Successione e Bitcoin, ora è legge: imposte dovute anche su wallet inaccessibili

Le criptovalute entrano stabilmente nel sistema della successione ereditaria e con il consolidarsi della disciplina europea e nazionale, asset come il Bitcoin devono essere inclusi nella dichiarazione di successione e concorrono alla determinazione dell’imposta dovuta dagli eredi.
Si tratta di un passaggio rilevante, che chiarisce un ambito finora caratterizzato da incertezza normativa, ma che al tempo stesso apre questioni operative complesse, legate alla natura tecnologica di questi strumenti.
Inquadramento giuridico: beni immateriali con valore economico
Il regolamento europeo MiCA Regulation EU 2023/1114 ha fornito una prima definizione organica delle criptoattività, qualificandole come rappresentazioni digitali di valore suscettibili di trasferimento e conservazione elettronica.
Nel diritto interno, il Decreto Legislativo 139/2024 ha contribuito a ricondurre tali asset nell’ambito dei beni ereditabili, equiparandoli, sotto il profilo fiscale, ai beni mobili.
Per comprendere la portata di questa equiparazione è utile ricordare che i beni mobili comprendono tutte le utilità economicamente valutabili diverse dagli immobili, come il denaro o gli strumenti finanziari. Le criptovalute, pur non essendo emesse da un’autorità centrale, vengono quindi assimilate a queste categorie per la loro funzione economica, entrando a pieno titolo nell’asse ereditario.
Proprietà e disponibilità: il ruolo determinante delle chiavi private
A differenza dei beni tradizionali, la titolarità delle criptovalute non è registrata in archivi nominativi. Il sistema si fonda su meccanismi crittografici: la disponibilità di un asset dipende esclusivamente dal possesso delle chiavi private, cioè di codici che consentono di autorizzare le operazioni sulla blockchain.
In termini concreti, chi possiede queste chiavi ha il controllo effettivo delle criptovalute. Questo elemento genera una criticità significativa in ambito successorio, perché non esiste un intermediario obbligato, come accade per i conti bancari, in grado di garantire l’accesso agli eredi. Se le credenziali non sono note o recuperabili, il patrimonio può risultare definitivamente inaccessibile.
Il problema dell’eredità digitale: accesso e perdita irreversibile
L’eredità digitale presenta caratteristiche che la distinguono profondamente da quella tradizionale. Nel caso delle criptovalute può accadere che il patrimonio esista giuridicamente ma non sia materialmente accessibile.
Secondo diverse analisi di settore, una quota rilevante di criptovalute risulta già oggi inutilizzabile proprio per la perdita delle chiavi di accesso. Tra gli osservatori più autorevoli del fenomeno vi è Chainalysis, che ha evidenziato come una parte consistente degli asset circolanti sia di fatto bloccata.
Questo dato contribuisce a rendere evidente la necessità di una gestione consapevole del patrimonio digitale, ancora poco diffusa tra i risparmiatori.
Obblighi fiscali e determinazione del valore
Dal punto di vista tributario, le criptovalute devono essere indicate nella dichiarazione di successione e concorrono alla formazione della base imponibile.
Il valore da dichiarare è quello di mercato al momento dell’apertura della successione, cioè alla data del decesso. Si tratta di un criterio che può generare effetti rilevanti, considerando l’elevata volatilità dei prezzi. Il valore fiscale può infatti risultare molto diverso da quello effettivamente realizzato dagli eredi in caso di successiva vendita.
Le imposte applicate seguono il regime ordinario dell’imposta di successione, modulato in base al grado di parentela.
Il paradosso della tassazione senza disponibilità
Una delle questioni più delicate riguarda la possibile divergenza tra obbligo fiscale e disponibilità effettiva del bene.
Può verificarsi che gli eredi siano tenuti a dichiarare e a pagare le imposte su criptovalute che, in concreto, non sono in grado di utilizzare o liquidare per mancanza delle chiavi di accesso. Questo scenario mette in evidenza una tensione tra l’impianto giuridico tradizionale e la natura decentralizzata delle criptoattività, e rappresenta uno dei nodi interpretativi più discussi.
Territorialità dell’imposizione
La tassazione dipende dalla residenza fiscale del defunto al momento del decesso. Se il soggetto era residente in Italia, l’imposta si applica all’intero patrimonio, comprese le criptovalute detenute su piattaforme estere o conservate in wallet privati.
Nel caso di soggetti non residenti, invece, l’imposizione italiana riguarda soltanto i beni considerati localizzati nel territorio nazionale. Tuttavia, per le criptovalute, la nozione di localizzazione è meno immediata, data l’assenza di un supporto fisico, e si tende a fare riferimento principalmente alla residenza del titolare.
Modalità di divisione tra eredi
Una volta acquisiti, gli asset digitali possono essere suddivisi tra gli eredi attraverso il trasferimento diretto delle criptovalute sui rispettivi wallet oppure mediante la loro conversione in valuta tradizionale e la successiva ripartizione del ricavato.
La scelta tra queste modalità dipende non solo da valutazioni giuridiche, ma anche da considerazioni pratiche e finanziarie, legate alla volatilità del mercato e al grado di familiarità degli eredi con questi strumenti.
Pianificazione patrimoniale: un’esigenza crescente
Le criticità legate all’accesso e alla gestione delle criptovalute stanno spingendo verso una maggiore attenzione alla pianificazione successoria. Sempre più frequentemente si ricorre a strumenti che consentano di trasmettere in modo sicuro le informazioni necessarie per accedere ai wallet o di separare questi asset dal patrimonio personale.
L’obiettivo è evitare che, al momento della successione, un patrimonio esistente sotto il profilo giuridico si trasformi in un valore irrecuperabile sotto il profilo pratico.
L’inclusione delle criptovalute nel sistema della successione rappresenta un passaggio ormai consolidato. Tuttavia, la loro natura tecnologica continua a porre problemi che non trovano un’immediata soluzione nei modelli tradizionali.
Se il quadro normativo appare oggi più definito, restano aperte questioni operative rilevanti, soprattutto in relazione all’accesso agli asset e alla gestione degli obblighi fiscali. In questo contesto, la conoscenza degli strumenti e una corretta pianificazione assumono un ruolo decisivo.






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