Deforestazione: quali effetti avrà la nuova normativa europea?

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Il vecchio continente sta finalmente facendo sforzi per garantire abitudini di consumo più sostenibili, con una nuova legislazione volta a frenare la deforestazione e il degrado delle foreste legati alle materie prime importate come l’olio di palma e la soia.

Il maggiore uso di terreni agricoli per produrre specifiche commodity e la conseguente deforestazione hanno trasformato alcune aree del mondo da pozzi di assorbimento dei gas a effetto serra in emittenti netti di CO2.

Nel suo ultimo report pubblicato il 4 aprile, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ci ha ricordato che fermare la degradazione dei terreni e la deforestazione è essenziale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, una priorità chiave nella lotta al cambiamento climatico.

Focus sulle emissioni ‘importate’ legate alla deforestazione

È chiaro che gli investitori dovranno prendere in considerazione questi imminenti cambiamenti normativi, che mettono in evidenza i notevoli rischi che potrebbero derivare dalle misure di mitigazione sul fronte della domanda e dai cambiamenti dei comportamenti verso un consumo più sostenibile.

In generale, le istituzioni finanziarie potrebbero essere esposte ai rischi che derivano da politiche atte a proteggere l’ambiente naturale e ridurre l’esaurimento delle risorse naturali.

Le foreste giocano un ruolo importante nella transizione verso il ‘Net zero’, dato che rappresentano quasi il 30% dei terreni globali assorbendo 2,6 gigatoni di CO2 nel 2020, secondo la FAO, circa un terzo delle emissioni rilasciate dalla combustione di carburanti fossili nel 2020.

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Intanto, l’espansione dell’agricoltura è la principale causa di deforestazione e le emissioni ad essa associate, secondo le stime, rappresentano circa il 20% delle emissioni globali legate all’attività umana.

Nel tempo sono stati fatti diversi tentativi per affrontare questo problema. Ad esempio, nel 2015 l’UE e altri Paesi membri dell’ONU si sono impegnati a fermare la deforestazione entro il 2020, una promessa inclusa negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Nonostante ciò, i consumi europei restano uno dei principali driver delle emissioni globali ‘importate’ legate alla deforestazione, che riguardano gli scambi commerciali di commodity agricole. L’UE importa infatti una quota significativa di emissioni legate alla deforestazione, pari a circa 100 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente delle emissioni totali prodotte da un Paese come la Grecia.

 

 

Questo tipo di emissioni, tuttavia, non è mai stato preso in considerazione dai policymaker.

La nuova proposta normativa dell’UE deriva dall’impegno preso alla COP26 di Glasgow dello scorso novembre, in cui 100 leader di singoli Paesi si sono riuniti insieme a diverse aziende, tra cui Schroders, e si sono impegnati a porre fine alla deforestazione entro il 2030.

La normativa europea riguarderà la deforestazione legale e illegale e imporrà alcune regole obbligatorie di due diligence agli importatori, con requisiti stringenti sulla tracciabilità di sei commodity, che rappresentano le principali responsabili della degradazione del terreno, ovvero bestiame, cacao, caffè, olio di palma, soia e legname.

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Questa nuova normativa segna un cambio di passo nella risposta dell’Europa alla pressante sfida globale della deforestazione e aiuterà i Paesi europei a ridurre le loro emissioni di carbonio.

Più in generale, con il mondo che si sposta verso un’economia a basse emissioni, le politiche più stringenti sul fronte del cambiamento climatico probabilmente limiteranno l’accesso al mercato alle aziende che non saranno in grado di ridurre le loro emissioni. Con il controllo normativo destinato a intensificarsi, cominceremo a vedere un aumento dei divieti, con il relativo impatto sui ricavi, e anche dei rischi di reputazione.

Le aziende esposte alla deforestazione e al declino della biodiversità dovranno affrontare costi operativi più elevati e avranno un impatto negativo sulla qualità del loro credito, causando un aumento dei costi per i finanziamenti.

Il rischio di deforestazione ha anche implicazioni per il debito sovrano dei Paesi, influenzando la loro capacità di emettere debito e ripagarlo coerentemente con le norme ambientali. La perdita del “capitale naturale” di un Paese, cioè degli elementi naturali che forniscono importanti benefici economici, influisce negativamente sulla sua performance a lungo termine.

Vista l’importanza della domanda dell’UE nel commercio globale delle commodity interessate dalla nuova normativa, vedremo effetti sui livelli globali di deforestazione. È possibile, tuttavia, che la deforestazione venga rimossa dalle catene di approvvigionamento dell’UE, dirottando semplicemente le materie prime e il rischio associato al loro commercio, verso altri mercati, come per esempio la Cina o gli Stati Uniti.

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Il divieto dell’UE dovrebbe essere visto come un passo avanti nella gestione delle emissioni basate sui consumi, ma finché non vedremo divieti simili attuati da altri grandi Paesi, il rischio di deviare semplicemente le emissioni verso altri mercati rimarrà elevato.

In conclusione, tale contesto evidenzia la necessità di una cooperazione e coordinazione globale nella lotta contro il cambiamento climatico.

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