Diminuiscono le probabilità di una Brexit senza accordo

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Non sappiamo ancora come si concluderà l’impasse sulla Brexit, ma la scorsa settimana si è verificato a nostro avviso uno sviluppo cruciale: il rischio che il Regno Unito esca dalla UE a fine ottobre o nel prossimo semestre è sceso ai livelli più bassi da parecchi mesi.

Durante una seduta parlamentare convocata in via straordinaria di sabato, il governo di Boris Johnson non è riuscito a mettere ai voti l’accordo sulla Brexit negoziato negli ultimi giorni, poiché il Parlamento britannico ha approvato – con 322 voti favorevoli e 322 contrari – un emendamento che di fatto ha rinviato la decisione finale sull’accordo. Pur avendo più volte proclamato la sua intenzione di non piegarsi alla legge (Benn Act) che gli imponeva di chiedere una proroga del termine per la Brexit al 31 gennaio 2020, il Primo ministro ne ha fatto richiesta alla UE mediante una lettera non firmata.

Nei prossimi giorni tutti gli occhi saranno puntati sull’eventuale approvazione dell’accordo negoziato da Johnson. Nel complesso, prevediamo che la proposta non venga ratificata in tempo perché il Regno Unito possa uscire dalla UE a fine ottobre, rendendo necessario un ulteriore rinvio. Ci aspettiamo che, piuttosto che andare incontro a una Brexit senza accordo, Bruxelles conceda la proroga richiesta, anche se una decisione in tal senso potrebbe non essere immediata.

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Dopo le forti oscillazioni registrate dalla sterlina nelle ultime due settimane, ci attendiamo un proseguimento della volatilità nei prossimi giorni, con l’evolversi degli sviluppi sul fronte Brexit. Ipotizziamo tre scenari per la sterlina.

  • Benché siano aumentate le probabilità che l’attuale Parlamento approvi un accordo, continuiamo a pensare che occorreranno nuove elezioni perché il Primo ministro possa contare su una maggioranza stabile in grado di ratificarlo e ci aspettiamo che i cittadini siano chiamati alle urne entro fine anno. In questo caso, la sterlina dovrebbe attestarsi intorno a 1.26-1.32 contro il dollaro.
  • Contrariamente a quanto temuto in precedenza, sembra ora più probabile che Boris Johnson voglia incentrare la sua campagna elettorale sul successo riportato nel negoziare un accordo. Il Partito laburista di opposizione punterà invece sulla proposta di sottoporre il nuovo accordo a un secondo referendum. Una Brexit senza accordo, che a nostro avviso avrebbe fatto precipitare il rapporto GBPUSD verso quota 1.12, appare ora lo scenario meno probabile.
  • Se alla fine venisse approvato l’attuale accordo, la sterlina salirebbe a 1.35. Difficilmente la valuta britannica riuscirebbe a superare questo livello, a causa dei dubbi sui rapporti commerciali a lungo termine con gli Stati Uniti. Inoltre, attualmente l’economia del Regno Unito non sembra andare molto meglio delle altre.
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Per il momento manteniamo in sovrappeso la sterlina rispetto al dollaro nella nostra strategia valutaria. L’entità della reazione del mercato nell’ultima settimana indica che probabilmente l’esposizione complessiva alla moneta britannica era, ed è tuttora, relativamente corta, in linea con gli ultimi dati del mercato monetario internazionale. Di conseguenza, la sterlina potrebbe facilmente registrare forti rialzi.

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