Dai costi della Brexit una lezione per l’Italia?

Guido Barthels -

Dal referendum del 2016, l’economia britannica è cresciuta meno di Germania e Francia. La Borsa, pur positiva (+18%), cede 4 punti percentuali a Germania e Francia. I titoli obbligazionari inglesi offrono rendimenti insufficienti a compensare l’inflazione.

Dopo il voto sull’uscita dall’Ue, la Gran Bretagna è divenuta piuttosto problematica per gli investitori. I titoli obbligazionari offrono rendimenti insufficienti a compensare l’inflazione e i vantaggi della Brexit raccontati dagli euroscettici si rivelano del tutto illusori. Queste difficoltà convinceranno i più intransigenti ad allentare la presa su una hard Brexit.

Dal referendum del 2016, il tasso di crescita dell’economia britannica è inferiore a quello di Germania e Francia. Mentre la crescita è debole, i tassi d’inflazione hanno acquisito slancio, raggiungendo livelli che i funzionari della Banca centrale europea troverebbero preoccupanti. La Bank of England si trova a dover nuovamente affrontare un problema di politica monetaria tipicamente britannico: il ritorno della stagflazione, come negli anni ’70. L’aumento dell’inflazione sembra dovuto alla debolezza della sterlina, che, in seguito all’esito del referendum, si è decisamente deprezzata rispetto all’euro e al dollaro. Da quando la valuta è tornata a recuperare parte del terreno perduto, i tassi d’inflazione sono tornati a scendere, ma potrebbe trattarsi di sviluppi meramente transitori.

I titoli obbligazionari inglesi offrono rendimenti insufficienti, proprio come in Germania e in Francia. In termini reali, ci si può attendere perdite di valore anche nel segmento a dieci anni. Sebbene dal referendum sulla Brexit l’indice azionario britannico FTSE abbia messo a segno un apprezzabile progresso di +18%, la performance del DAX tedesco e del CAC francese è stata superiore di più del 4%. In questo contesto, desiderosi di sottrarci all’incertezza, abbiamo deciso di mantenere nel portafoglio solo posizioni ridotte in titoli denominati in sterline.

Prima o poi le difficoltà della situazione convinceranno anche gli euroscettici più intransigenti, portando almeno all’approvazione di una normativa ai sensi di una Brexit relativamente soft: un’unione doganale il più possibile ampia e regole generose di libera circolazione per i cittadini Ue. In tal caso, bisognerà chiedersi perché allora proseguire sulla strada dell’uscita dalla Ue.


Guido Barthels – portfolio manager – Ethenea

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