Parañaque City, Filippine. Invasione di spazzatura dopo le piogge torrenziali
Le immagini e l’accumulo di rifiuti sono autentici. L’episodio si è verificato tra il 10 e l’11 agosto 2026 nel Redemptorist Water Channel di Baclaran, un canale lungo circa un chilometro che collega le aree di Parañaque e Pasay. WS titola: “This Was No Ordinary Pile of Trash: A River of Garbage Engulfs Baclaran”.
Immagine tratta da WS.

Che cosa è accaduto
Secondo le ricostruzioni delle testate filippine, le piogge torrenziali portate dal monsone di sud-ovest, chiamato localmente habagat, si sono combinate con l’alta marea e il forte moto ondoso. Una grande quantità di rifiuti galleggianti provenienti dalla baia di Manila è stata così sospinta all’interno del canale.
La spiegazione è stata confermata da Bernie Amurao, responsabile dell’ufficio ambientale di Parañaque. A GMA News ha dichiarato che uno dei due sbarramenti destinati a intercettare i rifiuti era stato danneggiato dalle onde, mentre il secondo era stato temporaneamente rimosso per consentire lavori di dragaggio. Non si è trattato, quindi, soltanto di spazzatura trascinata dalla pioggia attraverso le strade: una parte considerevole sarebbe arrivata dal mare.
Le quantità confermano l’eccezionalità dell’evento. Nelle prime due giornate erano già state rimosse circa 300 tonnellate, riempiendo più di 50 camion. I conteggi sono poi aumentati con il procedere della bonifica: le fonti locali hanno parlato di oltre 600-700 tonnellate e di più di 180 camion impiegati. Le cifre non sono contraddittorie, perché si riferiscono a momenti diversi delle operazioni.
I commenti locali
La testimonianza degli abitanti riportata nel testo trova riscontro. Clarita Medina, venditrice a Baclaran dal 1979, ha raccontato a GMA News di avere affrontato numerosi tifoni e monsoni, ma di non aver mai visto il canale completamente coperto dai rifiuti: «Siamo rimasti sorpresi quando la sporcizia ha cominciato a entrare. Veniva dal mare». Anche il sindaco di Parañaque, Edwin Olivarez, ha definito l’accumulo senza precedenti per la zona, secondo il Manila Bulletin.
Il ministro dei Lavori pubblici Vince Dizon ha usato un’espressione ancora più netta, parlando di una vera “garbage crisis”, una crisi dei rifiuti. Ha osservato di non aver mai visto i corsi d’acqua della regione in condizioni così gravi e ha chiesto l’impiego di ulteriori escavatori galleggianti e chiatte. Il suo commento è riportato dal Philippine Star.
Il governo centrale ha invece insistito sulla responsabilità dei cittadini. La portavoce presidenziale Claire Castro ha dichiarato che le autorità non possono risolvere il problema se gli abitanti continuano ad abbandonare i rifiuti, aggiungendo che «la spazzatura che gettiamo tornerà a colpirci». La dichiarazione è riportata da GMA News.
Le critiche degli ambientalisti
Le organizzazioni ecologiste contestano però una lettura che attribuisca tutta la colpa alla scarsa disciplina individuale. Oceana Philippines sostiene che le immagini siano anche il risultato dell’enorme quantità di plastica monouso immessa sul mercato dalle aziende e delle carenze del sistema pubblico di raccolta.
BAN Toxics ha ricordato che nelle Filippine risultano soltanto 20.458 impianti per il recupero dei materiali, a fronte di oltre 42.000 barangay, le unità amministrative locali. L’associazione chiede quindi più infrastrutture, educazione ambientale e applicazione della legge nazionale sui rifiuti. Critica inoltre la proposta governativa di puntare sugli impianti waste-to-energy, considerandola una risposta che non riduce la produzione di rifiuti alla fonte.





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