Omessa dichiarazione Iva, al via le prime 1.400 comunicazioni del Fisco: come regolarizzare la posizione

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L’Agenzia delle Entrate avvia la nuova procedura di recupero dell’Iva prevista dalla Legge di Bilancio 2026. Le prime 1.400 comunicazioni sono destinate ai contribuenti che hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici senza presentare la dichiarazione annuale. Dalla ricezione dell’avviso scatterà un termine di 60 giorni per contestare gli importi richiesti o provvedere al pagamento, prima dell’iscrizione diretta a ruolo.

Liquidazione accelerata sulla base dei dati fiscali

La nuova procedura, introdotta con la modifica dell’articolo 54-bis.1 del Dpr 633/1972, consente all’Agenzia delle Entrate di determinare l’imposta dovuta utilizzando le informazioni già disponibili nei propri archivi. Tra queste rientrano le fatture elettroniche, i corrispettivi telematici e i dati delle liquidazioni periodiche Iva (Lipe), oltre agli eventuali versamenti effettuati dal contribuente.

Si tratta di un patrimonio informativo che comprende ogni anno circa 2,5 miliardi di documenti e che diventa ora uno strumento diretto per individuare le omissioni dichiarative e quantificare le somme da recuperare, senza passare dalle ordinarie procedure di accertamento.

Recupero dell’evasione, attesi incassi per centinaia di milioni

L’entrata a regime del meccanismo punta a rafforzare il contrasto all’evasione fiscale attraverso un utilizzo più sistematico dei dati già trasmessi al Fisco. Secondo le stime riportate, il recupero potrebbe raggiungere circa 646 milioni di euro sia nel 2026 sia nel 2027. Entro il 2030, invece, le somme recuperate annualmente per omessa dichiarazione Iva potrebbero avvicinarsi a un miliardo di euro.

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In arrivo le prime lettere per l’anno d’imposta 2022

Dopo la messa a punto dello strumento telematico, il provvedimento firmato ad agosto dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, ha aperto la strada all’invio degli avvisi ai contribuenti interessati.

Le prime comunicazioni, secondo il fac-simile pubblicato da Il Sole 24 Ore, riguardano l’anno d’imposta 2022. Nel dettaglio, sono coinvolti i soggetti che hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici nel corso dell’anno, senza presentare la dichiarazione annuale attraverso il modello Iva 2023.

Gli avvisi non hanno la sola funzione di sollecitare un adempimento mancante: comunicano anche la quantificazione dell’imposta dovuta e indicano le somme da versare, con conseguenze dirette in caso di mancata risposta.

Dalla contestazione al pagamento: come funzionano i 60 giorni

Una volta ricevuta la comunicazione, il contribuente ha 60 giorni di tempo per verificare gli importi e segnalare eventuali errori o incongruenze. Se ritiene che il calcolo non sia corretto o che alcuni elementi non siano stati considerati, può chiedere chiarimenti all’ufficio indicato nell’avviso, utilizzando il servizio «Consegna documenti e istanze» disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

La procedura consente quindi di sottoporre all’amministrazione finanziaria eventuali contestazioni prima che si proceda alla riscossione delle somme richieste.

Pagamento in un’unica soluzione con il modello F24

Se non emergono motivi per contestare gli importi, il contribuente può regolarizzare la propria posizione versando quanto richiesto entro 60 giorni dalla ricezione della lettera. Il pagamento deve essere effettuato tramite il modello F24 allegato alla comunicazione.

La somma comprende l’imposta dovuta, gli interessi e la sanzione per omessa presentazione della dichiarazione, quest’ultima ridotta di un terzo. Il dettaglio degli importi è riportato nel «Prospetto delle somme dovute», allegato all’avviso.

Il versamento deve avvenire in un’unica soluzione: non sono previste, nell’ambito di questa procedura, né la rateizzazione né la compensazione con eventuali crediti fiscali.

Cosa succede se il contribuente non interviene

Il mancato pagamento e l’assenza di iniziative entro il termine previsto possono determinare l’iscrizione diretta a ruolo delle somme dovute. Si passa così alla fase della riscossione coattiva, con l’attivazione degli strumenti previsti dalla normativa per il recupero dei crediti fiscali, tra cui fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Per i contribuenti interessati, diventa quindi essenziale verificare tempestivamente il contenuto della comunicazione, controllare la correttezza dei calcoli e rispettare la scadenza dei 60 giorni, sia per presentare eventuali osservazioni sia per procedere al pagamento.

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