Mai dire mai

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Le ultime parole di Jerome Powell sulla volontà di continuare ad alzare i tassi ufficiali fino a quando sarà “chiaro e convincente” che l’inflazione sia in arretramento, rendono più nervosi gli analisti, impegnati a comprendere se il rallentamento in atto possa trasformarsi in recessione. L’auspicato soft landing da parte della FED rimane in bilico, non appare semplice riuscire a sconfiggere l’inflazione attraverso un’azione più aggressiva senza far deragliare la crescita economica. Ogni segnale è valutato con attenzione. Ad esempio, preoccupa il dato sulla retribuzione media oraria che da diversi mesi ormai cresce meno dell’inflazione. È possibile che questa costante erosione del potere di spesa possa colpire la fiducia dei consumatori americani. Se da un lato la Fed può trarre conforto dal fatto che gli Stati Uniti siano lontani da una spirale salari-prezzi, dall’altro una contrazione dei consumi metterebbe in difficoltà la Banca Centrale che si troverebbe a dover gestire una politica fortemente restrittiva con un quadro economico non più solido come quello attuale. I dati di Consumer Confidence dell’Università del Michigan usciti venerdì scorso, sono risultati particolarmente deboli, confermando le preoccupazioni che il deterioramento della retribuzione reale possa portare a minori consumi, anche se negli ultimi anni gli indicatori di fiducia raramente sono stati degli utili anticipatori.

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Infatti, le vendite al dettaglio di aprile, uscite questa settimana, sono cresciute a un ritmo sostenuto ribaltando il ragionamento precedente. Per il momento gli americani continuano a spendere ad un ritmo elevato, facendo ricorso sempre più alle carte di credito. In questa fase, inoltre, stanno spostando i loro capitoli di spesa verso beni e servizi, come viaggi e intrattenimento, in vista dell’estate e di un contesto meno critico sull’evoluzione della pandemia. Al momento i consumi privati sono di gran lunga il maggiore contributore del PIL americano. Nonostante l’impennata dei prezzi che può pesare sul potere d’acquisto, scommettere su un loro indebolimento nel breve termine può essere pericoloso perché nel tempo i consumatori americani hanno dimostrato notevole resistenza.  Non si può, però, non tenere conto di tutte le variabili che andranno a pesare nel medio termine sulle dinamiche di spesa come la fine degli stimoli fiscali dell’amministrazione americana, il progressivo calo del tasso di risparmio ritornato su livelli fisiologici e l’aumento dei tassi di interesse che andrà a gravare su mutui e prestiti.

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