La mostra Seveso 2076: dalla ferita della diossina nasce una cultura europea della prevenzione
Lucia Lo Palo, presidente di ARPA Lombardia: «Ricordare non significa voltarsi indietro, ma domandarci quale ambiente vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi»
Cinquant’anni dopo l’incidente dell’Icmesa, Seveso non rappresenta soltanto una delle più gravi emergenze ambientali della storia italiana. È anche il punto di partenza di una trasformazione scientifica, normativa e culturale che ha modificato il modo di prevenire e gestire i rischi industriali in Europa.
È questo il filo conduttore della mostra “Seveso 2076 – Come un’emergenza ambientale diventa un laboratorio di futuro”, inaugurata il 5 ottobre al Polo San Francesco dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’esposizione, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 31 ottobre 2026, dalle 10 alle 17, nell’edificio di piazza Sant’Ambrogio 9.
Realizzata dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente e ospitata dall’Università Cattolica, l’iniziativa coinvolge Regione Lombardia, ARPA Lombardia, Fondazione Cariplo e Federfarma Lombardia. All’inaugurazione hanno partecipato, fra gli altri, la rettrice Elena Beccalli, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione, la presidente di ISPRA e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente Maria Alessandra Gallone, la vicepresidente di Fondazione Cariplo Claudia Sorlini e la presidente di ARPA Lombardia Lucia Lo Palo.
L’incidente che cambiò l’Europa
Il 10 luglio 1976, nello stabilimento chimico Icmesa di Meda, un incidente provocò la dispersione nell’atmosfera di una nube contenente TCDD, una forma particolarmente tossica di diossina. La contaminazione interessò soprattutto Seveso e i Comuni circostanti, imponendo evacuazioni, abbattimenti di animali, bonifiche e un lungo programma di sorveglianza sanitaria.
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L’incidente mise in evidenza la fragilità dei sistemi di prevenzione allora esistenti, ma favorì anche lo sviluppo di nuove conoscenze sugli effetti sanitari e ambientali delle sostanze pericolose. A livello comunitario contribuì alla nascita della prima direttiva Seveso, approvata nel 1982, dalla quale discende l’attuale disciplina europea sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze.
«Seveso è una ferita che ha cambiato la nostra storia. Ma è anche una lezione che ha cambiato il nostro futuro», ha affermato Lucia Lo Palo. «Da quell’emergenza sono nate maggiore consapevolezza ambientale, nuove conoscenze scientifiche, strumenti di prevenzione e una diversa cultura della responsabilità».
Il ruolo di ARPA Lombardia
Nelle parole della presidente, l’eredità di Seveso trova applicazione concreta nelle attività svolte quotidianamente dalle agenzie ambientali: raccolta e interpretazione dei dati, monitoraggio delle matrici ambientali, controllo delle pressioni industriali e supporto tecnico alle autorità competenti.
«Come presidente di ARPA Lombardia, sento profondamente il valore di questa eredità. Il nostro lavoro quotidiano parte proprio da qui: conoscere per prevenire, monitorare per proteggere, trasformare i dati e la scienza in tutela concreta delle persone e dell’ambiente».
La prevenzione non si limita quindi all’osservanza formale delle prescrizioni. Richiede sistemi di controllo affidabili, condivisione delle informazioni, capacità di riconoscere tempestivamente i segnali di rischio e comunicazione trasparente con le comunità interessate.
ARPA Lombardia riassume questa missione nella capacità di tradurre la conoscenza scientifica in controllo, prevenzione e tutela del territorio, sottolineando la necessità di coinvolgere soprattutto le nuove generazioni.
Cinque sezioni dalla memoria alla rinascita
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni: “Una mobilitazione di persone”, “Una nuova coscienza ambientale”, “Seveso cambia l’Europa”, “La chimica si fa verde” e “La rinascita di un territorio”.
La mostra comprende testimonianze raccolte al Bosco delle Querce e si apre con La Nube, documentario prodotto dalla Rai per il cinquantesimo anniversario dell’incidente. Il Bosco rappresenta uno dei simboli più significativi della trasformazione: l’area contaminata è diventata un parco regionale e nel 2026 ha ottenuto il Marchio del patrimonio europeo.
Non viene quindi proposta soltanto la ricostruzione di una catastrofe, ma il racconto delle risposte sviluppate negli anni: mobilitazione sociale, ricerca epidemiologica, bonifica, regolazione industriale, partecipazione delle comunità e rigenerazione del territorio.
La scelta del Polo San Francesco aggiunge un ulteriore significato. Come ha ricordato la rettrice Beccalli, l’edificio universitario nasce dalla riqualificazione di una precedente caserma: un luogo trasformato che ospita il racconto di un territorio capace, a sua volta, di rigenerarsi.
Anche monsignor Delpini, testimone diretto di quei giorni perché nel 1976 risiedeva nel seminario di Seveso, ha definito la mostra «non soltanto un’esposizione documentaria ma un atto di verità e di consapevolezza, un gesto di responsabilità civile e morale».
Perché guardare al 2076
Il titolo sposta deliberatamente lo sguardo dal cinquantesimo anniversario dell’incidente ai prossimi cinquant’anni. «Trovo bellissimo che questa mostra non si chiami semplicemente “Seveso 1976”, ma “Seveso 2076”», ha osservato Lo Palo.
«Perché ricordare non significa voltarsi indietro. Significa domandarci quale ambiente, quale territorio e quale cultura della prevenzione vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi».
La lezione di Seveso conserva infatti piena attualità. La transizione energetica, il cambiamento climatico, la diffusione di nuove sostanze e l’evoluzione tecnologica degli impianti pongono rischi differenti da quelli del 1976, ma richiedono lo stesso principio di fondo: prevenire significa conoscere prima che l’emergenza si manifesti.
«Cinquant’anni di memoria alle nostre spalle. Cinquant’anni di futuro davanti a noi. È questa la responsabilità che Seveso ci consegna. Ed è questa la sfida che dobbiamo avere il coraggio di raccogliere, insieme», ha concluso la presidente di ARPA Lombardia.
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