Stop ai finti artigiani: dal 7 aprile svolta storica voluta da Confartigianato

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Stop agli usi impropri: sanzioni pesanti e reazioni della stampa specializzata

La Legge annuale per le PMI (Legge n. 34/2026) che entra in vigore il 7 aprile introduce una novità destinata a incidere direttamente su commercio, moda, food e comunicazione: una stretta sull’utilizzo delle parole “artigianato” e “artigianale”, finora spesso usate in modo ambiguo.

C’è una data che segna il confine tra l’ambiguità e la trasparenza per migliaia di imprese e milioni di consumatori: il 7 aprile 2026. Da quel giorno, grazie a una battaglia vinta con determinazione da Confartigianato, i termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’ non potranno più essere usati con leggerezza o, peggio, in modo ingannevole.

Infatti, la Legge annuale PMI, in vigore appunto da 7 aprile, introduce una stretta sull’uso delle denominazioni “artigianato” e “artigianale“. L’utilizzo è riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo, con sanzioni fino all’1% del fatturato (minimo 25.000€) per chi usa il termine in modo improprio.

La nuova Legge annuale per le PMI ha così finalmente colmato una lacuna normativa che per decenni ha generato incertezza sul mercato. Il principio ora è scolpito nella norma: l’uso delle denominazioni “artigianato” e ‘artigianale’ è consentito esclusivamente alle imprese in possesso della qualifica artigiana ai sensi della legge vigente.

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Il valore autentico dei prodotti artigiani

“Fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza dell’artigianato made in Italy”. Questo il commento del Presidente di Confartigianato Marco Granelli secondo il quale “questa norma riconosce finalmente il valore autentico dei prodotti artigiani e tutela i consumatori che dal 7 aprile avranno la certezza legale che ciò che acquistano come ‘artigiano’ sia effettivamente frutto del lavoro, dell’ingegno e della passione dei nostri imprenditori”.

La novità ha una portata rivoluzionaria per i settori simbolo della manifattura italiana come, ad esempio, l’alimentare, la moda, l’artigianato artistico e tradizionale. In sostanza, si chiude l’era dei ‘furbetti’ che utilizzano il prestigio del termine “artigianato” senza averne titolo.

Per garantire che la legge non resti lettera morta, il legislatore ha introdotto un regime sanzionatorio estremamente severo, pensato per scoraggiare qualsiasi tentativo di abuso. Per ogni violazione commessa nell’uso improprio della denominazione, è prevista una sanzione minima di 25.000 euro.

Le denominazioni “artigianato” e “artigianale” possono essere usate solo da imprese iscritte all’albo artigiani oppure da chi realizza direttamente il prodotto: scatta un divieto esplicito di utilizzo improprio a fini promozionali.

Non sarà più possibile definire “artigianale” un prodotto industriale solo per motivi di marketing, la legge vuole ridurre l’ambiguità nei messaggi commerciali e proteggere il valore del “made in Italy”.

I commenti della stampa e degli addetti ai lavori

Confartigianato: “fine dei furbetti”

Il commento più netto arriva da Confartigianato: “fine della concorrenza sleale” e tutela dell’eccellenza artigiana. Secondo il presidente Marco Granelli, la norma restituisce valore alla parola “artigianale” e dà certezza ai consumatori su ciò che acquistano: è vista come una svolta storica.

Associazioni del commercio: impatto concreto sul mercato

Dal mondo di Confcommercio emerge una posizione più tecnica: la legge introduce nuove regole sulla qualificazione delle attività e si inserisce in un pacchetto più ampio di misure su competitività e trasparenza

Qui il focus è meno ideologico e più operativo: le imprese dovranno adeguare comunicazione e branding.

Le riviste giuridiche sottolineano un altro punto: la legge prevede anche una delega al Governo per riordinare tutta la disciplina dell’artigianato, quindi il quadro normativo potrebbe evolvere nei prossimi mesi. Questa stretta è solo il primo passo di una riforma più ampia.

Il rischio contenziosi

Nel commento degli operatori la norma è vista come potenzialmente esplosiva sul piano legale: molte aziende dovranno rivedere etichette. packaging e comunicazione online. La stretta riguarda soprattutto comparti dove “artigianale” è usato come leva commerciale. dall’alimentare (pane, birra, gelato, prodotti locali) a moda e accessori, da arredamento e design a cosmetica. In molti casi, il termine era diventato più marketing che qualificazione reale.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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