Allarme BCE: l’Europa è vulnerabile. Un nuovo shock sistemico in arrivo? I temi sono energia e inflazione

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Dalla crisi in Iran ai tassi d’interesse: perché Bruxelles teme una nuova fragilità

La crisi energetica legata alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta mettendo sotto pressione l’economia europea, con effetti diretti su inflazione e politica monetaria. A lanciare l’allarme è Frank Elderson, vicepresidente del Consiglio di vigilanza della BCE, secondo cui la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili non solo espone a forti oscillazioni dei prezzi, ma rende sempre più difficile per la banca centrale mantenere la stabilità dei prezzi.

In questo contesto, la BCE si trova davanti a un bivio complesso: se la situazione dovesse peggiorare, sarà probabilmente costretta ad aumentare i tassi di interesse per contenere l’inflazione, già in rialzo secondo gli indicatori più recenti. Parallelamente, il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha espresso una visione ancora più pessimista, definendo l’attuale crisi potenzialmente più grave di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme, con il rischio di un “Black April” in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz.

Accelerare la transizione energetica

La risposta indicata dalla BCE è chiara: accelerare la transizione energetica. Ridurre la dipendenza dalle importazioni di fossili e puntare su energia domestica e rinnovabile è, secondo Elderson, l’unico modo per ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici. Tuttavia, il percorso è costoso: la Commissione europea stima investimenti per circa 660 miliardi di euro l’anno tra il 2026 e il 2030. Nonostante ciò, la BCE sottolinea che questi costi vanno letti come una sostituzione della spesa per combustibili fossili, con benefici nel lungo periodo in termini di stabilità macroeconomica, crescita e riduzione dei costi energetici.

La stampa internazionale

La stampa internazionale converge su una lettura piuttosto netta. Il Financial Times evidenzia come l’Europa sia intrappolata in una “trappola energetica”, costretta a reagire agli shock esterni senza avere ancora una piena autonomia. Il Wall Street Journal sottolinea invece il rischio immediato per la politica monetaria: energia più cara significa inflazione più persistente e quindi tassi più alti più a lungo. Bloomberg mette l’accento sulla dimensione strutturale del problema, evidenziando che la transizione energetica non è più solo una scelta climatica ma una necessità economica e geopolitica.

In sintesi, la crisi attuale sta rendendo evidente una fragilità già nota: l’Europa non controlla le leve principali della propria sicurezza energetica. E proprio per questo, tra inflazione, tassi e investimenti, la transizione verso energie pulite appare sempre meno come un’opzione e sempre più come una condizione indispensabile per la stabilità economica del continente.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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