L’importanza delle polizze catastrofali

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Il territorio italiano è fortemente esposto ai rischi di calamità naturali, rischi accentuati dal processo di cambiamento climatico. Lo ha sottolineato l’Ania nel recente Insurance Summit in cui ha evidenziato come a fronte di un rischio elevato, la diffusione delle relative coperture assicurative è ancora molto limitata. È una situazione che rende il Paese vulnerabile di fronte all’eventualità di eventi catastrofali, con le conseguenti maggiori difficoltà di ripresa post evento.

Così come era stato evidenziato nella Relazione annuale dell’Ania il nostro Paese si distingue per una gestione dei danni relativi a calamità naturali che tradizionalmente si basa sull’intervento ex-post da parte dello Stato. Questa modalità di gestione dei danni, attuata ripetutamente nel tempo, ha accresciuto la convinzione che esista un garante di ultima istanza disposto a farsi carico della ricostruzione. Per tale ragione le coperture assicurative per gli eventi catastrofali sono scarsamente diffuse: l’85,2% delle polizze non presenta alcuna estensione assicurativa.

Dalla rilevazione effettuata dall’Associazione, per tutte le polizze attive al 31 marzo 2023 è risultato che il 14,8% di queste prevede un’estensione per le catastrofi naturali. Occorre in ogni modo sottolineare che in valore assoluto il numero di polizze che presenta un’estensione per le catastrofi naturali è aumentato di quasi 400 mila polizze rispetto all’anno precedente con un incremento percentuale di quasi il 30%. Al 31 marzo 2023 esistevano nel mercato più di 1,7 milioni di polizze con l’estensione alle catastrofi naturali (erano 1,4 nel 2022 e nel 2021, 1,2 milioni nel 2020, 826 mila nel 2019, ma solo 440 mila nel 2016), ottenute come somme delle polizze con la copertura del solo rischio terremoto (579 mila), del solo rischio alluvione (291 mila) e di entrambe le calamità (859 mila).

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Viene poi sottolineato come al fine di favorire la diffusione delle polizze assicurative contro le catastrofi naturali (terremoti e alluvioni), la legge n. 205 del 27 dicembre 2017 ha previsto dall’anno 2018 delle agevolazioni fiscali per tutti coloro che stipulano tali coperture per la propria abitazione.
Per valutare l’effetto della legge, limitando l’osservazione alle sole polizze con estensione alle calamità naturali che sono state sottoscritte a partire dal 2018 fino a marzo 2023, si osserva che queste rappresentano oltre l’80% delle polizze attive (1,7 milioni). Sembrerebbe quindi che le agevolazioni fiscali stiano producendo degli effetti positivi, anche se il risultato, complessivamente, è ancora molto limitato.

Basandosi sul numero di polizze attive con l’estensione alle catastrofi naturali e applicando la stessa metodologia di calcolo per “trasformare” le polizze in unità abitative (descritta precedentemente per il parametro “Tipologia di rischio”), si stima che il numero di unità abitative assicurate contro i rischi catastrofali al 31 marzo 2023 sia pari a 1,9 milioni (erano circa 1,5 nel 2022, 1,6 nel 2021, 1,4 milioni nel 2020, poco meno di un milione nel 2019 ma solo 600 mila nel 2016). Rapportando questo numero al totale delle abitazioni censite da ISTAT (35,3 milioni) risulterebbe una penetrazione assicurativa, tuttavia, ancora molto contenuta e pari al 5,3%.

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Quali potrebbero essere ulteriori impulsi? La strada da intraprendere può essere quella della definizione di un sistema ex ante pubblico-privato che poggi sulla mutualizzazione dei rischi e garantisca attenzione rigorosa alla prevenzione, trasparenza nelle procedure, opportune modalità di finanziamento della gestione delle emergenze post-evento e, soprattutto, tempi certi e ragionevoli di risarcimento. Ruolo importante potrebbe avere poi l’intelligenza artificiale come strumento per prevedere con sempre maggiore anticipo eventi meteorologici estremi.

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