Tredicesima detassata, la misura perde quota verso la manovra: quanto varrebbe davvero in busta paga
A meno di due settimane dall’arrivo della legge di Bilancio in Consiglio dei ministri, la detassazione della tredicesima resta una delle promesse più attese dai lavoratori dipendenti, ma anche una delle più incerte. L’ipotesi, rilanciata in estate da Fratelli d’Italia, prevede di sostituire l’Irpef sulla mensilità di dicembre con un’imposta sostitutiva più leggera. Negli ultimi giorni però il viceministro dell’Economia Maurizio Leo non l’ha citata tra le priorità, indicando invece il nuovo taglio Irpef, il ritorno della cedolare secca per i negozi e una flat tax per i giovani.

Le ipotesi sul tavolo
Le versioni circolate sono due. Quella minima, presentata da Marco Osnato, responsabile economico di FdI, prevede un’aliquota del 15% riservata ai dipendenti con redditi fino a 15.000 euro lordi l’anno, con un costo stimato intorno ai 500 milioni di euro. La versione più ambiziosa porterebbe l’aliquota al 10% e allargherebbe la platea fino a circa 30.000 euro. In Parlamento c’è chi ha proposto di salire fino a 50.000 euro, ma il conto crescerebbe in fretta: secondo le stime riportate da MF, le tredicesime valgono circa 59,3 miliardi l’anno e portano all’Erario circa 14,5 miliardi di imposte.
Quanto si guadagnerebbe in busta paga
Oggi la tredicesima è tassata con le aliquote Irpef ordinarie: il 23% fino a 28.000 euro, il 33% fino a 50.000 euro e il 43% oltre. Prendiamo un dipendente con 15.000 euro lordi l’anno su tredici mensilità: la tredicesima vale circa 1.150 euro e, tolti i contributi a suo carico del 9,19%, l’imponibile scende a circa 1.045 euro. Con un’aliquota al 15% al posto del 23%, il risparmio sarebbe di circa 84 euro.
Con la versione al 10%, un lavoratore con 28.000 euro di reddito e una tredicesima lorda di circa 2.150 euro avrebbe un imponibile di circa 1.950 euro: passando dal 23% al 10%, guadagnerebbe intorno ai 250 euro netti. Sono simulazioni semplificate. Il beneficio effettivo dipende dalle detrazioni per lavoro dipendente e dalle addizionali regionali e comunali, e per i redditi più bassi, dove le detrazioni riducono già molto l’Irpef, potrebbe risultare inferiore.
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Perché la misura è in bilico
Il nodo sono le risorse. Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre lascia margini ordinari quasi nulli per il 2027, e il governo deve già trovare circa un miliardo per confermare le detassazioni sugli stipendi in vigore quest’anno. Gran parte dello spazio disponibile è poi destinata al taglio dell’Irpef per il ceto medio, la misura su cui l’esecutivo punta di più. A pesare c’è anche l’inflazione, che con il fiscal drag erode il valore reale degli aumenti in busta paga.
Cosa succede alla tredicesima di dicembre 2026
Per la tredicesima in arrivo tra poche settimane, al momento, non cambia nulla: nessuna norma in vigore modifica la tassazione, quindi si applicano le aliquote ordinarie. A settembre si era parlato anche di un decreto da approvare prima della manovra, ma l’ipotesi non ha avuto seguito. Se la misura entrasse nella legge di Bilancio, il primo effetto si vedrebbe con la tredicesima di dicembre 2027. Il testo è atteso in Consiglio dei ministri intorno al 20 ottobre. Per i pensionati, intanto, restano valide le regole che abbiamo spiegato parlando della tredicesima delle pensioni di dicembre.
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