Un primo semestre in crescita per petrolio e materie prime

Fabien Weber -

In questo momento, nel mercato del petrolio ci troviamo di fronte a un eccesso di capacità. Secondo noi, è questo il motivo per cui il prezzo è crollato negli ultimi due mesi del 2018.

Il prezzo del petrolio varia sempre con una certa stagionalità: è normale che la domanda si abbassi a ottobre e novembre per via dei lavori di manutenzione presso le raffinerie. Eppure la portata di questa correzione ci ha sorpresi. Crediamo dunque che si tratti di un’iper-reazione e di una correzione eccessiva.

Siamo convinti che le aspettative del mercato siano esageratamente negative poiché ci sono stati anche degli sviluppi positivi. Prima dell’introduzione delle nuove sanzioni contro l’Iran a inizio novembre, orchestrate dall’amministrazione USA, otto Paesi importatori sono stati esonerati dalla loro applicazione, tra cui Turchia, Cina, Giappone e Corea del Sud. Questo significa che potranno continuare a importare petrolio senza limiti per i prossimi sei mesi.

Nel complesso ci aspettiamo un lieve miglioramento del mercato nel primo semestre del 2019 e, dal punto di vista tecnico, potremmo assistere a una correzione positiva del 5-10%. Queste dinamiche sono state favorite dall’annuncio, a inizio dicembre, di tagli alla produzione per 1,2 milioni di barili al giorno da parte dell’OPEC e dei Paesi alleati (OPEC+), guidati dall’Arabia Saudita. Il 2019 potrebbe però ripetere le sorti del 2014, alla luce del costante aumento dell’offerta proveniente dagli Stati Uniti e del rallentamento della domanda. Molto dipenderà da quale decisione prenderà l’Arabia Saudita in merito all’intervento sulla quota di mercato o sul livello dei prezzi.

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Al di fuori del settore dell’energia, in questo momento le materie prime sono influenzate da fattori geopolitici e macroeconomici, come la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Questo influisce in particolare sui prodotti agricoli e industriali. Se si riuscirà a risolvere la situazione, gli effetti saranno molto positivi per le materie prime e torneremo a concentrarci di nuovo sui fondamentali, che per i metalli industriali sono assai meno negativi di quanto attualmente scontato dal mercato, soprattutto alla luce delle scorte generalmente basse. Metalli preziosi e oro, in particolare, dovrebbero iniziare a beneficare della percezione che la Federal Reserve non sia poi così lontana da una politica monetaria neutrale. Infine, il settore agricolo ha avuto un 2018 difficile a causa dell’offerta elevata. A nostro giudizio, il 2019 probabilmente non sarà tanto diverso, e molto dipenderà dal clima.


Fabien Weber – Portfolio Manager, valute e materie prime – GAM Investments 

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