PEC, IDC prevede oltre 20 milioni di caselle attive

La notizia in sintesi
- Per il 2026 IDC stima oltre 20 milioni di caselle PEC attive e circa 3,5 miliardi di messaggi.
- Oltre il 95% di PA, aziende e professionisti prevede un utilizzo stabile o crescente nei prossimi dodici mesi.
- La mancanza di interoperabilità internazionale è una delle maggiori barriere per il 55% delle organizzazioni.
- Tra le funzionalità richieste figurano alert di sicurezza con intelligenza artificiale, sintesi automatiche e ricerca semantica.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Oltre 20 milioni di caselle attive e circa 3,5 miliardi di messaggi scambiati: sono le stime per la PEC nel 2026 contenute nella ricerca IDC presentata il 22 ottobre a Roma. Lo studio, promosso da Aruba, descrive un utilizzo che si estende oltre gli adempimenti obbligatori e individua nell’interoperabilità europea il principale terreno di sviluppo della posta elettronica certificata.
Il White Paper, intitolato “PEC: diffusione, casi d’uso e prospettive di interoperabilità nell’ecosistema digitale europeo”, esamina le abitudini di cittadini, imprese, professionisti e amministrazioni pubbliche. I volumi indicati per il 2026 sono previsioni, mentre i comportamenti degli utenti sono stati rilevati attraverso indagini quantitative e interviste qualitative svolte nel primo trimestre dell’anno.
Nella prefazione, Mario Nobile, Direttore Generale di AgID, osserva che “la crescente varietà di casi d’uso testimonia come la PEC abbia ormai superato la dimensione del mero adempimento per integrarsi stabilmente nei processi amministrativi, professionali e d’impresa”.
Come cambia l’uso tra aziende, PA e cittadini
Per le organizzazioni, la gestione della PEC coinvolge spesso più indirizzi: il 63% ne amministra da due a cinque. Il 52% segnala la semplificazione dei processi fra i benefici principali, mentre il 64% delle aziende ricorre alla posta certificata per partecipare a gare e bandi.
Le notizie piu' importanti di finanza, economia e mercati, dritte nella tua inbox.
Fra i professionisti, il 78% la usa ogni giorno o ogni settimana per i rapporti con amministrazioni, imprese e colleghi. Nella PA, il 60% dichiara un impiego quotidiano nelle comunicazioni con altri enti, che comprendono l’invio di atti, pareri e autorizzazioni, oltre alle attività di coordinamento. Guardando ai prossimi dodici mesi, oltre il 95% di amministrazioni, aziende e professionisti prevede di mantenere o aumentare l’utilizzo.
Il quadro dei cittadini è diverso: il 45% degli utenti adopera la PEC con frequenza settimanale o almeno mensile, anche senza esservi obbligato. Le pratiche riguardano fisco, previdenza, scuola, sanità e condominio. Quasi 3 milioni di cittadini hanno inoltre registrato la propria casella nell’Indice Nazionale dei Domicili Digitali, INAD, scegliendola come recapito per le comunicazioni ufficiali della PA.
Massimiliano Claps, Research Director di IDC, commenta:
“I dati restituiscono un utilizzo della PEC sempre più articolato, con differenze interessanti tra cittadini, imprese, professionisti e Pubbliche Amministrazioni. Accanto agli impieghi più consolidati emergono nuovi ambiti di utilizzo, una propensione a mantenerne o aumentarne l’uso nei prossimi dodici mesi ed un marcato interesse verso la sua estensione in ambito europeo. È un’indicazione importante perché mostra non solo quanto la PEC sia presente oggi, ma anche quale spazio continuerà ad avere nell’evoluzione dei processi digitali”
Il limite degli scambi oltre confine
La diffusione nazionale non elimina le difficoltà nei rapporti internazionali. Per il 55% delle organizzazioni, l’assenza di interoperabilità oltre confine costituisce una delle barriere maggiori all’impiego della PEC. Il 67% ritiene invece che una comunicazione certificata interoperabile in Europa potrebbe migliorare la certezza legale e la conformità normativa degli scambi internazionali.
Lo studio collega questa prospettiva al quadro europeo eIDAS 2 e alla possibilità di sviluppare servizi di recapito certificato interoperabili fra gli Stati membri. È una direzione di sviluppo, non una funzionalità già disponibile descritta dalla ricerca.
“I dati IDC mostrano quanto la PEC sia ormai parte integrante dei processi digitali del Paese”, commenta Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba.
“La sfida, oggi, è fare in modo che questa esperienza possa evolvere nel nuovo quadro europeo, preservando semplicità, sicurezza e continuità per gli utenti e rendendo possibile una reale interoperabilità transfrontaliera. È su questo terreno che il modello italiano può esprimere pienamente il proprio valore e offrire un contributo concreto alla costruzione dei nuovi servizi digitali europei.”
Integrazione e intelligenza artificiale tra le richieste
Accanto alla dimensione europea, la ricerca rileva la richiesta di collegare meglio la PEC ai sistemi aziendali e agli strumenti di lavoro quotidiano. Tra le funzioni basate sull’intelligenza artificiale considerate utili, gli alert di sicurezza raccolgono il 54% delle indicazioni, la produzione automatica di sintesi il 46% e la ricerca semantica il 43%. Le percentuali misurano l’interesse delle organizzazioni, non l’adozione di queste funzionalità.
Le rilevazioni hanno coinvolto 300 organizzazioni: 120 aziende, 90 amministrazioni pubbliche e 90 professionisti. Il campione dei cittadini comprende 800 persone, di cui 600 utenti PEC attivi e 200 non utilizzatori che conoscono il servizio. A queste indagini si aggiungono interviste con responsabili IT e di processo di enti pubblici, studi professionali e imprese.
I risultati sono stati illustrati al Tempio di Vibia Sabina e Adriano durante l’evento “PEC. Eccellenza italiana, futuro europeo”, organizzato da Aruba. Dal confronto emerge una doppia esigenza: rendere la posta certificata più integrata nei processi già in uso e consentirne l’impiego interoperabile negli scambi europei.
Le notizie più lette su LaMiaFinanza












VIDEO INTERVISTE
Motori
REAL ESTATE
LMF crypto
LMF food
LMF private markets
LMF arte
Legal
LMF green