista di controllarla sia sufficiente. Ma sarà vero? Spesso i modelli generativi introducono bias e opacità e il rischio di errore non è marginale

Il concetto di “supervisor” è corretto, ma forse anticipa una maturità che il sistema non ha ancora raggiunto.

Come scrive nella prefazione Roberto Navigli, professore ordinario di Intelligenza Artificiale all’Università La Sapienza di Roma e ideatore del Large Language Model italiano Minerva: «Questo libro rappresenta un passo fondamentale affinché l’AI non diventi un fine, ma uno strumento al servizio delle nostre professioni e, soprattutto, della nostra società».

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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