Pensioni 2027, il 16 ottobre l’Istat diffonde il dato che conta per gli aumenti: cosa può cambiare dopo il 4,2%
Giovedì 16 ottobre l’Istat pubblicherà i dati definitivi sui prezzi al consumo di settembre. Per milioni di pensionati è un appuntamento importante: la stima preliminare del 30 settembre ha fotografato un’inflazione al 4,2%, ma il numero che conta davvero per la rivalutazione degli assegni è l’indice FOI, quello dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, che viene diffuso solo con i dati definitivi.

Perché il dato di settembre è decisivo
L’aumento delle pensioni del 2027 sarà fissato con un decreto del ministero dell’Economia atteso a novembre, sulla base della variazione media dei prezzi registrata nel 2026. Con settembre si chiudono nove mesi su dodici, e la parte restante dell’anno può spostare il risultato solo in misura limitata. Ad agosto l’indice FOI aveva segnato un +3,4% annuo, un decimale sopra l’indice generale NIC, fermo al 3,3%. A settembre il NIC è salito al 4,2%, con un aumento dello 0,7% in un solo mese, e l’inflazione acquisita per il 2026 è arrivata al 3,1%.
Cosa spinge i prezzi
Il balzo è dovuto quasi tutto all’energia. Secondo la stima preliminare, i beni energetici regolamentati sono cresciuti del 25,9% su base annua e quelli non regolamentati del 22,2%, mentre gli alimentari non lavorati sono saliti del 5,5%. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimenti freschi, si è fermata all’1,7%. Il dato definitivo di solito conferma la stima o la corregge di un decimale, ma con rincari così concentrati anche una piccola revisione si riflette sugli assegni.
Quanto possono aumentare gli assegni
La rivalutazione segue tre fasce costruite sul trattamento minimo 2026 di 611,85 euro: il 100% dell’indice fino a quattro volte il minimo, cioè 2.447,40 euro lordi, il 90% fino a cinque volte, 3.059,25 euro, e il 75% sulla parte eccedente. Con un indice al 3,1%, il minimo salirebbe a circa 630,82 euro, una pensione lorda di 1.000 euro aumenterebbe di circa 31 euro al mese, una da 2.000 euro di circa 62 euro e una da 3.000 euro di circa 91 euro.
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Se l’indice arrivasse al 3,3%, gli aumenti sarebbero di circa 20 euro sul minimo, 33 euro su 1.000 euro, 66 euro su 2.000 euro e 97 euro su 3.000 euro lordi. Sono simulazioni: la percentuale ufficiale la stabilirà il decreto di novembre.
Le prossime tappe
Dopo il 16 ottobre, a fine mese l’Istat diffonderà la stima preliminare di ottobre, l’ultimo dato disponibile prima del decreto. L’aumento scatterà con la rata di gennaio 2027, mentre l’eventuale differenza tra l’indice provvisorio e quello definitivo sarà regolata con un conguaglio l’anno successivo. Le prime stime sugli aumenti le avevamo calcolate subito dopo il dato di settembre, nell’articolo su quanto aumenteranno gli assegni da gennaio, mentre il peso della rivalutazione sui conti pubblici è nel pezzo su cosa dice il Dpfp sugli aumenti.
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