Pensioni 2027, l’inflazione sale al 4,2%: quanto aumenteranno gli assegni da gennaio
A settembre l’inflazione è balzata al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto, con un aumento dei prezzi dello 0,7% in un solo mese. Lo indica la stima preliminare diffusa dall’Istat il 30 settembre, che porta l’inflazione acquisita per il 2026 al 3,1%. È il valore che più si avvicina alla percentuale con cui verranno rivalutati gli assegni da gennaio.
L’inflazione torna a pesare sui conti delle famiglie, ma per milioni di pensionati il rincaro dei prezzi si tradurrà in assegni più alti a partire da gennaio. La rivalutazione delle pensioni del 2027 si calcola proprio sull’andamento dei prezzi registrato quest’anno, e i dati più recenti dell’Istat indicano un adeguamento sensibilmente superiore a quello applicato nel 2026, quando l’aumento si era fermato all’1,4%.

Cosa dicono gli ultimi dati Istat
Ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo è salito del 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto al 2,9% di luglio. La spinta arriva soprattutto dall’energia, con i beni regolamentati cresciuti del 18,6% e quelli non regolamentati del 17%. L’indice FOI, riferito alle famiglie di operai e impiegati e utilizzato per l’adeguamento degli assegni, ha segnato un +3,4%.
Il dato più rilevante per i pensionati è però l’inflazione acquisita, cioè quella che si otterrebbe per l’intero anno se i prezzi restassero fermi fino a dicembre. A fine agosto era pari al 2,9%, già sopra il 2,8% previsto dal governo nei documenti di finanza pubblica di aprile. Con la stima di settembre è salita al 3,1%, mentre l’indice armonizzato IPCA ha segnato un +4,1% annuo.
Come funziona la perequazione
L’aumento non è uguale per tutti. Il meccanismo prevede tre fasce, costruite sul trattamento minimo INPS del 2026, pari a 611,85 euro al mese. La quota di pensione fino a quattro volte il minimo, cioè fino a 2.447,40 euro lordi, riceve il 100% dell’indice. Sulla parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo, fino a 3.059,25 euro, si applica il 90%, mentre sulla quota eccedente si scende al 75%.
Il sistema lavora per scaglioni, quindi anche chi percepisce un assegno elevato ottiene l’adeguamento pieno sulla parte che rientra nella prima fascia.
Quanto potrebbero aumentare gli assegni
Con l’inflazione acquisita salita al 3,1%, il trattamento minimo passerebbe da 611,85 a circa 630,82 euro, con un aumento di circa 19 euro al mese. Una pensione lorda di 1.000 euro salirebbe di circa 31 euro, una da 2.000 euro di circa 62 euro. Per un assegno di 3.000 euro lordi l’incremento si fermerebbe intorno ai 91 euro, perché sulla quota oltre i 2.447,40 euro si applica il 90% dell’indice. Per gli importi più alti l’aumento cresce in valore assoluto ma in misura proporzionalmente inferiore.
Si tratta di stime costruite sul dato acquisito a settembre: la percentuale provvisoria sarà fissata dal decreto del ministero dell’Economia e potrà cambiare se nell’ultimo trimestre i prezzi rallentano o accelerano ulteriormente.
Quando arriva l’aumento
L’indice provvisorio viene fissato con un decreto del ministero dell’Economia, atteso per novembre. La rivalutazione scatta con la rata di gennaio 2027, mentre l’eventuale differenza tra indice provvisorio e dato definitivo viene regolata con un conguaglio l’anno successivo. Tutto dipenderà quindi dall’andamento dei prezzi negli ultimi mesi del 2026, a partire proprio dalla stima di settembre.
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