Mps, rottura con Lovaglio: licenziamento per giusta causa
Scontro ai vertici e cambio di governance, tra tensioni interne e interrogativi sul futuro
Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha formalizzato la rottura con Luigi Lovaglio, deliberando la risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro nella sua funzione di direttore generale. La decisione arriva a pochi giorni dalla revoca delle deleghe da amministratore delegato, avvenuta il 25 marzo, e segna uno dei passaggi più delicati nella recente storia della banca senese.

Il percorso che ha portato al licenziamento è stato particolarmente rapido: il 25 marzo è avvenuta la revoca delle deleghe da AD, nella stessa data la sospensione da direttore generale e nei giorni successivi la risoluzione per giusta causa, una sequenza che indica una frattura profonda e non ricomponibile tra management e consiglio.
La formula “giusta causa” implica infatti una rottura grave del rapporto fiduciario, tale da rendere impossibile la prosecuzione anche temporanea del rapporto. La decisione arriva in una fase in cui Mps è ancora impegnata in un percorso di stabilizzazione e rilancio dopo anni di crisi, aumenti di capitale e interventi pubblici, con la governance che resta un tema centrale per la presenza dello Stato nel capitale, la pressione per migliorare la redditività e la necessità di consolidamento nel sistema bancario. In questo quadro, il cambio ai vertici riapre interrogativi sulla strategia futura.
La stampa italiana ha offerto letture diverse
Il Sole 24 Ore interpreta la scelta come una rottura netta e un segnale ai mercati, sottolineando la volontà del CdA di ristabilire un controllo chiaro e rassicurare gli investitori. Il Corriere della Sera mette invece l’accento sullo scontro interno ai vertici, evidenziando tensioni e divergenze nella gestione. La Repubblica evidenzia i rischi, parlando di un passaggio critico che potrebbe incidere sulla credibilità del piano industriale e sulla stabilità dell’istituto. Milano Finanza si concentra sugli effetti operativi immediati, come la continuità gestionale e l’impatto sulle attività in corso.
La vicenda lascia aperti diversi nodi: chi guiderà operativamente la banca nel breve periodo, se cambierà la strategia industriale e quale sarà il ruolo del Tesoro. Più in generale, resta da capire se questa discontinuità rafforzerà o indebolirà il percorso di rilancio.
Il licenziamento per giusta causa è una scelta forte che da un lato segnala controllo e decisione, ma dall’altro introduce instabilità e probabili contenziosi. In una fase già delicata, il tema della governance torna centrale: non si tratta solo di un cambio manageriale, ma di un passaggio che potrebbe ridefinire equilibri e strategia di uno degli istituti più simbolici del sistema bancario italiano.





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