El Niño si intensifica: mare caldo e rischio inondazioni. Valori delle precipitazioni e aree esposte

La notizia in sintesi
- L’OMM prevede un’intensificazione di El Niño nel Pacifico tropicale tra ottobre e dicembre 2026.
- L’anomalia della temperatura superficiale marina potrebbe raggiungere +3,7 °C intorno a dicembre.
- Secondo Celeste Saulo, la probabilità di persistenza fino a febbraio 2027 è prossima al 100%.
- Le previsioni indicano maggiori rischi di siccità, inondazioni e conseguenze sulle coltivazioni di riso.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
El Niño, l’OMM prevede un’intensificazione nel Pacifico entro dicembre 2026
El Niño potrebbe intensificarsi nel Pacifico tropicale centrale e orientale tra ottobre e dicembre 2026, aggravando i rischi climatici su scala globale. È la previsione contenuta nell’aggiornamento stagionale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), agenzia delle Nazioni Unite, che indica un’anomalia della temperatura superficiale marina fino a +3,7 °C intorno a dicembre. Secondo la segretaria generale Celeste Saulo, il fenomeno è consolidato e in rapida intensificazione, con una probabilità prossima al 100% di persistere fino a febbraio 2027.
Il riscaldamento delle acque e le modifiche alle precipitazioni potrebbero accentuare siccità e inondazioni, con conseguenze per economie, ecosistemi e comunità: si tratta di scenari previsionali, non di effetti già accertati.
Temperature marine e precipitazioni: i valori e le aree esposte
Il report dell’OMM descrive una progressione dell’anomalia termica nel Pacifico equatoriale centro-orientale: +1,6 °C rispetto alle medie stagionali nel giugno 2026 e +2,5 °C in agosto. Il valore previsto di +3,7 °C intorno a dicembre supererebbe il precedente massimo di +2,6 °C registrato tra novembre 2015 e gennaio 2016. Celeste Saulo prospetta un episodio “potenzialmente risultando uno dei più intensi almeno dal 1950”, mantenendo quindi una formulazione probabilistica.
Le proiezioni indicano precipitazioni più abbondanti nelle regioni equatoriali del Pacifico, nel Corno d’Africa, in parte dell’Asia centrale, sulle coste dell’Asia orientale e nel nord della Penisola arabica. Piogge più intense sono attese anche in Nord America sotto il 45° parallelo e nel sud-est del Sud America, mentre condizioni più secche interesserebbero il subcontinente indiano, l’America centrale meridionale, alcune zone dei Caraibi e il Sud America nord-occidentale. Il quadro delineato dalle Nazioni Unite comprende possibili ripercussioni sul riso in India, Vietnam e Thailandia, indicati come i tre maggiori esportatori, e un conseguente aumento del rischio di carestie: la distribuzione geografica delle piogge conta dunque quanto l’aumento delle temperature per valutare le conseguenze del fenomeno.
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Il calore oceanico e i possibili effetti sul Mediterraneo
Per l’Europa e il Mediterraneo, il quadro descritto richiama il rischio di maggiore instabilità e nubifragi più intensi associato alle alte temperature marine. Celeste Saulo chiarisce il meccanismo: “El Niño non aggiunge nuovo calore al pianeta”, ma libera quello accumulato sotto la superficie oceanica. La quantità di energia disponibile è quindi centrale per comprenderne gli effetti: secondo la segretaria generale dell’OMM, l’oceano da cui il fenomeno attinge è il più caldo mai misurato, con più calore disponibile da rilasciare.
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