Pensioni, 4,5 milioni di italiani sotto i 1.000 euro al mese: dove si concentrano e quanto prendono uomini e donne
Più di 4,5 milioni di pensionati italiani incassano meno di 1.000 euro al mese, sommando tutti gli assegni che ricevono. Rappresentano il 27,5% del totale, ma a loro va appena l’8,6% della spesa. La fotografia arriva dall’Osservatorio INPS su prestazioni pensionistiche e beneficiari, diffuso il 15 ottobre con i dati aggiornati al 31 dicembre 2025, proprio mentre si avvicina il calcolo della rivalutazione per il 2027.

Cosa dicono i nuovi dati INPS
A fine 2025 le prestazioni in pagamento erano 23.181.898, distribuite su 16.405.073 beneficiari, con una media di 1,4 pensioni a testa. La spesa complessiva ha raggiunto 372,4 miliardi di euro, il 2,3% in più rispetto al 2024, e il reddito medio da pensione è salito a 22.703 euro l’anno dai 22.331 dell’anno precedente.
Scendendo nel dettaglio, il 10,3% dei pensionati non arriva a 500 euro mensili e il 17,2% si colloca tra 500 e 1.000. Altri 2.871.778 percepiscono tra 1.000 e 1.500 euro, così quasi metà della platea, il 45%, resta sotto quota 1.500. All’estremo opposto ci sono 477.654 persone con almeno 5.000 euro al mese: sono il 2,9% del totale e assorbono il 10,7% delle risorse.
Il divario tra uomini e donne
Le donne sono il 51% dei pensionati ma ricevono il 44% dei redditi previdenziali complessivi. In media un uomo incassa 26.031 euro l’anno, una donna 19.553, con una differenza del 33%. Tra chi vive con meno di 1.000 euro le pensionate sono 2,8 milioni, mentre la soglia dei 1.500 euro viene superata dal 64,3% degli uomini e dal 46,2% delle donne.
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Nord e Mezzogiorno, dove si concentrano gli assegni bassi
La geografia pesa molto. Nel Mezzogiorno il 35,3% dei pensionati sta sotto i 1.000 euro, contro il 25,3% del Centro e il 20,2% del Nord. Sugli importi più alti il quadro si capovolge: oltre i 3.000 euro mensili si trova il 17,2% dei pensionati settentrionali e appena l’11,9% di quelli meridionali.
Il Nord ospita il 47,6% dei beneficiari, riceve il 51% della spesa e ha importi medi superiori del 7,2% alla media nazionale, mentre al Mezzogiorno va il 28% e al Centro il 21%. Al Sud si concentrano il 48% delle prestazioni assistenziali e il 47,2% delle pensioni di invalidità previdenziale, al Nord il 54,1% dei titolari di vecchiaia.
Cosa cambia con la rivalutazione 2027
Per chi ha un assegno contenuto l’adeguamento all’inflazione è pieno, perché l’indice si applica al 100% sulla quota fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè fino a 2.447,40 euro lordi. Il numero decisivo arriva venerdì 16 ottobre con i dati Istat definitivi sui prezzi di settembre, che includono l’indice FOI usato per la perequazione.
Con l’inflazione acquisita al 3,1% della stima preliminare, una pensione da 1.000 euro salirebbe di circa 31 euro al mese, e il minimo di circa 19 euro. Sono stime: la percentuale provvisoria sarà fissata a novembre da un decreto del ministero dell’Economia. Per i redditi più bassi resta aperto anche il capitolo della manovra, dove è stata avanzata la proposta di portare le pensioni minime a 850 euro.
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