L’importanza dell’economia digitale

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La cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, oltre che su molti aspetti della vita personale, incide profondamente sull’economia. Trasforma i processi produttivi, genera infinite nuove possibilità di sviluppo. Introduce prodotti rivoluzionari che presto diventano così comuni da sembrare sempre esistiti. Lo sottolinea la Banca d’Italia in un interessante, recente intervento.

Le prime due rivoluzioni industriali – la prima guidata dall’introduzione della forza motrice del vapore (XVIII secolo), la seconda dall’impiego dell’elettricità e del motore a scoppio (tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo) – hanno permesso di sostituire l’energia fisica dell’uomo con il lavoro delle macchine. La terza+ rivoluzione industriale, simboleggiata dal computer, ha reso enormemente più rapida ed efficiente la comunicazione e ha consentito la gestione di una straordinaria mole di informazioni.

Da un lato sono diventati obsoleti alcuni mestieri impiegatizi di tipo routinario, come lo smistamento telefonico, la dattiloscrittura o la protocollazione manuale; dall’altro, si sono moltiplicati i dati e le elaborazioni disponibili a supporto delle mansioni più creative. La quarta rivoluzione non potrà forse essere definita in modo altrettanto sintetico se non a posteriori, tra qualche decina d’anni. Elementi essenziali di essa sembrano essere:

(i) l’integrazione pervasiva dell’automazione negli, e lo scambio di dati fra gli apparati di
ogni sorta (reti di elaboratori, internet delle cose, cloud computing);
(ii) l’applicazione di sistemi di apprendimento automatico a compiti che richiedono conoscenze
elaborate e complesse, normalmente acquisite attraverso l’esperienza.

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La prima permette l’automatizzazione spinta di alcuni ambiti di lavoro (gestione del processo produttivo, dei magazzini, delle catene del valore). La possibilità di addestrare le macchine a consigliare o anche a decidere, imitando entro certi limiti i processi cognitivi umani e allo stesso
tempo estendendo la capacità di sfruttare le informazioni molto al di là delle umane possibilità, ne permette o permetterà l’utilizzo anche in alcuni processi intellettualmente complessi. Come ogni grande trasformazione tecnologica, la transizione digitale ha un effetto pervasivo. È uno tra i principali fattori da cui dipenderanno le prospettive di crescita del benessere economico delle economie avanzate.

Per quel che riguarda le considerazioni viene osservato che nell’ultimo quarto di secolo l’Italia ha visto un sostanziale ristagno della produttività del lavoro; la crescita del prodotto per abitante è stata la più bassa dell’Unione europea. Bisogna dunque guardarsi dal rischio di restare ai margini del processo innovativo. Tre aree in cui servono rapidi miglioramenti sono la dotazione infrastrutturale (tra cui la diffusione capillare della rete a elevata velocità), il capitale umano (livelli di conoscenze e attività di ricerca, pubblica e privata), e la qualità dell’azione pubblica.

Per la transizione digitale, come per la gemella transizione verde, pare sensato partire dall’idea che si tratta di trasformazioni per certi aspetti inevitabili e irreversibili. Non serve voltarsi indietro. Se è giusto interrogarci sui costi e i pericoli del progresso tecnologico e cercare di minimizzarli e prevenirli, non è meno importante guardare con fiducia alle occasioni da cogliere, investendo energie e risorse perché il Paese possa tornare su un sentiero di crescita sostenuta.

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